Dieci Piani Di Morbidezza

Che fai?
Leggo.
Che fai?
Scrivo
Che fai?
Bevo
Che fai?
Lavoro
Che fai?
Studio
Che fai?
Passeggio
Che fai?
Mangio
Che fai?
Insomma come stai?
Bene
Dove sei?
In aeroporto
Dove vai?
Milano.
Mi manchi.
Fesso.
Avevo la stessa probabilità di chi gioca al superenalotto
di sentirmi dire la parola che avevo in mente.
Capii allora che l’amore è un vizio
Che si puó consumare anche da soli
Nel frattempo
Altra gente
Mi poneva simili domande
A cui rispondevo
Con lo stesso fervore…
Poi
Rimuginai sui trascorsi
Feci bene due conti
Pesai le parole
Ne sottrassi la tara
Incollai i bollini del premio fedeltà
Espletai le mie funzioni fisiologice
Per pensarci su. Partorii.
” Ma io so io ” le scrissi
“E voi non siete un cazzo”
Nessuna risposta.
Che fai?
Mi chiese
Sto cagando
Risposi
Nessuna risposta
La verità fa sempre paura
Pensai
Mi rimboccai le maniche
Respirai a fondo
Dieci piani di morbidezza
Mi attendevano vibranti.

Puó piovere per sempre

Puó piovere per sempre
Almeno in questi giorni
La cosa pare assai evidente
Supponiamo che sia nato ieri
E che muoia oggi
Questo pensiero
Allora possiamo asserire
Senza far torto a nessuno
Che può piovere per sempre.
Questo è tutto.
Supponiamo un amore adesso
Supponiamo un silenzio
Su! poniamo altri argomenti
Triti e ritriti come le unioni civili
I diritti omosessuali
E aiutiamoli a casa loro
Una buona volta
E non pensiamoci più
Come fanno certi cerebrolesi
Buttiamoci tutto alle spalle
Anche se questo parrebbe molto gay
Un altro giorno scorre senza certezze
Che fai? Dove sei? Vuoi un caffè?
Quanti amici lottano contro un tumore oggi? Il pensiero cresce con l’età.
Perché dobbiamo essere sempre stimolati dal terrore per apprezzare davvero il fresco di questa Primavera?
Potrei discutere a lungo da solo
Su questo o quell’altro argomento
Lo faccio da quando ho cominciato a parlare
Da quando ci parliamo così poco
La mia poesia invece
ha assunto una forma
Che prima mi era sconosciuta.
Gli argomenti si sono asciugati
Le parole hanno fatto un fioretto
Al dio delle cose inutili
E poi si specchiano per ore
Senza trovare il verso di piacersi
C’è poesia nascosta tra questi scarafaggi
Tra questi vermi da formaggio
Tra queste larve addormentate del pensiero
E mentre mi affaccio alla finestra
Due ragazze trans dalle spalle larghe
Senza ombrello
Guardano il cielo
Loro lo sanno, ne sono certo
che può piovere per sempre
Eppure vanno, senza ombrello
A consumare la strada
Che tutto consuma.

niente

poesia di niente
con niente
in niente
per niente
e niente resta
dopo che si è scritta
da sola
con le mie mani sporche
di niente
e quel poco di impazienza
che segue
è la seconda onda
appena la prima
è naufragata
sul sorriso del mattino e
mi si appiccica addosso
come una febbre
l’urgenza di vivere, che
raccolgo a piene mani
man bassa
per abbassare la febbre
per placare la sete
per fermare un punto
fattosi cancro
una notte
nel cuore

Amori 15.5 %vol

Amori 15.5 %vol

Ti amo
quando bevo
quando ti scrivo
romanticherie varie
celate molto male
dietro congetture inutili
spesso fuori tema
e che tutte significano
a prescindere dal testo
che ti amo, quando bevo
e che mi manchi malamente
okay, coseche già sai
e che io so
e che quindi sappiamo
tranne quando bevo
che dimentico nel bicchiere
la tua dolcissima faccia di bronzo
il tuo cuore di amianto
manco fossi Jeegrobotd’acciaiA
e ti ricordo sempre meravigliosa
e allora ti amo
e allora ti cerco
e ti chiamo
e ti scrivo romanticherie varie
e la fortuna, amore mio,
è che poi al mattino mi ricordo
che ti ho scritto che ti amo
e altre cose che manco i poeti
tardo romantici affogati nell’aspartame
ma stai serena amore mio
che ti amo solo quando bevo
e sono sulla buona strada, lo giuro,
ché il medico è da un pezzo
che mi ha intimato
di cercare di smettere.
di non scrivere mai più
robaccia come questa
e una buona volta di convertirmi
all’astemismo
alla stitichezza sentimentale
di andare a messa
di prendermi un cane
di tagliarmi i capelli
di rigare diritto
Facciamo così…
ti amo un altro bicchiere
e poi la smetto
come l’altra volta, okay?
Promesso allora…
vado a smetterla…
Ciao. ti amo. ciao bella. ciao. ciao-

Fare poesia

fare poesia
dello sporco del giorno
che si ammucchia negli angoli
delle braccia serrate
fare poesia
dentro vicoli stretti
che si incrociano a morte
dentro il gorgo del mondo
fare poesia
solo per fare qualcosa
quando tutti ti dicono:
non c’è niente da fare.
fare poesia
è come fare una bomba
con la sabbia del gatto
è stappare una birra
nel vederla brillare

Cistus

Giorni in cui mi aggrappo
alla parola
come ultimo appiglio,
tra le nostre bocche
un mattone di vetro
ti dissi, e
un tempo il sorgere del sole
non portava il fuoco
tra le mie parole
tra i tuoi muri bassi e fitti
tra i vicoli bianchi e quadrati
della tua città antica
tra denti e murate
fossette e fossati
dove la mia poesia
si infrange e si rompe
mucchi di cistus e bellis perennis
ad ognI mandata
di un fesso scirocco

Avevo uno zio un tempo

Avevo uno zio un tempo
Che viveva in un garage
Di una delle sue palazzine.
gli ripetevo spesso di vendere tutto
E di darsi alla bella vita
Ché prima o poi si muore
di palazzi
Ma si uccise di diabete
E di carezze di birra
“Zio, sei una testa di cazzo!”
Gli ripetevo quando ne combinava troppe
Lui voleva intestarmi case
Io ripetevo che non era cosa
Ché con i notai non avevo mai avuto un gran rapporto.
” Tu sì strunz! Ribatteva”
E Io ridevo…
E poi ad un tratto fu zoppo e cieco
a soli 60 anni…
Adesso ne avrei tante da raccontare
Ma il fatto è questo:
Solo le donne possono usare certe grazie
Sul fondo dell’abisso
Lo vidi solo una volta tentare di uscire dall’abbrutimento dell’autodistruzione
Quando si accompagnava ad una povera donna
che gli feceva anche da badante.
piuttosto grassoccia, ma gentile
Si ingentilì anche lui per un poco
come un ragazzo alla fine dei suoi giorni.
Brillantina e occhiali da Sole
Scintillarono ancora per qualche tempo
Tra i vapori di mignotte e
Piedi diabetici. Durò poco.
Il fatto è che la solitudine la si sopporta bene solo da ragazzi.
Sia inteso, conosco ragazzi di quasi novant’anni.
Casi eccezionali.
Grandi artisti della vita.
Ma non era questo in caso.
Alcuni muoiono di solitudine
difesa a spada tratta.
Come disgraziati.
Senza il minimo accenno di grazia
Con una bestemmia spezzata
Nel morso della vita.
Se ne vanno come un petardo
esploso in un asilo nido.

la condizione umana

Questa condizione
che ci diciamo umana
questa legatura
che ci unisce
come note dissonanti
questo accordo sbagliato
questa miseria
nata come muschio
sulla punta delle dita
che odorano di fango
e di sangue e di sesso
chiamala jazz se vuoi
questa pepita grezza
questo inno alla notte
questo spartito di vita
mentre raccolgo due pensieri
e li mischio alle mutande
dentro il fosso dei panni sporchi
e poi dimmi
se non è così che accade
quando ci togliamo i vestiti
accecati dal sonno
in cerca di purezza
nella maglietta pulita
che odora di bucato
che ci ricorda il sole
che ha bruciato il pomeriggio
col suo grido di luce
come una benedizione
e che adesso giace
come una lapide di assenza
colata sulla pelle
E fissiamo il letto
Come una salvezza.

Poesia al mattino

Ho delle difficoltà, al mattino,
a leggere dei veri libri di poesie
(che quasi mai sono considerati tali dalla collettività),
perché, prima
ti pare di entrare
nell’intimità di un amico
Poi in quella di chiunque altro
E Infine, nella tua…
E non sempre ci piace sapere
Quello che siamo
Alle otto del mattino
Quando quasi tutti gli alibi
Dormono pigri ancora
Sogni tranquilli
E il sole rende difficile la fuga
Del passare del tempo,
scrivendo, magari
Una poesia d’amore che
Arriverà al cuore di tutti
Senza scalfire neanche l’unghia
Dell’alluce dell’interessata.

Ragazzo

Un tempo
me ne andavo,
ragazzo,
cercando per le strade
le risposte
e il sole mi ha scaldato
più di quelle braccia
Adesso
me ne vado
come per mare
senza chiedere
al vento
di portare calore
né al sole
la carezza dell’ombra
adesso
me ne vado ancora,
ragazzo,
e questo è tutto.

I sogni che faccio (perdavvero) quando la sera mangio troppo Habanero.

I sogni che faccio (perdavvero) quando la sera mangio troppo Habanero.

Stanotte ti ho sognata
ero in un paese vicino Belluno, con un amico…
Poi lui ad un certo punto mi ha detto che doveva andare a sbrigare delle faccende, che sarebbe andato da solo,
e di aspettarlo là, ché sarebbe ritornato, a breve con tanto di macchina
Allora mi sono ritrovato accomodato in dormiveglia
su di una brandina
di quelle pieghevoli, col telaio di ferro tubolare rosso,
il materasso sottile e cigolante
e con addosso una copertina a quadri scozzesi
anch’essa sul rosso andante…
Ero nel mezzo di una officina, forse una piccola fabbrica.
intorno c’era gente che si muoveva come se non fossi esistito,
poi ,un signore coi capelli bianchi si è avvicinato
e mi ha chiesto qualcosa che non ricordo, ma
Devo aver soddisfatto la sua curiosità
poiché si è allontanato con un sorriso paterno
che tradiva soddisfazione e intesa…
Ho prenso il telefono
era già impostato su Google Maps
ho visto il mio puntino blu ed il tuo puntino rosso
là dove ero sicuro di trovarti
nel mentre, però, mi arriva un tuo SMS:
“Lo so che mi stai pensando. Anche io…”
Complotto! Ho pensato.
Spengo il telefono maledicendo Google.
Mi giro, felice e turbato,
leggiadro, come una porchetta in un girarrosto
e ti ritrovo addormentata al mio fianco.
eri sempre stata là
ma prima non ero in grado di vederti
nonostante tuo pigiama di pile rosa
mezzo sbottonato
la bocca semi aperta
il capezzolo spuntava riposato…
ti ho fatto una carezza
tolto i capelli dalle labbra
baciato l’occhio destro
infine ho sistemato la coperta
e mi sono ritrovato in auto
direziona casa
di nuovo google maps che lampeggiava
e il tuo puntino rosso adesso su Belluno
era meno minaccioso, non destava più preoccupazioni…
stamattina, al risveglio, nonostante l’allergia
c’era il tuo odore nel mio letto.
E prima di toccare il telefono ho esitato più di un poco…

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