sta’ alla larga dalle lettere
e dalle poesie di quart’ordine
a meno che non siano tue
e da quelli che si dicono poeti
ché tanto tutti scrivono puttanate
sta’ alla larga dalle droghe sintetiche
ancor di più alla larga se sono umane
e si passano troppo spesso le mani nei capelli
e hanno le fossette da sorriso e i denti troppo bianchi
sta’ alla larga dalle belle donne senza cuore
e dai bei cuori indossati troppo male
trova un equilibio nella solitudine
e fa’ molta conversazione
copriti di ridicolo se necessario
servirà a fare selezione
sta’ alla larga da chi si dice libero
da chi dice d’essere puro di cuore
da chi parla di gloria e di patria e di onore
questi saranno i primi a vendersi al nemico
o a morire come fessi tra le bombe
cerca soprattutto di sorridere
e sta’ lontano dai poeti da concorso
dai musicisti edonisti
dai domatori di tigri e di elefanti
e non perdere tempo a cercare il tuo posto nell’universo
piuttosto, arredalo,
ché è da là che stai leggendo.
Siamo seri! ( per piacere!)
Siamo seri!
è giusto che i bambini non amino la poesia
è giusto che amino correre liberi
e che disobbediscano con impertinenza
e che si abbraccino e si azzuffino
e che imparino infine sulla loro pelle
l’arte di fare la pace e l’amore.
Siamo seri!
Ad oggi non si è mai vista una poesia
che si metta a scrivere poesie.
Quando rifiuterò il Nobel (o poesia della chiamata persa)
Quando rifiuterò il Nobel (o poesia della chiamata persa)
quando rifiuterò il Nobel
comincerò a mangiare pesce
succhiandone le spine
quando rifiuterò il Nobel
comincerò a presentarmi a tutti gli appuntamenti
che prevedono senza misteri implicazioni sessuali
fingendo con sincerità di non annoiarmi
quando rifiuterò il Nobel
la smetterò di dare appuntamenti in intorni temporali approssimativi
ed indicherò orari precisi al minuto
tipo: alle ore 21 & 37
quando rifiuterò il Nobel
Comincerò a correre scalzo per i monti
millantando migliorie posturali
quando rifiuterò il Nobel
smetterò di bere vino, ripudierò la birra
e la smetterò soprattutto con questa ironia finto inglese
Quando rifiuterò il Nobel
risponderò al telefono sorridendo senza mentire
ma fino ad allora siate gentili
chiamatemi dopo le 8 del mattino
Poesia di pioggia quando si rompe l’ ombrello ma menomale che lungimirante hai comprato una giacca per fare spedizioni in Polo Nord. Sottotitolo: ” Piovono madonne”
Poesia di pioggia quando si rompe l’ ombrello ma menomale che lungimirante hai comprato una giacca per fare spedizioni in Polo Nord.
Sottotitolo: ” Piovono madonne”
cadono piogge
piovono corti celesti
dal cielo grigio
cadono piogge a coriandoli
due lenticchie d’idrogeno e un fagiolo di ossigeno
cadono piogge
su buona parte della penisola
Il telegiornale cerca di tranquillizzarci
La protezione civile mi invia quattro e mail di allerta arancione
qualcuno dice : era ora!
Altri: che palle!
piovono pensieri corti e grigi
dal cielo
come mozziconi bagnati
ancora caldi
non più buoni da fumare
né abbastanza freddi da essere raccattati
è un bombardamento
di giramenti di palle e di spalle
chiamala meteropatia o come ti pare
qui: ogni tre passi una folata di vento
pettina a spazzola l’ombrello cinese
ogni sei passi un ombrello cinese ci abbandona
adesso ogni tre passi gli spruzzi sul viso
ma non mi lascio intimorire
stringo il cappuccio, accenno un sorriso
guardo su in cielo, cadono cose di gocciolosa forma
ricordi di caffè amari al mattino, rifiuti amorosi
bollette scadute, cartelle esattoriali
accertamenti fiscali, piovono sentimenti
nomi perduti, soldi falsi, pacchi e contropacchi
amori,
piovono madonne
Proesia
se stai leggendo un testo
e mentre leggi questo ti parla e dice:
-non sono prosa sono poesia sono bellobellissimo-
con parole dai suoni libidinosi
probabilmente non è là la poesia.
se stai leggendo prosa e questa ti dice:
-sono fresca e chiara e dico cose un tanto al chilo
e le dico bene e sono lucente come il sole quando è alto-
allora forse non è quello il grande scritto.
ma se stai leggendo un testo in versi
e questi a tratti ti sembra prosa
e ti confonde come una carezza di madre
che ti coglie alle spalle
o stai leggendo un testo in prosa
e questo ti pare nascondere con naturalezza
verità indicibili… Allora probabilmente
Là nel mezzo germoglia la poesia
quando la forma lascia il tempo che trova
e lo stile è mimetico
come un gesto abitudinario
come i lacci delle scarpe
disegnano l’infinito
prima di essere allacciate per sempre
come certe bestie
che fuggono o predano nella savana
quellò è l’agguato poetico
semplice, definito, come una mano amica
lanciata nel dirupo ad afferrare la tua
per non farti precipitare
in questo abisso di solitudine e disperazione
Non c’è rumore nello spazio
Ho avuto paura di perderti un giorno
Prima ancora di averti avuta
Non puoi capire il terrore quel giorno
E quale solitudine mi colse per strada
E che tristezza ho nascosto dietro gli occhi
Ho avuto paura, paura di perderti
Per questo forse nonci siamo avuti
Come avrei fatto il giorno che te ne saresti andata? Pensò quel ragazzo ferito.
Che tenerezza e
Che voragine nel petto di allora !
Due pettirossi sulla ringhiera arrugginita
Fissavano il parcheggio sotterraneo
Ricordi? Dicesti che mi amavi e
Il cielo esplose come una antica promessa
Ed io non seppi dirti
Non seppi dirti nulla
Che voragine porto nel petto da allora
Ogni tanto ancora la riempio di vino
E dopo siedo gambe secche ad ammirarla
come fosse un antico lago glaciale
Talvolta siedo sul bordo
e faccio rimbalzare parole
Come fossero sassi
appiattiti dal sangue
dopo tre o quattro saltelli
Con manifesta indifferenza
affondano senza fare rumore.
Ogni tanto ancora mi sorprendo
Dell’assenza di rumore nello spazio.
filosofie? opinioni? sensi? Inutility
filosofie? opinioni? sensi?
chiedilo a quella sedia
con quatto gambe di ferro
e soli quattro feltrini tondi
a separare il fracasso potenziale
da un colpo sordo sul marmo.
perché siamo stiamo diventando
un enorme potenziale inesploso?
cosa vuoi che ne sappia?
solo l’eco di questa materia
appoggiata nella stanza vuota
dei vecchi fasti perduti.
filosofie? opinioni? Sensi? fantasmi?
O solo la poesia della resa?
della vigliaccheria
oppure il bagliore dell’alba
dell’ Ipernova eplosa
a miliardi di anni luce
raccontataci da quel genio
che non ha mai creduto al tempo.
Filosofie? Opinioni? Sensi? iperboli?
C’è più poesia in un telescopio di quanta ne possa mai concepire.
Basterebbe così poco a farmi sentire alieno
ho tutte le strade nel petto
le percorro col pensiero ogni giorno
e mi vanto talvolta di essere stato ovunque
e lo sono stato, credetemi sulla parola!
Solo che non mi ha visto nessuno.
forse qualcuno scrutandomi negli occhi…
Poi resto inchiodato al telefono
come un maialetto prima di finire arrostito.
quale sorte ci è toccata…
Così tanto umani quanto disumani
La materia, la massa deve essere
per metà vuota vuota
non ho altre spiegazioni. altro che: E/C^2 !
se poggio per terra solo con due piedi
questi diventano punti piccoli a piacere
e che fatica trascinarsi per le strade
camminare senza perdersi nell’indefinito
che fatica dover dire di provare fatica
o semplicemente eccomi, sono, ciao.
Quale inutile metafisica fatica
scrivere di pensare di provare fatica
quale inut… Ok, la smetto. ciao.
Succederà qualcosa
Declivi rugosi della memoria
Solco di carne e di terra
Limiti di pietra bianca
Brillano come gioielli dimenticati
Sulle montagne che non hanno
Mai dimenticato i canti
Natura testarda e brigante
Qui si rivoltano ancora le pietre nei campi
E i Cieli da sempre si ribaltano negli universi
Quando parla la terra
Risponde il cielo
Quando parla il cielo
Ulula la terra
Voce di lana e di selce
È la memoria
Voce di raspa e di lino
Il futuro
A volte una donna lascia sventolare una seta
A volte un uomo distende i palmi al sole e siede a contemplare quella donna
Altre volte un cane ulula all’amore
Quando il vento intona il canto dei lupi
Sono Terra bagnata e sangue
Terra saggia e selvatica
Voglio e ti avrò ti dissi
non adesso forse
Ma all’infinito un punto ci unisce
Là ho inciso i nostri nomi
Con il cuore tenero
Del ragazzo che ero
Più volte ci hai passato sopra la mano
Come a una ferita
A volerla cancellare
Sperdiamoci pure per un altro paio di secoli
Ritorneremo sempre là
Avanti alla solita domanda
Avanti questa specie di amore
e senza chiedere grazie o permessi
Succederà qualcosa.
O forse no.
La Voce
la sento spingere dai sepolcri
dai coperchi del cielo
dalle membrane cellulari
la sento premere
come seno di donna sul viso
cavallette appassionate sostano nel campo
sacro fuoco della dimenticanza
sacro respiro delle cose che passano
sento il calore
fluire dalle dita
questa è la nostre voce
voce che non sappiamo usare
cose che non sappiamo dire
spingono da dentro e da fuori
non ci resta che accettare l’ oblio
come una benedizione
l’ignoto come una medicina
e con la cenere delle nostre certezze
tentiamo la fortuna, la salvezza
il capolavoro.
quasi amici
Mi chiedi se ho gli occhi chiari.
All’ombra, ti ho risposto,
tutti gli occhi sono chiari.
Poi mi hai sorriso e
hai pensato a ragione
che volessi portarti a letto
te l’ho letto negli occhi.
io ho pensato, a ragione
ch’era il caso di andare a dormire.
: stasera non immoliamo,
ho sussurrato, i nostri cuori
a madonna solitudine.
Andiamo a bere qualcosa
anche se è tardi,
ché non è mai troppo tardi
per evitare di bagnarsi
nelle sue rapide.
:Dovrei offendermi?
mi ha chiesto con l’insicurezza
e la superbia che ha solo la bellezza
quando abbassa le difese.
: Dovresti essere felice, vieni…
Andiamo a fare due passi.
Andiamo da Marino a bere qualcosa
prima che arrivano gli spazzini
a portarci via questo miracolo
di cartoni bagnati e strada deserta.
Poi come due vecchi amici
abbiamo vomitato le peggiori miserie
in faccia al mattino.
<<E’ contro di noi il giorno! è contro di noi? >>
mi hai detto, prima di
addormentarti
:Non lo so. Dormi.
E’ tutto quello che ho saputo rispondere.
Canzonetta della sera ( ispirata da una poesia di Emanuel Carnevali : Canzone italiana)
finché la strada ci chiama
finché la donna ci salva
finché la luna è in mezzo al mare
finché la morte ci ascolta
finché dio ci guarda
finché la grazia ci tocca
finché tu mi parli
finché tu mi parli…
Qualcosa nell’aria
C’è qualcosa nell’aria stasera
Sarà quella promessa
A cui non abbiamo dato voce
O le chiavi dimenticate in salotto
A far sembrare gli uccelli
Punti di domanda di ferro
C’è qualcosa nell’aria
Che profuma di resa
Di scarpe nuove
E di funghi
Se l’aria fosse una carezza
Sarebbe così
Con me seduto
Al tavolino del bar
A sorseggiare una birra
E la gente intorno
come una festa
Persino la chiesa
Si è tolta il cappello
