Dalla raccolta inesistente di telegrammi immaginati: Tele.grammi il peso delle parole lontane

Vado a fare la spesa stop
scendo i gradini di casa 
ed inciampo ancora nel tuo nome stop
di tutte le cadute che ho preso
quella di chiamarti amore
quando non mi sentivi
è stata la più dolorosa
caduta di stile stop

verginità.

il silenzio mi incattivisce,
ed ogni volta la bestia scalcia e farfuglia.
piccole insicurezze addentano i talloni
ed è una fortuna non essere Achille, 
per ridermi addosso senza imbarazzi
della mia piccola vita mortale. 

Bordate di stomaco e cuore
nel suo silenzio
mi sono trovato vergine.

A dieci anni mi nascondevo
per vederla passare nel viale,
occhi incollati alla fessura del portone,
il cuore picchiava sul legno smaltato,
cresceva, il mistero, nella paura per l’abisso,
ma allora non sapevo ridere delle mie vertigini
non sapevo ancora di essere un uomo.

Regalo

Raramente regalo i miei libri.

Quando ne regalo uno 

non lo ricompro.
così mi resta un buco, nella libreria,
un’assenza, una mancanza,
in mezzo alle parole,
ed ogni qual volta ricercherò 
quel libro e non lo ritroverò,
mi tornerà in mente 
una persona, un sorriso, ed un perché.
Un libro che si rispetti
porta sempre con sé
almeno un sentimento.

cose da fare.

andare in un posto

dove c’è molta gente

trovare una nicchia

e parlarsi, magari

sorseggiando vodka martini,

restare lucidi,

a portata di profumo

la tua borsetta rossa

si intona a meraviglia

col mio portachiavi di Parigi,

guadagnare tempo,

solo un’altra bevuta,

tenersi stretti

all’ombra del lampione,

appigliarsi,mantenersi,

“sto facendo l’amore con te

da quando ti ho vista scendere dal treno”.

dissi anni fa ad una ragazza.

era tutto vero.

Adesso però non so più 

cosa sto facendo,

ma non potrei fare

niente di diverso.

andiamo a scoprire 

l’ombra che si piega

dietro ogni angolo di luce,

vieni.andiamo.

Un mondo di Genii

la gente vede il genio da tutte le parti
io leggo guardo ascolto tocco
e non ne ho mai incontrato uno,
forse perchè bisogna essere dei genii
per riconoscere altri genii
allora ecco che a mia insaputa
viviamo in un mondo di genii,
però io non faccio testo
mi meraviglio ancora nel guardare un muratore
con l’occhio chiuso da un filo di luce
che lascia cadere a piombo la lenza
e solo io abbocco come un pesce fesso.

La cosa nuova.

non ne so niente di poesia
ma amo la musica 
e la vita ogni giorno,
mi suona qualcosa.
lo so, non ho una bella voce,

ma provo comunque a mettere
sulla croce due parole.
la mia poesia è nello spartire,
nel gesto, quasi mai nella forma.
Ho così l’illusione, quando mi leggete,
di tante piccole cose, che sommate,
ne fanno una assai più grande,
una cosa che parte da me
ma che poi non mi somiglia.
La cosa nuova, la poesia, ha vita propria.
Io non ho poesia, ho fiuto.
c’è più poesia nel mio istinto
che in tutte le mie parole.

Gioia e miseria

giorni in cui la parola mi sfugge
la tua bocca mi sfugge
le tue mani un ricordo
l’alba mi sfugge al mattino
e mi affaccio sul cielo 
quando ormai è notte.
esco ed incontro per strada
gioia e miseria
questo è tutto quello che c’è
tra un inizio ed una fine.
Tutto, qua sotto, è gioia e miseria…
il resto mi sfugge…

Istinto

spesso ho frapposto dei libri tra me e il mondo
una barriera di parole invalicabile
dove ogni altra parola si è accuratamente perduta,
c’è almeno un momento della vita in cui 
tutti pensiamo di essere unici, incompresi e incomprensibili
e ci nascondiamo vigliaccamente dalle nostre fragilità
come pecore in tane di lupi.

Poi ho cominciato ad esplorare il silenzio
che si frappone tra parola e parola

e non ho trovato niente che non avessi avuto già.
I miei occhi che poi erano i vostri occhi
hanno cominciato a vedere le stesse cose di sempre
ma da angolazioni diverse.
Aver paura di aver paura prima di ogni azione,
è una frase su cui ho speso molto del mio tempo.

Arriva poi il momento in cui non si ha il tempo di pensare
e il non pensare è l’unica libertà che ho accarezzato,
quando il fare in accordo con il mondo è l’unica possibilità,
quando il sentiero si è ristretto e la velocità ha sfiorato il limite
l’azione si è fatta luce, i passi hanno parlato la lingua delle cose giuste
e l’ebbrezza di una libertà meno utopica spesso soffocata dalle ansie
ha superato in velocità ogni pensiero.
Così il corpo ha lasciato le cose degli umani per qualche tempo,
é l’istinto la forma di vita più vicina al vostro dio
che mi sia mai passata tra le mani.

Amarone.

l’amarone mi ha fatto le ginocchia leggere

ed i sentimenti si affacciano sulla piazza

come vessilli in tempi di  guerra.

l’acqua ha cominciato a lavare le strade,

ci sono auto che non mi conoscono

che passano sotto al mio balcone

e fanno un rumore di barche

quando l’acqua è bassa.

Scivolano sull’asfalto

come le tue labbra sulla mia pelle,

passano e lasciano un ricordo sconosciuto

come un seme nel profondo del mio petto.

Ho pronunciato le mie parole 

fradice di sentimento 

ed ho lasciato che si perdessero

nell’incedere della pioggia.

c’era il tuo nome

all’inizio di ogni frase,

di ogni pensiero

che mi è caduto dalle labbra.

natura

ma non vi intristiscono gli uccelli in gabbia?
i pesci rossi nelle ampolle…
tartarughe che si arrampicano sui vetri…
serpenti nelle teche…
abbiamo già fatto del mondo una prigione
perchè riprodurre le nostre angosce in scala
e deporle come dei trofei alla natura
sopra gli stipi delle cucine?

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