certe volte la giornata è triste.

certe volte la giornata è triste
“ed il mio cuore, più triste della giornata”
non vede che asfalto avanti ai miei occhi,
chilometri di asfalto scrostato e cemento
e non sembra esserci una fine, a questa strada,
camminare ed arrivare in nessun posto
la sensazione che il viaggio sia compiuto e perduto
e pure ancora da iniziare,
essere il posto che si allunga allo sguardo
e si disperde dietro la cur

va oscura 
in fondo alla prossima discesa,
sul fondo di valli senza vento,
in una penombra di grigio desolata,
dove i pensieri hanno la stessa forma di sempre,
ed essere acuti non basta a sbrogliare la matassa.
Così il giorno mi divora come un orso affamato,
di me non resta che un sasso cupo e sanguigno,
che si annuncia alla vita con un tonfo di incudine nella terra,
ma dentro, nel rosso del mondo, rischiara un’alba equatoriale
e ci sono uccelli e piante e nomi pieni di sorrisi
ed una musica sempre uguale canta cose sempre diverse
come quando pronuncio il tuo nome e ed il tuo viso vivo,
risuona sempre nuovo.
Un triste ottimismo mi riempie in petto, col sorriso,
come dopo una scazzottata tra amici
quando appresso al cazzotto sordo che stordiva,
ci medicavamo insieme quegli occhi viola pieni di vita,
allegri, per aver rubato spicchi di mortalità 
alla giostra su cui andavamo a zonzo ,furbi 
senza aver mai fatto il biglietto.
Certe volte la giornata è triste 
e il mio cuore più triste della giornata,
ma abbiamo visto giorni peggiori, vecchio mio,
quando nemmeno la poesia fuggiva ai buchi neri che portavo in viso.
E non avevamo un cielo a cui affidare i nostri patimenti.

Buon appetito

mi offro in pasto ai demoni lucidamente
e c’è una strana perversione, poco divertente,
nel vederli andare via senza salutare
con un pezzo di costato ancora caldo dentro al piatto.
Sopravvalutare le forze alleate è un errore imperdonabile
quando la posta in gioco è servita sopra un piatto di verità.
Ma meglio soccombere alla luce del sole
che spendere una vita a sgusciare nell’ombra
rovistando tra le miserie dei giorni
senza un’idea, un viso, un tramonto
che ci elevino al pari degli dei 
o che ci sotterrino nel buco del culo del diavolo.

Una bestia con le scarpe.

se mai ho detto fatto o scritto

qualcosa di intlligente

è ormai un ricordo lontano

quello che sono adesso

non è che puro istinto

nessun intelletto

nessuna mediazione

azione_reazione

una bestia con le scarpe

muoio di sete e di vita

mi ubriaco di presente

affogo la nostalgia nel passato

e so già che in futuro

avrò un gra mal di testa.

stagioni

l’orizzonte è più lungo 
di una manciata di lettere, adesso,
e l’azzurro due dita meno amaro .
quello che sembrava un presagio,
la grande pietra,
si muove dentro di me
con uno stridere di corde e carrucole,
il marchingegno, sferraglia e sbuffa
zoppica si inceppa e cade.
Impara il giro della morte

finge educazione marziale
esplode con fragore infantile,
sopravvive.
il grande inverno sta perdendo colpi
sotto il richiamo di una nuova stagione,
il desiderio si è fatto frutto
nonostante l’inverno del suo dire.
cadono,adesso, tra l’erba selvatica,
dai rami, le prime mele succose,
nell’indifferenza generale.
Per me è dolce anche l’abbandono
purchè qualcosa sia vera in questo tempo.
Un nuovo vento, dicono…
prenderà corpo, entro Primavera.

Alcuni lo chiamano…

alcuni o chiamano mare
altri lo chiamano jazz
taluni la chiamano notte
altri ancora dicono abisso,
vertigine,mostro,anima,poesia...
ma solo i più fortunati,
quelli che hanno,
o che hanno avuto e perduto,
lo chiamano amore…
e li riconosci subito,

c’è sempre un colore pastello
in fondo ai loro occhi
anche quando il racconto si fa amaro
e la rabbia monta come lava
sotto la pelle tesa dai ricordi.

Partenza

Duemila poesie.

ho materiale per altre 2000 poesie,
ma tutte direbbero la stessa cosa
e tutte sarebbero inutili,
il sentimento uccide la poesia.
restano solo parole buone
per abbellire le corti,
sete pregiate che d’inverno
non riparano dal freddo.
i sentimenti spostano la poesia
nelle carni, parlarne è 
una perdita di tempo.

non ho dato al mio deserto un nome.

non ho dato al mio deserto un nome

perchè qui, ogni volto è lo stesso volto.

conosco però bene il tuo viso 

che ha lo stesso nome 

del posto in cui accadono le cose,

ogni cosa mi accade sulla tua pelle.

a modo tuo sei anche tu un deserto,

ma zeppo di cose vive 

tanto pieno da sembrare morto.

è sempre nell’eccesso che mi perdo…

troppa sabbia, oppure troppo fuoco,

di certo…, solo questa solitudine,

un velo senza tristezza nè gioia

che prende fuoco tra le tue mani

e che ammanta la notte nell’ombra 

quando sei lontana ed il mio nome

non ti sveglia in mezzo ai sogni

mentre stai dormendo.

Resta.

la partenza

mi ha gonfiato il petto

di fiori,dai tuoi occhi

un odore di violette 

è caduto sulle rose,

si è alzato un lamento

di motore che parte

ed il nostro aratro

si è perduto nel campo,

la terra ci chiama da lontano

figli sperduti

quando ti ho dato le spalle

ho visto la tua mano

aprirsi e dopo chiudersi

i miei passi parevano rompersi

ho camminato per fuggire

al silenzio del tuo seno

e adesso la mia bocca 

è una miniera di fango

dentro lei

dentro di lei accadono cose meravigliose

devono esserci fiumi e laghi

e mari che si scontrano,

lingue sconosciute

e suoni mai ascoltati,

nascono cose che non ho mai visto,

e tutte hanno nomi mai sentiti,

Vertigini e abissi incommensurabili

si oppongono a praterie sconfinate

e campi fioriti e vento.

Io mi siedo, ragazzo di strada,

imprtinente sul recinto del suo sguardo

senza bigietto d’ingresso, e rubo!

come quando ero bambino e

alla sera rincasavo,

poggiavo il mento al davanzale

fantasticando sul bordo della notte.

quali meraviglie proibite

avrebbe portato alla luce, il buio,

scavando nelle strade?

Così adesso ogni parola risuona 

come una domanda,

e tutte hanno la stessa risposta.

maledetti

Maledetti cuori sinceri che assolano le tenebre,
se a volte il passo è leggero e le giornate 
sono sacre come la vita quando diventa poesia,
altre volte il giorno pesa sulle spalle come una palla di fuoco
il cielo è un cubo d’azzurro,una preghiera senza aria
e l’uomo ne è prigioniero come una nota triste
condannata a rimbalzarci dentro per l’eternità.

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑

premiobrassens.com

Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

Incerto&Malpighi

Porte Interne Italiane

Biblioteca Montelupo Fiorentino

Blog della Biblioteca di Montelupo Fiorentino - Sfogliami! Sono tutto da leggere...