lontano dagli affetti

lontano dagli affetti
nasce una poesia
che parla di case
e di piccoli piedi
e grandi piedi
e di una strada
e di un cammino
e di alcune interruzioni

lontano dagli affetti
nasce una poesia
che non parla di tramonti
ma di case
e di cementi
e di vecchie storie radicate
nell’ ammasso della Vergine

lontano dagli affetti
nasce la poesia
al di là dell’urna
della gioia
e delle eredità d’assenza

lontano dagli affetti
è una convenzione cartesiana
per piantare rune miliari
briciole di pietra
nell’illusione mistica
della distanza tra le cose.

Lontano dagli affetti
è una provocazione.

Oggi che Kerouac compirebbe gli anni

Oggi che Kerouac
compirbbe gli anni
ricordo che
avevo 15 anni quando
al Bazar di Ernesto
comprai due libri di poesie
in versione ultra tascabile.
San francisco Blues di Kerouac
ed un testo di Moni Ovadia-
non capii né l’uno né l’altro-
mi piacevano da matti tutti e due-
così scoprii d’avere un anima Blues
e un umorismo ebraico
Così capii che anche gli ebrei suonavano blues
e che gli americani avevano un umorismo ebraico
e che il negozio di Ernesto era il centro del mondo

e la piazza del mio paese non invidiava Time Square

Ed io mi sentivo Kerouac e mi ubriacavo 
Di Birra e Di Blues e facevo stupide battute
che ogni tanto ancora fanno ridere
e scrivevo cose che poi non rileggevo.
Di tutto questo niente è perduto.

Si è abbattuto l’ennesimo uragano.

Adesso che mi guardi 
come fossi una pietra,
come Il San Michele,
e il sole che fa’ gli occhi belli
picchia come una mazza sui disobbedienti,
adesso che mi tocchi come fossi una lapide
ed usi la riverenza delle cose fuori dal tempo,
nella paura d’avermi perduto
ho piantato radici profonde,
io ero già qui prima che tu arrivassi!
adesso sono un sasso che brilla
a picco sotto al sole,
e due gemme di sale verdi
si stringono nella luce,
e brillano anche loro
nella frusta del vento,
e i gabbiani picchiano sul fiume
mentre un vecchio piccione tuba nell’ombra
manco fosse un’armonica perduta
nell’afa della giovane Louisiana.

Si è abbattuto l’ennesimo uragano.

Marzo

Marzo è un ricordo lontano
da quando ho lasciato il paese
e tutti i colori più accesi
risuonano in mente
come una vecchia canzone

la stessa che ascolto da anni,
e parla di fiori e di birra 
e di donne…
c’era un vento sottile nel mondo

la sera si stringeva
al mio braccio
la notte mi parlava
all’orecchio 
ed io che inciampavo tre note
sulla via del ritorno

Marzo

dove la collina
si faceva montagna
sul costone alberato
che lasciava la valle,
tutto sembrava dormire.

là ho lasciato i ricordi.
sul campo di erba medica
fiorito d’ Aprile
facevo la punta ad un legno
circondato dai vuoti di birra
appena prima d’ infilzarmi la lama
nella fronte già accigliata dal sole

Marzo è un ricordo lontano
da quando ho lasciato il paese
e tutti i colori più accesi
risuonano in mente
come una vecchia canzone

la stessa che ascolto da anni,
e parla di fiori e di birra
e c’era un vento sottile nel mondo

come quando la sera 
si stringe al mio braccio
e mi parla all’orecchio
sulla via del ritorno

non sono un genio non sono un fesso sono una terra di mezzo

non sono un genio
non sono un fesso
sono una terra di mezzo
non farà di me un poeta
lo scrivere dei testi
non farà di me un attore
fingere di ascoltarti
con un certo interesse
solo per pompare sangue fresco
nel vostro ego che si deforma
come una zecca
sulla collottola
di un cucciolo di Corso.
non farà di me un uomo migliore
sentire la gente
che striscia nelle strade
dopo aver perso la grazia e la speranza
non farà di me un buono
lo spartire l’unico pasto della domenica
non farà di me niente di niente
poiché sono meglio di te
e sono peggio di te
ma mai sarò come te
perché ho capito
che la mia mediocrità
è viva e vegeta e sempre in agguato
anche se non ho il livore dei morti
né la bramosia della fama
né esigo da alcuno, alcuna forma di amore
nemmeno se me ne sto qui come un buddha
a sparare buddanate da una sedia senza spalliera
dopo aver parlato con una certa raffinata eleganza
di come nella morte si intravede sempre il sorriso dell’ignoto
e la magia incommensurabile di una nascita perpetua.
Non sarò un genio, né un fesso,
e sarò forse una piccola terra di mezzo
un tavolino d’appoggio dei giorni
ignorato dai giorni
dove la luce si posa in certe ore
e compie sul muro di fronte
deliziosi giochi di luce
per pochi minuti soltando
che tanto piacciono
solo ai gatti e ai bambini.

Col Sole

col sole tornano le ombre
e i sorrisi lasciano spigoli e solchi
nei dintorni delle labbra
come fari che accecano a lungo
che si accendono
e poi si spengono 
nel profondo della notte
giallo azzurro e il rosso dei mattoni
allungano il riverbero all’orizzonte
come sentimenti sparati sulle montagne
il caffè perde la magia
nei mattini di sole
e anche la mia voce
sembra perdere vigore
così parlo molto meno 
e lascio la parola alle ombre
mi limito ad occupare lo spazio
mi limito ai segni,
mi abbandono al mistero della materia 
come tutte le altre cose che vivono, 
amano, e non sanno dire.

sono il più forte! il più forte! il più! forte! cit. Toro Scatenato.

E’ qualche giorno che non ho molto da dire
al di fuori
del farti notare che hai troppi capelli
anche se tu lo sai che è come dire
che c’è troppo sole
poi sono passati i soliti gatti
avanti al portone
e ho rischiato di essere investito due volte
non mi sono né ubriacato
né ho migliorato i rapporti col vicinato
ho comprato un paio di scarpe comode
ed ho ritrovato il piacere di camminare a lungo
così il giorno mi pare più bello
e con più capelli
e tu porti i miei segni sul collo
nonostante abbia sempre prestato attenzione
a non lasciare tracce in giro per il mondo,
ma m’ è scappata la mano
e la bocca ed è cosa buona e giusta.
Ma soprattutto cammino senza
fare troppe conversazioni immaginarie
con interlocutori ipotetici
ché il silenzio è più accogliente
tra i tuoi capelli, così 
il ho ripreso a parlare con lo specchio
per frasi di vecchi film in bianco e nero,
stamattina imitavo La Motta per bocca di un grasso De Niro :

“sono il più forte! il più forte! il più! forte!
sono il più forte! il più! forte…”

e poi sono andato al tappeto! Quello della doccia…
E che te lo dico a fare…

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