la stradina sul fiume
fa’ il verso alle serpi
è comparso il pianeta
di fianco alla luna
quattro gabbiani
tornano al mare
ieri hanno ucciso un ragazzo
poi hanno continuato a giocare
lungo il corso
paion tutti normali.
Avvicinatevi, abbiate paura!pensieri opere e omissioni
Tutte le cose destano meraviglia
a debita distanza, ma
vi invito allo spavento
a vedere quanta desolazione
alberga in ogni animo umano
avvicinatevi!
Vi invito ad entrare e
a partecipare alla mia
che è la vostra mensa.
vi invito a perdere ogni morale-
vi invito a bere a piccoli sorsi.
Meravigliatevi adesso se ne siete capaci!
se avete capito il senso del non avere senso
e gioite per non aver conseguito niente, oggi,
se non l’abbandono della pietra
che resta al freddo del giorno
e non domanda niente al sole.
Esisto, e questo è tutto.
Conto i giorni da tempo,
come un criceto faccio girare la ruota,
e penso, e desidero, e vago, e
smetterò quando non avrò più desideri.
Sino ad allora mi godo la dannazione
della mia, misera, meravigliosa, umanità.
Sapeste con quanto piacere scendo in strada,
senza vergogna, ad infrangere le leggi dei Santi…
Oggi, ad esempio, ho camminato lungo il corso,
sul fianco sinistro, senza un pensiero preciso,
nessuno mi ha salutato e non ho salutato nessuno,
come un fuorilegge al riparo dell’ombra
ho nascosto lo sguardo con una certa fierezza,
in un pugno, la spesa, l’altra mano, nascosta
nella tasca del jeans, quella del cuore.
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Crescono dentro di me
febbri e bisogni
scrivo perché sono mortale
scrivo perché sono sbagliato.
crescono dento di me
nostalgie e miserie
è nella strada che trovo conforto
è la parola il mio pane spezzato
crescono dentro di me
sterpaglie bruciate
del sole io sono lo specchio –
ricordo quella volta che le dissi:
“ogni volta che vedi in me
qualcosa di bello,
è la tua bellezza che vedi,
che è anche la mia,
che è quella di tutti,
ma se è bellezza che vedi
continua a guardare
e raccontalo in giro
e poi fatti guardare”
cresce dentro di me
il desiderio delle cose perdute
che domina il resto
e se pure trovassi bellezza
guardando allo specchio,
sarebbe passata.
Io sfiorisco continuamente nel sole
e per sempre.
Vivere, è l’opera d’arte,
Capire sarebbe morire.
l’ allegria
l’allegria non parla la lingua del cuore
conoscono parole i fiori
che nessun innamorato
riuscirebbe a cogliere,
allegrie che non potrebbe comprendere
gioie sottili che ricamano margherite
sui nostri panni sporchi.
Dato che domani compio gli anni
Dato che domani compio gli anni, penso che
L’ultimo compleanno che ho festeggiato
è stato quello dei dodici anni
al netto di una festa a sorpresa a sedici
quando la mia ragazza chiamò gli amici del mare
non curandosi del fatto che fossero mezzi tossici
e alcolizzati
( i 18 solo in famiglia, non contano)
Ricordo nitidamente la loro Uno diesel blu
provenienza Bitonto
che sbandava per le vie del paese
carica di hashish e vino bianco,
sulle scale che percorro ancora oggi abitualmente
per andare allo studio di mio padre
dove un tempo c’era il vecchio circolo “Mexico 86”
(di cui mi resta il bancone, un biliardino e ampi locali vuoti),
devo essermi distratto di un gran bene
dato che sono passati circa venti anni
ed io ancora vedo sbandare una uno blu
carica di meraviglie
sotto il sole di Aprile
per le vie del paese
sempre inconsapevole.
Poesia di campagna universale.
Sento una commozione
negli occhi e nel petto,
è la mia terra che canta,
è la vita che incalza,
rivedo in ogni terra una terra,
ché ogni terra è la mia terra.
Ogni sguardo vede
con con i soliti occhi,
i tuoi occhi, e sono i miei occhi,
e una terra commossa
porto dentro
dove ogni figlio
è figlio di una terra che canta,
la stessa che uccide,
e mi innamora
e mi richiama a sé
con un tuono di morte.
Lo stesso tuono che
vomitò la parola che fu verbo,
una qualsiasi
come “merda” o “polvere”
o “polvere di merda”!
Io mi beffo della morte
ché sono nato mezzo morto,
quindi mi scherzo da solo,
e talvolta mi sento lontano
come se fossi davvero
lo sconosciuto che rincasava
dai campi
quando il sole cadeva
dai monti
e la scarpa celeste batteva
il tramonto
con lo scarpone ferrato
che consumava la pietra
e la scintilla che feriva
le madri,
faceva gioire i figli
seminati
nei campi.
Distacco
Non ho abbastanza spazio
Tra me e te
Per poterti scrivere.
La mia mano ha bisogno di prati assolati,
E tu ti stringi come come una vite.
E ti inerpichi sul pergolato cocente.
Io non ho fede nella poesia.
Io non ho fedi.
Ti guardo come guardo la vite
Cingere il legno,
E sono un vento leggero
Che muove le foglie ,
Come in un sogno
Passo e mi vedo passare,
Come un tempo
che non é mai esistito.
la mia poesia
Credo che la mia poesia
non dica altro che
siamo tutti uguali.
Che siamo tutti la stessa materia.
Tutti la stessa sostanza.
Ogni posto è ogni posto.
che si dovrebbe amare sé stessi
come l’ amore amato da giovani /e viceversa.
Lo so, ho la nostalgia
di chi ha ancora molte cose da perdere.
Posseggo qualcosa di bello!
mi ha cantato il sole al mattino,
poi è piovuto e con la pioggia
la certezza
delle cose che passano
e non si ripetono.
per strada un’insolita gioia.
quello che resta
quello che resta della notte
si è conficcato nel mattino
con un odore di donna
il pullman che scalda il motore
alle cinque del mattino
fa tremare i vetri del sonno
vi penso tutti dietro ai vetri
nell’ombra senza sconti della notte
a tifare col terrore negli occhi
la partenza del un nuovo giorno senza meta.
Parte con un sospiro il giorno
e la prima cosa che mi viene in mente
è una questione di soldi
che rubano il sonno alla notte
che ruba materia al giorno
che ruba materia ai sogni
che rubano tempo al giorno
che ruba i sogni alla gente
che ruba soldi ai vivi
che rubano amore alla morte
che ruba due monete di rame
che lascia un vuoto alla terra.
Nessuno
sono una notte
dissi quel giorno
che il sole era al picco
e non facevo ombra
nemmeno a parole.
Non sei nessuno
ribatté il muro
dopo un minuto
che il sole si mosse
senza parole
col peso dell’ombra.
Dalla collana ineditabile ” I Microracconti” – Piede di tenebra –
Hai avuto troppe donne!
mi disse con un filo di voce
mentre serrava lo sportello dell’auto
in mezzo ai beep dell’antifurto.
Camminammo fino alla riva del fiume
e io non avevo niente da dire
al netto del sorrisetto indisponente
che mi si stampa sul viso
quando avrei troppe cose da dire
e non abbastanza tempo per farlo bene-
Ci sedemmo sulla riva
lanciammo nel silenzio qualche sassolino,
e presto finirono, tra un pluf e l’altro, i ciottoli più piatti
a portata di braccia.
E’ così, le dissi, potremmo lanciare sassi per ore
e non cavare niente di niente dal niente.
Non capì, e nemmeno io capii a pieno le mie parole.
Non ho avuto molte donne, le dissi,
“è che sono stato solo per troppo tempo”-
Lei cominciò a sciorinare una lista di nomi
che erano stati ed erano a me più o meno vicini…
Sorrisi a gran voce, e anche lei sorrise,
mentre continuava nel suo giochino mnemonico…
Ci sdraiammo, avevo visto morire già diversi amici lungo il fiume, pensai…
Non dissi niente, non un filo di voce,
il sole stava per nascondersi dietro la collina,
l’ombra mi aveva già coperto i piedi,
Pensai al vecchio Kurtz, e ai fiumi dell’ Africa nera,
e a quanto poco somigliavano a questo rigagnolo.
Cominciava a salire un vento fresco,
sentivo la carezza del suo profumo
e la sua mano calda, stringere la mia.
Pensai che la felicità è una cosa solitaria.
Una cosa da uomini duri.
Pensai che stavo pensando troppo
e che avevo sottovalutato troppo a lungo
gli argini dei fiumi, i sassi,
i profumi francesi, i tramonti primaverili,
e le donne che avevo baciato.
Mi sentii tutte le mani che avevo stretto,
i capelli che avevo annusato,
i pantaloni che avevo sfilato
i chilometri che avevo corso
i calci che avevo preso sui campi di calcio
le cadute sui pattini prima e sui rollerblade poi,
sentii la mi a solitudine aprirsi come una torta ancora calda
sentii la mia accoglienza e la sua
e nessuno chiese il permesso
e ci sedemmo, l’uno di fronte all’altro,
da sdraiati, come in un sogno.
Mentre nel fiume scivolava immutato il mistero intellegibile della vita,
a me, le cose, cominciavano a divenire più chiare,
nonostante le tenebre, l’ignoto, e la solita ombra che cominciava ad avvolgerci.
Sabato mattina
c’è gente che cammina
stamattina ad affollare
la piazza addobbata
per la gran fondo di Pisa.
Qualche ciclista blasonato
spende due buone parole
e tutt’ intorno gente che cammina
senza un lavoro e con molti figli
e piano piano l’area transennata
riservata allo spinning
mi fa’ girare le palle
e qualche lattina di birra
è fatta rotolare dal vento
delle nove del mattino
e dai gradini della statua
cadono lattine vuote ,
paiono cadere dal cielo,
ecco la manna caduta!
e sta per cominciare a piovere
intorno gente che cammina
muratori occasionali.
operai senza occasioni.
e lattine che rotolano
e che cadono dal cielo.
l’impianto suona Stevie Wonder
una bimba appesa alla mano del padre
accenna un balletto, mentre
rotola un’altra lattina di birra
tra la gente che cammina
e anch’io sono qui che cammino
e non ho il coraggio di fermarmi
né di augurare un buongiorno
e vedo rotolare lattine.
Ai bordi
la gente sta ferma,
Uomini che non sanno nuotare
fissano l’acqua di una piscina comunale,
mentre comincia a piovere
cadono lattine dal cielo e poi rotolano
sino ai confini del giorno
si poi ammucchiano nei canali di scolo.
Piove sulla gente che cammina e
una bimba apre un ombrellino giallo,
il padre alza il bavero, si stringono,
e si stringono spalle disordinatamente
tra la gente seduta sui bordi.
suonano una musica universale le lattine che rotolano…
La parola agli sponsor, al comune, agli atleti, ma
se parlassero gli altri, io non avrei niente da dire.
