Certe persone causano dipendenza
A volte del tutto ingiustificata
Se è vero che Le cose più belle, spesso,
non sono comprensibili razionalmente
È altresì vero che rinunciarvi lucidamente
È sempre un atto rivoluzionario.La volontà ha un fascino antico
Il sacrificio è l’estetica della morte
Il cielo che ride di notte.
poesia delle cose veloci
Usain Bolt
al suo ultimo
record mondiale
la prima testata
che mi ruppe il naso
il primo incidente
con la moto
l’ultima volta
che ti ho salutata
l’ultima volta
che ho fatto l’amore
la prima volta
che ho incrociato
il tuo sguardo
a venti anni
correvo velocissimo dietro
un vecchia citroen blu
per calarmi dal finestrino
( sono sempre stato uno veloce)
e tu seduta in piazza
con i capelli
più corti di adesso
ed è stato un attimo
velocissimo
ISOLE FELICI ( dalla raccolta ineditabile: I micro Racconti)
mi dici
coi tuoi capelli argentati da ex dirigente
di qualche grande gruppo
e di una mezza famiglia
sommersa dalla coca e le puttane:
adesso vivo in un’ isola felice
spendo quasi nulla
meno di duemila euro al mese
e sono felice
in discoteca al casinò ai bar
consumo quello che voglio
ho una macchinina elettrica
un bilocale in un residence
e sono felice,
sole tutto l’anno
coralli, chiappe abbronzate
sono felice, isomma, non si vede?
dovresti mollare tutto e venire qui
prima che questo paese ti fagociti
ti indebiti ti strazi di lavori
come un macinino ai coglioni
qui è un’isola felice
non mi credi?
Mentre parla con la tristezza tipica
di chi dice di essere felice
i suoi capelli bianchi ricordano
la cima del San Michele
La pietra fredda di Ungaretti
che annunciava la morte
e La salvezza
e lui continua disperatamente
con la schiuma agli angoli della bocca
da ex dirigente alito cartonato
probabilmente diabetico non curato
glicemia 400 – possibile cecità, ictus, infarto, piede diabetico,
cazzi e mazzi e pillole
mi vengono in mente un mucchio di pillole felici
E una valanga di angoscia mentre squilla il telefono
a salve, anche questa volta, non è lei.
Penso, che non sono felice, e che non sono triste,
che prima ero allegro, e adesso angosciato.
Abbraccerei questo ex dirigente argentato
abbraccerei persino un palo della luce
un gabinetto cantando Gianni Morandi
e la sua canzone sull’essere o meno degno
come mi intimava il mio ex prof di applicazione tecnica
– Aulì va’ al bagno e canta Gianni Morandi-
io ero felice così, a quei tempi, ma non è cambiato molto.
Gli affanni i malanni gli annunci di dipartite
le dipartite sfiorate
non sono un problema.
Isola felice, sentii con la coda dell’orecchio, ritorno alla realtà.
Allora ci verresti? Ti ho convinto eh?
Tutta quella figa a buon mercato!!!
Dio Santo! Sì certo, mi hai convito!
Abbozzo un sorriso, una pacca sulla spalla
siamo carne umana, un po’ d’affetto nella voce,
Ha capito che ho capito, gli trema la voce,
occhi lucidi, gli dico, sì, oggi è una gran giornata di merda,
silenzio, un cenno col capo. si congeda educatamente
da vecchio borghese andato a male.
L’andatura ancora salda sul filo del marciapiede
prenota il verde al semaforo,
scompare dietro la curva, Pessoa direbbe che è morto,
come un vecchio zio che si è svegliato tardi,
adesso gli tocca reggere il gioco.
Non esistono isole che siano felici, amico mio,
mi ripeto a mezza bocca. Vado al bar dei miei amici
Un bicchiere di vino, due stuzzichini,
si è fatto buio.
Penso, forse lei è la mia isola, non di certo felice,
ma è la mia isola. Mando un messaggio stupido
che non significa niente, ma vorrebbe dire tutto.
Lo so che capisce. Risponde con un sorriso.
Ci capiamo, finisco il vino, saluto gli amici,
torno a casa sotto la pioggia.
Non esistono isole felici. Ripeto.
Col desiderio di scrivere qualcosa sulle isole felici
che se si chiamano felici non possono che essere abisso e terrore
così come le persone che abitano le isole felici.
“Si soffre tantissimo” direbbe un mio amico.
La questione lettera d’amore
Rileggendo le lettere d’amore
Di Pessoa alla sua Ophelia ( inadatto)
E di Gozzano alla sua Amalia ( ruffiano )
Capisco di non essere innamorato
Poiché le mie sono di gran lunga più belle
Ma altrettanto inutili
Forse non conservo dentro me
Il terrore della perdita
Non temo niente e nessuno
Così la bellezza ruba il posto alla morte
E diventa profonda come ogni ricerca
Come Ogni spedizione senza ritorno
Nessuno teme per la mia dipartita
Ed io solo come una spada
seziono il sentimento, la solitudine
Se è noia, è comunque sincera
se è amore è inesorabilmente perduto
Ma senza disperazione
Come quel sasso lanciato nel lago
Affonda ogni mio desiderio.
Naturalmente. come i giochi
Sulla riva, di quando avevo dieci anni.
un giorno capirò che era questo l’amore
un giorno capirò che era questo l’amore
questo eterno vagare
dove le mani sfioriscono
in rami secchi d’Autunno
per sfogliare pagine e pagine
senza acqua né vino né calore
Sì, un giorno capirò ch’era questo l’amore
allo specchio, spillo in gola,
e che fatica urlare
t’amo.
Muss es sein? Es muss sein!
c’è un tale,Franklin, mi manda un sacco di email
dove dice che mi vende pillole a basso costo
For Sale, reca l’oggetto della sua mail
Pillole per tenere su il pipistrello
oppure per tenere su il morale
o per tenere su qualsiasi altra cosa
sia soggetta alla gravità fisica e metafisica
Caro Franklin, mi verrebbe da rispondere,
oltre ad aver fracassato gli ammennicoli
col tuo spam del cazzo
(e dicendo così colgo doppiamente il senso)
mi hai dato spunto per scrivere due cazzate in versi
tanto per far abbassare la tensione
ché avrei dovuto scrivere ad altri
con altri toni più o meno perodrammatici
Caro Franklin, mi verrebbe da scrivergli
a volte anche gli esseri inutili
servono a qualcosa, tipo ad evitare
di comunicare informazioni riservate
a quel nemico minaccioso che si chiama Donna
quando le situazioni si fanno selvatiche
i tempi si stringono
la metafisica si fa patafisica
passa il santo, passa la festa,
e tutti torniamo così ad ignorarci
come dovrebbe essere.
Muss es sein? Es muss sein!Muss es sein? Es muss sein!Muss es sein? Es muss sein!Muss es sein? Es muss sein!Muss es sein? Es muss sein!Muss es sein? Es muss sein!Muss es sein? Es muss sein!Muss es sein? Es muss sein!Muss es sein? Es muss sein!Muss es sein? Es muss sein!
Trasloco
E’ sempre complicato impacchettare le cose.
Pezzi di stoffa che hanno occhi e mani e pensieri
la gioia delle cose andate mi accompagnerà per sempre
e voi che siete stati il mio passato
sarete il mio futuro.
i baci sfioriti hanno riseminato un amore,
che forse non ho saputo cogliere,
poco importa la destinazione
se sai apprezzare il viaggio.
la mia è la solitudine allegra di questa tazza da tè
addormentata in mezzo ai reggiseni
Ricordo ogni cosa, ogni sussulto del giorno,
ogni tremolio della notte
c’è più vita in questo armadio
di tutti i raduni dei Papaboys
Dopo le bestemmie di rito
Ogni giorno ringrazio la vita
ché ci fa incontrare.
Racconterò i vostri viaggi
Racconterò i vostri viaggi
sarò con voi
ad ogni passo
sarò l’orma sulla terra
che arranca a seguitare
sarò la terra che ti vede passare
e allieterà il cammino
con un vento opportuno
e sarò la tenebra che avvolge il futuro,
la meraviglia, che attende sorniona
con ali di condor, dietro l’orizzonte.
Da solo
declinare inviti più che allettanti
per restare da solo,
non ho nulla da dire,
nulla da risolvere
se non i pensieri spiccioli che attanagliano tutti
un muro una camera spoglia di cose impacchettate
i libri sono tutti nelle scatole
ho duecento testi nel Kobo
ma non hanno alcun odore
un paio di profumi e due deodoranti
sul comodino
la lampada, qualche vecchio cd polveroso
e il telefono che vibra come fu nel principio
e la vibrazione riempie la stanza
il palazzo, la piazza
e tutto ciò che oso immaginare,
solletica il clitoride del mondo
e nessuno ne gode,
ricordo quel vecchio film di Moretti
dove un omonimo era indeciso
se venire o meno,
che faccio, vengo? No, non vengo!
ma io non ho aspirazioni
spartirei tutto con chiunque abbia voglia
io amo la gente
ma non ho nulla da dirgli stasera
in questi giorni,
e me ne sto solo, coi miei pochi fantasmi
a guardare la gente passare
e le donne profumano di viole e limone
anche in Autunno
ma oggi sono all’altro lato del fosso
raccolgo le forze per il prossimo salto
sento già scorrere il sangue
sta tornando la voglia
sta finendo il letargo.
la città è morta
la città è morta
stasera è l’unico pensiero
che mi viene in mente
la città è morta
dice la gente per strada
e i clacson e le luci
tutte votive
la città è morta
e le minigonne e
le scollature e i
calzoni stretti
la città è morta
e non me lasento di cambiare
idea
neanche se venissi
attraversassi tutta questa piana
di cemento e ferraglia lamentosa
e mi baciassi
la città è morta
più lo scrivo
e poiù muoiono
lingue d’asfalto
e bar e trattorie
e pompe di benzina spompate
e i cavalcavia ferroviari
crollano
appeno lo scrivo
la città è morta
non decolla più un aereo
tutti fermi immobili i palazzi
tutti morti
rigor mortis tutta la vita
la città è morta non ho altro da dire
però magari se vieni
e lo so che non vieni
però se vieni
magari qualcosa forse
comincerebbe a muoversi
sotto sotto
impercettibilmente con gentilezza
dalle fondamenta
sotto tutta questa morte.
la città è morta
è morta e tanti cazzi
esco a fare necrofilia
esco a farci l’amore
…che non resti incinta qualche muro?
Amica mia.
Amica mia
che appena mi conosci
con la tua partenza
ho scritto un inno
alle cose che vanno,
col tuo ritorno
scriverò una primavera
alle cose che amano.
Pioggia
È quando piove che
la strada si fa stretta
ed in mezzo agli ombrelli
minareti e indaffarati
il sud a cui appartengo
mi asciuga l’animo
con una poesia gentile:
Arriverà il sole presto
arriverà il sole piano
benedirà le ossa fredde
e gli occhi innamorati
con un vento di morte
secco, e la bellezza
che asciuga la bocca
ad ogni partenza,
dolce, e l’amore
delle cose lasciate
ad aspettare il ritorno.
