“quella strofa aveva
una farfalla nera ed una rossa”
io guardavo il cielo di Livorno
chino verso il mare
come un punto di domanda.
Alle spalle, si giocava
la grande partita
a scacchi dell’umanità.
Cosa avevamo in comune
io, Lorca e Livorno?
due farfalle rosse
ed una larva nera
giocavano a palla
senza rincorrere
punti di domanda.
Una ragazza bionda
distante pochi passi
seduta cavalcioni
sulla panchina bianca
disegnava una poesia
con una farfalla nera
e due farfalle rosse;
inseguivano la palla
senza fare domande.
I nostri sguardi
si sono incrociati
pochi istanti,
entrambi tristemente fieri
di aver posto domande.
cos’ha la notte
cos’ha la notte che tu non hai?
non di certo la fica
e venti come capelli
e veneri di Botticelli
coi fianchi di conchiglie
le si inchinano
sulle rive dei fiumi
e righe bianche indefinite
lungo le strade
le vite degli uomini
e piccoli orizzonti di occhi
cos’ha la notte
che tu non possiedi?
mi domando…
forse l’ abbraccio?
il mio nome
scolpito nel sangue
Poesia d’amore
Rifiuto ogni categoria
Ogni etichetta
Ogni collettività
Rigetto ogni appartenenza
ogni civiltà
ogni abbraccio
ogni salvagente
rifiuto categoricamente
ogni sottoinsieme
e non me ne voglia il buon Eulero
ogni linea chiusa
ogni confine
che non sia
in qualche misura
assimilato all’universo.
Strane forme di affetto.
litigai con una donna
che diceva d’intendersi di poesia
una stilista famosa,
ma nella mia ignoranza
manco sapevo chi fosse,
non che la cosa avrebbe cambiato gli umori
ci confidammo alcune bassezze
ci abbracciammo
come si abbracciano
un uomo appena fatto
ed una bella donna
con un fresco divorzio alle spalle
litigai con lei per via della poesia.
Troppe inutilità, nella mia, diceva…
Le dissi che aveva ragione,
ma che avevo bisogno di tempo
di tutto il tempo necessario
e che non doveva rompermi più i coglioni
con le sue inutili sfuriate,
rincarai, che non ambivo a niente,
scrivo quello che voglio! le urlai sul muso.
Hai talento, ma ti mando a fare in culo, rispose.
Mi piacciono molto i tuoi soprabiti, le risposi
ricordano la curva dei tuoi fianchi
ma va’ pure a fanculo
e mandami una cartolina con dedica
quando arrivi, ma aspettami,
che prima o poi passerò a farti visita.
Queste furono le ultime parole che ci siamo detti.
Ogni volta che sento dei suoi successi
sono un poco felice e la immagino da quel posto
chiamato affanculo, bicchiere di bianco in mano,
gambe incrociate, sorridere della nuova collezione.
Esistono strane forme di affetto, ogni tanto,
mi ripeto ridacchiando sotto i baffi.
malumori
il malumore di un giorno
è come quello di un secolo
ma passerò sopra ogni cosa
perché ogni cosa è passata
Est Modus In Rebus?
est modus in rebus
c’era un rebus
nei tuoi occhi
che sbagliai
a indovinare
c’è una sfinge
in una Modus
è il tuo naso
da leonessa.
c’è un rebus
nelle mani
che non riesco
a districare
est modus in rebus?
Naypyidaw!Naypyidaw!
Passeggio per la strada
di tutti i sentimenti
la compagnia dell’eco
strade enormi e deserte
una la musica lava l’asfalto
ogni passo
rovescia un secchio
pieno di sapone
nel cuore
fa grumi
la polvere
Naypyidaw!Naypyidaw!
fa eco la voce
qui pare estate
qui pare estate
il vento profuma di mare
ed i pini paiono nuvole d’ombra
ricordano il sud
a volte penso che la mia poesia
sia solo distanza
tra me e la vita
tra me e te
e mentre corro alla COOP
come una casalinga
armata di ciuffo e occhiali da sole
realizzo che in fondo un poco mi manchi
e che le cose sono sempre perfette
così belle come sono
così belle come devono essere
così belle come inevitabilmente saranno
per il solo fatto che sono
vittime di cazzi e fiche
vittime di cazzi e fiche
le relazioni umane sono governate
dalla fica e dal cazzo,
cose molto lontane dall’amore,
che poi significano :
mancanza solitudine quotidianità abitudine assenza.
le relazioni sociali alla mia età (36)
sono governate dalla fica e dal cazzo,
cose molto molto lontane dai sentimenti,
più vicine alla paura, lo ripeto, ma
le mie relazioni sociali sono un pelo più libertarie,
sto solo quando voglio, circondato dalla gente quando voglio,
ignorando ogni tiramento della fica e del cazzo,
ma vi capisco e vi perdono e vi voglio bene,
soprattutto a voi, amici caduti e spariti sotto i tetri colpi
delle fiche e dei cazzi, che poi vale a dire
della mancanza, della solitudine, della quotidianità, dell’abitudine, dell’assenza
che poi vale a dire : della paura, che poi vuol dire : della morte.
Io forse mi salvo solo perché ho troppa paura di aver troppa paura
di vivere da uomo morto
e allora fuggo ogni tiramento, dispensando abbracci e sorrisi
e accoglienza e promiscuità di parola e d bocca e
una strana forma di amore, un sorriso.
Su Sirio Ci Sono Bambini
mi piace seduto
sulla tazza dell’umanità
leggermi con voce di tenebra
brevi poesie di Lorca.
mi piace seduto
sulla tazza smaltata
con voce di tomba
leggere il mistero delle cose
più misteriose delle cose
“Su Sirio ci sono bambini”
ed io seduto sulla tazza del mondo
a sognare bambino.
Alcuni scrivono poesie
Alcuni scrivono poesie
con il solo scopo di imitare il cielo
e gli uccelli e le cose che meravigliano.
Io scrivo le mie cose solo per dire
che le ho viste, e per puro caso
nel mentre ch’ero intento
a fare tutt’altro che poesia.
I Giusti Attriti
Sogno una Estate
con i giusti attriti
dove tu mi dici cose del tipo:
-cominci a starmi antipatico,
ed io annuisco nell’ombra,
la stessa ombra che ci nasconde
e che sorge sul mio viso al mattino
quando il sole spunta dalla finestra
oltre il profilo dolce e semprefresco
del tuo seno disteso.
Sogno una Estate
con i giusti attriti:
Resta, ammazzati,
ancora un po’, avvicinati,
non rompere, aspetta.
