Emanuel

giorni in cui non ho scritto una sillaba
e la vita si affolla come punto di accumulazione:
da sinistra si dirà: come il passato.


settimane di veglie e narcisi. di albe sfiorate. di conti sbagliati.
di tetti sepolti dalle polveri di questo e quell’anno…

…ma stamattina la luce era allegra
come cristalli appena nati
i vapori sepolti. ho pensato ad Emanuel*        
a quella vecchia poesia:
“volevo maledire i miei occhi encefalitici,
ma il mattino era bello
e c’era pace nel mio cuore.”

*Emanuel Carnevali.

E se non sarà sereno…

Immobile come un pioppo
Un chiodo. un fiordo. Un soldo.
Panny Steacy Steve lacy
fuori e dentro la finestra.
Entra nella stanza il pensiero
Come un ufo. Dice: oh.
Tu lo vedi. Lui ti vede. Ti alzi
Si siede. Non parlate.
Percorri i primi anni della tua vita
E li comprimi in due parole o forse tre.
Panierino.amici.pentoline.
Poi acceleri. Forzapanino. Percorri un certo spazio e un certo tempo. Cosa stai cercando?
Un posto. Certo. Un posto.
Magari una comodità intellettuale che ti assolva da tutte le tue mancanze.
Hai imparato a perdere? Sei ancoratuttointero. Prendi un foglio
Non sei più dentro la stanza.
Fuori. nel canale inciso nella pietra della soglia crescono piccoli fili d’erba
Con radici che affondano in minuscole zolle di sabbia portate dal vento.
Il sole è sceso dietro la collina
Il vento fa stringere le spalle e poco più
Qui Siamo lontani dalle vette
Nonostante non siamo davvero dove diciamo di essere. Rientri. Metti a scaldare l’acqua per il tè. Ti siedi. Ti arrendi.
Riprendi in mano la penna.
Ti rassereni.
…e se non sarà sereno…

Concorso di poesia ( ma non dimenticatevi dei fiori. Mi raccomando)

Dice: invia qualche poesia
potresti vincere dei soldi.
Sei messo male a denari. Dovresti.
mi dice: appoggiandomi la mano sulla spalla.
Così i santi scesero dal cartongesso in silenzio
in fila per due mano nella mano
li immaginavo processionare come insetti
infilarsi nel corridoio e uscire verso l’infinito mare.
a morire ancora, magari, nell’infinito mare…
Ma non è il divino il colpevole dell’esistenza.
mi ripeto spesso ogni volta che la vita risuona nelle viscere.
seduto alla scrivania, acceso il PC. ho scritto una storia
su di un asino mutante che fa rivoluzioni in giro per lo spazio.
e poi ho inviato qualche testo
ai concorsi gratuiti. ovviamente. quelli dove albergano i buoni sentimenti.
le rose. le albe. i tramonti e le mani. sempre quelle mani sfiorate
e mai che si infettassero di lebbra, herpes, nemmeno un taglio. niente.
morbide, dolci e fresche mani dell’inutile creato. E i fiori. Certo. I fiori…
Non dimenticatevi mai, dei fiori.

Nessuna Anteprima

Nessuna anteprima recita il cartello
Il giorno ha tagliato il tempo col machete.
Si è fatta una certa…

Ti sei incamminato per i vicoli e
Hai origliato dalle porte serrate.
Hai imparato a tacere.
Là nella piazza c’è la ragazza che canta

Quella che hai sognato ieri notte e
La sua voce ti arriva fresca come un rastrello
Abbracceresti persino il lampione ma
Decidi di andare più in là,
Dove cresce quel muschio sulla parete
E l’ombra si è fatta piú umida e densa

Avanti al cartello “nessuna anteprima” A scrivere queste parole:
Di sicuro là dietro va in onda la vita.

Colloquio. CallCenter. Si accomodi.Ci possiamo dare del tu tu tu…

Colloquio. CallCenter. Si accomodi.
Ci possiamo dare del tu tu tu…

È interessante fare colloqui.
Anche quelli nei posti dove non lavoreresti mai. Anche quando tu vuoi vendergli qualcosa.

Il portiere diurno indica la scala C
Tu sali fino a fermarti avanti all’insegna:
Là hai sempre cose da imparare. Ti dici.
Fuori i corsi e ricorsi tra cani rincorsi
Abbaia l’ambulanza tra i negozi
C’ entro storico. C’esco fiore.
Dopo il parlottaggio informale
Chiedo due statistiche. Mi dicono:abbastanza
Provo a vendergli una campagna marketing
Più efficace di un ripescaggio
Dicono che hanno i database
In cui attingere a piena vosce. #Paviglianiti
Appunto due cose sopra un foglio con una penna a sferza. Praticamente gratto cellulosa come i cuneiformi.
La tizia si fa mansueta. Quasi cara.
Quasi chiede scusa. Oh! sarei un abbraccio
Tra la porta e il vetro. E il tavolo cristallo
Assurge il terzo giorno stando fermo.
Cri-stallo penso. Immobili tra mobili.
Una bionda in Dr.Martins mi sorride
Sono io i suoi occhi stanchi. La pianta è il suo Team Leader che principia a parlottare brevemente di una foto. Mi fa la fotosintesi.
E battute di dubbissimo interesse.
Mi faccio tenero e caldo come la cacca
Quasi ci abbracciamo. Lei ha gli occhi stanchi. Come la tizia. Nessuno ha venduto
Un alcunché. Ma il congedo è stato tenero
Come un tonno che taglia con un cristino.

Lavanderia a gettoni. Natalia.

Natalia. Capoverde 1972. Arrivata a Napoli nel 2005.
lavora in via Orazio, fa la governante. Domani si opera due cisti al fianco dx.
In un ospedale al Vomero. Lì sono tutti competenti e gentili, mi dice. Anche la Signora presso cui lavora ha partorito là. Anche a lei sono sembrati gentili e competenti.
Oggi giorno di ferie. lavato a mano vestitini nuovi della nipotina
portati poi ad asciugare in asciugatrice a gettoni.
Si è fatta sostituire da un uomo Srilanchese. Dice che è incredibilmente bravo a svolgere le mansioni di casa. E che i Capoverdiani non farebbero mai quei lavori, nemmeno gli italiani, mi dice. Annuisco.
Natalia Ha anche forti dolori alla cervicale: le ho consigliato dei cerotti per tamponare fino a domani. Sono due giorni che fatica a prendere sonno, mi dice.
Ha un figlio a Capoverde. Alto, magro, forse troppo. Fa il meccanico.
Uno dei migliori di Capoverde. E’ magro, mi dice, perché mentre lavora si dimentica di mangiare. Gli ha comprato 30 euro di integratori e vitamine, ma lui, dice: cosa ha fatto? Non li ha presi! Ti pare bello?
Natalia Ha una casa a Capoverde.
due camere da letto, un soggiorno-salotto, una bella cucina luminosa.
… E la possibilità di espanderla verso l’altro. Se il figlio avrà voglia, in futuro, con le proprie energie ( Lei è stanca, mi dice) alzerà un altro piano, magari con una terrazza.
Natalia vuole smettere di lavorare. Lavora da quando era bambina. A cinque anni con una scopa di saggina, andava a spazzare di paese in paese. Era povera ma orgogliosa. Mi dice che: i capoverdiani sono gente orgogliosa. Se ne incontri uno per strada, in difficoltà, e provi ad offrirgli del denaro. Questi si rifiuta. Preferisce morire per strada che chiedere l’elemosina.
Dice: che i ragazzini di oggi sono fessacchiotti. lo dice con dolcezza. Con affetto. Con un velo di paura.
Dice che non capiscono che se non studiano e non lavorano, poi avranno difficoltà.
Ha una nipotina di 15 anni. Sa quello che dice. Ha anche un nipotino di 4 anni che ogni mattina accompagna alla materna. A piedi, facendo diversi chilometri in salita da Piazza Carità verso Salvator Rosa. Poi ritorna indietro e va a lavorare in via Orazio.
Una bella scarpinata. La madre della piccola quando smonta dal lavoro alle 14.30, va a prenderlo all’uscita. Ci si organizza, ma è difficile. Lo stato le passa soltanto 80 euro che bastano soltanto per i pannolini. Dice. Dice anche che in Francia i bimbi stanno tutti molto meglio. Hanno più servizi. E che il governo italiano fa molto poco. Poi mi chiede della Meloni. Dice: cosa ne pensi? Sorrido. Le dico che è un governo stupido, forse il più idiota da quando c’è la democrazia. Che sono fascisti, ignoranti e che spero che passi presto questo periodo.
La vedo che è soddisfatta della risposta. Mi dice: Bene! E’ così. Mi dice anche che soffre per la povertà di tutti. Ma proprio di tutti e per le guerre, per tutti quei poveri bambini che muoiono ogni giorno. Lo dice con le lacrime agli occhi. Dice che lei è stata povera e sa bene cosa vuole dire. Io le dico che non so cosa vuol dire essere povero. Ma che capisco, forse.
Natalia mi ha aiutato a piegare il piumone, ma le ho detto di stare ferma, altrimenti la cervicale peggiora. E lei mi ha risposto che è coraggiosa, che le donne sono così. Se c’è bisogno, aiutano. Le ho risposto che so quello che vuole dire, ma che senza una buona salute, poi non potrebbe aiutare più nessuno. Nemmeno sé stessa. Mi ha sorriso e mi ha detto: hai ragione, hai ragione… Non bisogna esagerare. Poi mi ha fatto delle domande, poche, educate e discrete, a cui ho risposto con un sorriso da ebete. Mi ha consigliato un posto dove ci sono buoni detersivi e abbiamo scoperto di essere più o meno vicini di casa.
Natalia è una bella donna, ha nelle mani e nello sguardo, la forza di chi ha sempre dovuto lavorare. Ha il naturale istinto di offrire il proprio aiuto e mi ha consigliato di asciugare sempre i vestiti in lavanderia a gettoni, ché dice: La corrente è diventata troppo cara a casa.

Natalia ha anche una sorella che ha vissuto in Italia prima di lei. Ai tempi della lira.
La sorella di Natalia con i soldi inviati a casa dall’Italia ha costruito due case. Ci vuole Cervello, mi ripete più volte. All’epoca il cambio tra lira e scudi capoverdiani era molto favorevole. Le si illuminano gli occhi quando mi racconta i ritorni dall’ufficio postale a casa con le tasche piene di denaro. Accompagnava la madre a cambiare i soldi. E quelli erano giorni buoni per tutti, in famiglia.
Adesso il cambio non è così buono, dice che per 50 euro cambiati, è come se ne avesse 60 a Capoverde. Non si scialacqua come un tempo, ma qui almeno c’è ancora lavoro.
Finiti i tempi dell’asciugatura del piumone. Le chiedo se volesse un caffè al bar di fianco, ma mi dice che ha un po’ di gastrite e preferisce non esagerare. Ci presentiamo, ci salutiamo e le faccio l’in bocca al lupo per l’operazione. Mi chiede: qui dite “Crepi il lupo”?
Le rispondo che sì, si usa dire così, ma che si dovrebbe sempre dire: Viva Il Lupo.
Allora mi sorride e mi dice: Viva il lupo.

Garantito al limone. Sull’inutilità delle cose.

La poesia è inutile.
Così mi hanno detto oggi.
Passo troppo tempo a pensare
e le mie poesie forse fra cento anni
Raccoglieranno qualche cosa.
(con poca convinzione)
Allora scrivo l’ennesima poesia inutile.
Inutile come la vita. L’amore o la morte?
Dico: sono uscito e ho comprato due libri usati che paiono nuovi. Il signore anziano della libreria mi ha fatto lo sconto di 1 Euro.
Mi ha ringraziato.
Mi ha sorriso e mi ha fatto un cenno col capo. ho ricambiato e mi sono infilato nella strada che ha visto molte albe e molti tramonti.
E continuerà la giostra anche dopo che me ne sarò andato per sempre.
Garantito al limone(non so da dove venga questa espressione)!
Non ho ritenuto di dover scrivere altro.
Almeno non a parole.
Non esiste giornata che la poesia
Non trasformi in qualcosa di sopportabile.
Però è vero, la poesia è una roba inutile.
Come la vita, l’amore, la morte.

Immobile

Dal centro del sonno
Scartavetrato dalle distanze
Le attese soffiano sui minuti
Come sul fuoco.

Quello che non dice parola
È nell’aria come foglia di zinco

E tutto intorno preme sul cuore
Come un gommone. Un sole di Agosto.
Un lascito acceso.

Le ruote tritano gli occhi
Che guardano attenti

Il giorno si è vestito di bianco

Le città sono tutte le stesse
C’è un aereo che forse decolla
pare immobile
dal vetro del pullman

Fratellanza

così affaccciandomi
dal parapetto del giorno
scrissi la parola che non sapevo scrivere
e la pronunciai senza aprire bocca
come una preghiera / una bestemmia.
dentro l’involucro che avrebbe visto l’uomo-
dentro. nel profondo delle strade
dove scorrono i ragazzi urlando trionfanti
a cavallo di motori che senza inibizioni uccidono
pazzi di gioia – le notti – a Piazza Dante

  • pericolosi come ordigni
    i sentimenti anarchici
    risolvono rompicapi complessi
    con la parola sola. FRATELLANZA-
    lunga e silenziosa come la linea
    della catena di montaggio spenta
    per mancanza di significative offerte.
    oscena come il cazzo moscio
    sul set di un film porno ma con molto meno scandalo
    il silenzio ha ricoperto tuttecose con la polvere
    e poi sei tu che…

    Mi sono innamorato

    l’attimo è stipulato
    le caparre sono state intascate in bianco.
    il latrato dell’auto svanisce dietro l’angolo
    come una feritoia
    questa città è un alambicco e
    le pozze sono piene di sole e ambulanze
    camminare è un’impresa multinazionale
    sul ciglio di lenzuola stese
    oggi mi sono innamorato di una finestra
    della casa disabitata dirimpetto
    di cui avrai certamente sentito parlare
    negli gli anni a venire dopo avermi letto.
    là nessuno stende i panni al sole o litiga alla sera
    prima di dormire. resto minuti a innamorarmi della polvere
    che la ricopre come albumi montati a neve su
    parole che un tempo furono spazi ben destrutturati.
    Ma il torrente che ti porti dentro fluisce involontario
    senza scendere a compromessi col profitto.
    : mi sono innamorato di una finestra vuota
    abbandonata perfino dagli sguardi discreti
    una volta sono rimasto seduto più vite
    sperando che non si aprisse. Così è stato
    fino alle 16:26

    L’ Erbamara

    supereroe la ringhiera
    si presta al gomito senza scossoni
    una vespa asiatica rimugina sul ciglio
    di fianco il caseggiato rintonaca il mattino
    non di rado un aeroplano, un due ruote smarmittato
    un elicottero che ristagna a mezz’aria
    proprio su di me in questo momento.
    l’aria è quella di ottobre, lontana dai boschi
    non arriva nel vicolo il profumo del mare
    il sole riscalda le cose con il ricordo.
    cresce rigogliosa erbamara tra le parole.
    Si cerca conforto nel poco degli angoli,
    nei granelli di polvere
    tra le carte abusive che resistono
    nel cassonetto della plastica.

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