Fesso

fesso alla maniera dei fessi
ho appeso la mia fessaggine alla finestra
convinto che fosse una cosa interessante
ma in certe antiche questioni
la verità non basta,
e quella che era la mia musa 
ha distolto lo sguardo dai miei occhi
e con gentilezza mi ha chiesto 
di ritirare i vessilli ,
io così ho fatto.
non ho molto altro da dire,adesso,
se non che 
È difficile avere una convinzione precisa
quando si parla delle ragioni del cuore,
sostiene Pereira…

i tuoi silenzi

mi piacciono i tuoi silenzi

che mi lasciano senza nome,

sbandato tre le eco antiche

in preda ai miei pensieri d’eremita,

somigliano spesso a vecchi demoni

che cantano del mondo le distanze

come una ninnananna di solitudine

la tua voce taciuta mi tiene compagnia 

prima di prender sonno.

Silenzi

mi piacciono i silenzi infiniti 
senza compiacenza di sguardi
mi piacciono i silenzi 
che mettono in crisi le mie certezze
che lasciano lo spazio ai pensieri
che innescano i vortici dell’autodistruzione
i silenzi che sono come certi sogni
in cui sembra di cadere nel vuoto
e poi rimbalzi nel risveglio
in pochi millimetri di vuoto
sopra il materasso,
come l’ansia che annuncia la carezza.

Castelli

Ed io continuo a costruire castelli
con i tuoi capelli 
che non hanno fondamenta,
costruzioni dai profili bellissimi
e le loro ombre al cadere dei soli
raccontano storie incredibili
allungandosi all’inverosimile
fino a graffiare la luna
dall’altra parte del giorno.
Io la morale non l’ho mai capita
al contrario del sax
che ha cominciato ridere
proprio adesso
sotto al mio balcone.

“E pur questo non basta!”

se penso ai grandi scrittori
e alle loro vite avventurose,
credo che non diventerò 
mai un grande scrittore,
ma nemmeno uno scrittore piccolino…
sarò uno scribacchino Q.B.
come adesso,tra una cosa e l’altra,
in piccoli spazi, tra libri,
numeri,amori scaduti,e carezze perdute,
i sentimenti si allungano sulle pareti
come ombre sotto la luce del mattino,
e mi parlano con voce diversa
la stessa lingua dei grandi,
“e pur questo non basta !”
avrebbe scritto Tarkovskij padre,
“ammesso che ci siano misure da colmare!”,
ha risposto poc’anzi un’ ombra dal muro!

Evidentemente

ci siamo ubriacati vigliaccamente
tutte le volte in cui la vita
ci è parsa come una nave da crociera
arenata sulla secca,
siamo più adatti a rattoppare voragini
che ad evitare gli scogli.
evidentemente
non ci è bastato il sonno
per prenderci una pausa dalla vita.

Aspettare è una forma di resistenza.

Solo i sentimenti legano l’uomo all’uomo,

persino un broker di wallstreet

tornerebbe ad essere uomo

in preda al sentimento,

l’amore che infuria

fa stridere le carni

nell’immobilità dell’attesa.

mantenere la posizione…

dimenticare il tempo.

Aspettare 

è una forma di resistenza.

il dio delle cose inutili

il mio pensiero è il dio
delle cose inutili,
sovverte l’ordine del giorno
e rende indispensabile
ciò che il mondo ha accantonato…
il sorridere alle piccole ombre 
che incorniciano un sorriso,
la tenerezza nell’uomo ancora forte,
l’indignazione ripetuta ad ogni abuso,
il giocarmi tutto sulla ruota dei tuoi occhi
o la grazia della solitudine in amore
che si perpetua nei giorni sempre uguali.

Arrogante è colui che sovverte l’ordine naturale del dare e del ricevere.

La mia arroganza da piccolo

era voler abbellire il mondo,

la mia arroganza di adesso

è vedere bello il mondo,

in futuro , il mondo

farà a meno della mia arroganza,

ma ci saranno altri nomi

in altri tempi,

la stessa arroganza.

Non è più un luogo la città

non è più un luogo la città
da quando ti penso 
da una certa angolazione,
il vento è l’unica strada
che riesco a percorrere
con una certa linearità,
e tu passi e mai ti fermi.
io ti cammino
come fossi una piazza
senza vie di uscita,
dove il sole mi sorprende 
sempre inaspettato
e l’altra gente 
mi è tutta straniera
e la tua bocca
sempre sconosciuta.

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