Stai sereno!

mi hai costretto ad un silenzio

zeppo di parole,così

ho accumulato pile di consonanti

e montagne di vocali  

tanto alte da oscurare il sole

e quando ho perso le tue tracce

anche di notte

in quelle notti senza luna

è arrivata la tua voce da lontano

caduta come un vento 

sull’incendio dell’estate,

_stai sereno! 

Aspetta Primavera…

Ardo prematuro 

avanti ai tuoi occhi

per futili motivi,

col tuo sorriso 

hai posto un solco 

sui miei sentimenti di granito

e poi vi hai seminato

braccia larghe

camion di silenzi,

correndo per i campi

aspetto,

nascerà qualcosa 

entro Primavera.

sono un creatore di bozze.

sono sempre stato un pensatore grezzo,
fine nell’inizio 
e grossolano nella fine..
Una volta pensata l’idea
poco m’ importa della forma,
sono un creatore di bozze,
e mi piacerebbe un giorno
essere riconosciuto
dalle sbavature,
dalle imperfezioni.

l’educazione sentimentale.

ogni volta che leggo uno scrittore che mi piace
mi approprio del suo linguaggio,
e per qualche tempo,non posso che scrivere i miei pensieri per sua bocca.
Questo,di solito, dura i pochi giorni dopo la conclusione del libro.
Poi mi restano solo i suoi sentimenti 
come una piccola zavorra ancorata sul fondo dello stomaco
ed ogni qual volta ricomincio a scrivere
manco fossi un higlander
uso,inconsciamente, tutta la reminiscenza dei loro pensieri
per ricostruire il mio stile.
I grandi scrittori ci cambiano lentmente
e proprio come accade con i ghiacciai
è difficile accorgersene giorno per giorno,
ma al pari di una buona educazione familiare,
le parole buone, ci indicano la strada verso la bellezza,
ed una volta imboccato il sentiero,ammesso che se ne esca,
è impossibile uscirne immutati.

Dal racconto breve sporcato di poesia ma soprattutto inesistente: “SEI MOLTO SENSIBILE MA TI COMPORTI COME UN PEZZO DI LEGNO “

Un pezzo di legno!
le dissi.
sei come un pezzo di legno appena tagliato
con tanto di corteccia loricata dal tempo.
mi sorrise, sapeva che avevo capito.
e ancora,le urlai sul muso
da così vicino che mi sembrò di baciarla…
MI HAI FRANTUMATO I COSIDDETTI!
sempre a scavare, e scavare ancora in questa cazzo di coscienza.
Di cosa ha paura? le dissi adesso a bassa voce..
DI SOFFRIRE? silenzio…
Non si muore certo per amore!! solo i deficienti muoiono per amore, cazzo!
E se si dovesse per qualche strana ragione del cosmo diventare idioti,
allora ci ammazzeremo, e tanti cazzi!
Cristo, non ti capisco!

Sei un pezzetto di legno,
profumi di terra e di sole 
e quando ti tocco sei liscia
e naturale come una selce
e sei così dolce nella tua durezza 
e accogliente il tuo silenzio
e le tue forme sono un invito al viaggio
e la mia bocca ti percorre e tu,allora,
ti spogli  della tua corteccia
e ti fai foglia
ed io ti sento
come il vento e le montagne quando mi sovrastano
e mi abbandono alla tua natura di denti bianchi nella mia carne
e dentro di te , là, nel fondo della tua pancia
devono accadere miracoli straordinari
ed ogni piccola sofferenza issa un sorriso bagnato assetato di vita
ed ogni volta rinasco
e ti prendi il mio respiro chè ti appartiene
e ti stendi avanti i miei occhi
come una pianta che si apre al sole e respira 
e persno Darwin avrebbe titubato
se ti avesse vista così,
il tutto che è sempre stato non si è mai evoluto
e quella volta sopra il tuo seno ho avuto fede 
e ti ho chiamata Dio,e ti ho pregata,…mentre godevi.

Estate

strade polverose del mondo
in mezzo ai campi
aride lingue di terra
arse dal cuoio 
inspessito dal sole,
battuta dall’ombra
di un avvoltoio
la mia vita
in mezzo alle tue mani
cerca riparo,
la mia bestia
è alle corde
in questo incendio 
di sguardi,
tra le tue labbra
camminano i silenzi
fissano distanze
linee tagliafuoco.

la tua bocca lontana

non ho voglia di uscire
a meno che non ci sia tu là fuori
non voglio più birra fresca
ma acqua a temperatura afa
che si incolli al palato
come un mastice senza gusto,
mi tratterò male,farò i capricci
fino a quando non vedrò 
i tuoi capelli spuntare
dal fondo della piazza.
il sole più duro dell’anno
è il mio miglior amico,
scioglie ogni movimento,
arrotonda i miei passi
zoppi e quadri, 
scivolo così senza fatica 
lungo il corso 
come un branco di cani randagi
verso il centro, verso la rovina,
e niente potrà dissetarmi,
in questa arsura di sogni,
niente potrà salvarmi,
e la tua bocca è così dispettosamente lontana,
la tua bocca così lontana
è un giubileo a cui non ho potuto credere,
le tue gambe un approdo morgano,
la tua lingua carnosa
l’ultima immagine
che ho desiderato sul mio viso
prima di cadere,prima
di schiantarmi al suolo dei sentimenti
come una bombetta d’acqua salata,
esplosa dall’ultimo piano del palazzo,
poi nessun cordoglio 
nessun picchetto d’onore
solo la risata di un bambino colpevole
richiamato all’ordine da una madre impaziente
all’ora di pranzo.

Back in Black e piccole felicità

ho incontrato la felicità
al banco dei salumi,
faceva la spesa per l’istituto,
si parlava di prosciutti
e se comprare l’olio
oppure un panino all’olio,
alla fine sulla lista
c’era scritto 
“un panino allo ollio”
e con grande soddisfazione
fu quello che comprarono.
il più scaltro di loro
balbettava e dimenticava
tutto dopo pochi secondi,
ma sorrideva.
un altro guardava il culo
all’amico avanti un passo
e sorrideva,
questo con fare alla freddy mercury
canotta e collanine
improvvisava finali di canzoni
alquanto coreografiche
e ripeteva..sottovoce ad un pubblico in delirio…
My boyfirend!… my boyfriend!
qualcuno più attempato
litigava senza alzare la voce,
su chi dei due sarebbe stato
più utile a portare avanti la baracca.
Poi c’era un ragazzo
biondo e riccio
con pochi peli troppo cresciuti sul mento
alla maniera del primo James Hetfield,
indossava una maglietta degli AC DC,
mi ha chiesto con sguardo truce…
vedendomi interessato alla maglietta…
Ti piacciono gli AC DC?
Ho risposto che Angus Young è dio.
E lui mi ha fatto le corna..
ed io ho risposto!
E lui era felice ed io ero felice
e sono tornato a casa 
col sacchetto della spesa
canticchiando Back in Black.

Sentimentale

certi giorni la tegola
che si è consumata
sul palazzo antico 
di fronte al mio balcone
contiene più sentimento
della pietra che porto in petto,
certi altri giorni
le cose mi attraversano
e tutte lasciano un segno
del loro passaggio
dentro il mio stomaco,
mi innamoro follemente
un minuto per volta
di tutto ciò che mi circonda,
e tutto mi corrisponde
come fossimo gli amanti perfetti
che si abbandonano alla sera.
Poi cambia il vento
e spesso torno a casa di bolina,
i lampioni ormai mi riconoscono,
le porte dell’ascensore mi abbracciano
il neon ronza come una mosca azzoppata
e sento sempre il canto della vita
nell’ultimo giro di chiave
prima di andare a dormire.

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