I libri non si amano, si posseggono…
è una questione di passione.
Il tradimento è sempre dietro l’angolo.
quindi, adesso ti finisco, e
il domani porterà inevitabilmente
la nostalgia delle cose andate,
il tuo sapore si depositerà sul fondo dei miei sentimenti
per sedimentazione, lentamente.
Mi ritorneranno in mente, un giorno
nomi e strade, luoghi immaginati
e tante ombre, mi chiameranno
come una famiglia che mi reclama
dal fondo di un’altra dimensione.
Solo per lei.
per lei ho svestito
la corazza dell’orgoglio,
le sono andato incontro
in maniche di camicia,
ed un paio i bottoni
sono subito saltati,
ero il mio stile, ero ubriaco,
ero l’uomo più bello del mondo
quando l’ho chiamata per nome,
ma lei aveva occhi di donna,
non c’era morte nel suo sguardo,
e poco tempo per parlarmi.
Abbandono
passarono i tuoi occhi
come l’aratro sul mio petto,
ma il cielo era secco
e la terra asciutta,
la pioggia
sarebbe giunta
troppo tardi.
diventai solco
all’ombra delle stelle
ingrassai il vuoto
con l’eco del tuo nome
e mi aprii al cielo
una cattedrale
senza cupole.
Lontano, un esplodere di nubi,
la festa del paese
illuminava i monti,
il tuo viso
era un’ombra
scavata dentro l’ombra,
Io ero la terra
d’un emigrante senza figli.
Una notte
Una notte inizia e finisce senza patimenti
Ci fosse la tua piccola voce
Accenderei di rosso il cielo in un sorriso
Ma il tuo silenzio allunga il mio tempo
E non so piú se é notte oppure mezzogiorno
Ogni qual volta il sole nasconde le mie ombre.
una notte inizia…
Una notte inizia e finisce senza patimenti
Ci fosse la tua piccola voce
Accenderei di rosso il cielo con un sorriso
Ma il tuo silenzio allunga il mio tempo
E non so piú se é notte oppure mezzogiorno
Ogni qual volta il sole nasconde le mie ombre.
Dal Romanzo Inesistente “Incontri Distanziati Del Quarto tipo” , Il passo dell’oca
Dal Romanzo Inesistente “Incontri Distanziati Del Quarto tipo” a
penultimo capitolo
Il passo dell’oca.
Quando mi dicesti addio
con l’ultimo silenzio,
non mi spezzasti il cuore,
ma tornando a casa
i miei passi
fecero un rumore
di porte chiuse,
ed il vento infuriava per le strade
sbatteva le suole sull’asfalto
ad ogni vergine falcata…
A metà strada
mi tornò in mente
l’ultima marcia
dell’esercito tedesco
prima della resa,
l’ultimo passo,
la morte dell’oca. Poi,
un gatto fece un verso d’amore,
pareva piangere…
Mentre io cominciai a ridere…
Vicini II
Non c’è morte migliore
per i tuoi pensieri
del mio fare senza pensare,
non c’è naufragio migliore
per le mie vertigini
che i tuoi altari,
così apparentemente distanti,
così freddi e serafici,
e pure vibrano, le pietre,
(bianchi ceppi di marmo
di chianchiere),
ad ogni sussulto di vento,
di carne e di cuore..
Tanto rapidamente
da sembrare immobili.
vicini
Mi abbatto con sentimento
sulle tue parole
e viviseziono i tuoi silenzi
senza alcuna riverenza.
Non c’è morte migliore
per i tuoi pensieri
del mio fare senza pensare,
non c’è naufragio migliore
per le mie vertigini
che i tuoi altari,
così apparentemente distanti
così freddi e serafici,
e pure vibrano, le pietre,
(bianchi ceppi di marmo
di chianchiere),
ad ogni sussulto di vento,
di carne e di cuore..
Tanto rapidamente
da sembrare immobili.
Così diversi agli occhi del secolo,
identici nell’intimità del silenzio.
Ci accompagniamo, mia distanza,
a portata di mente,
per queste strade, che poco o niente
hanno a che fare con i piedi,
senza mai incrociare uno sguardo,
ritrovarsi , poi, di notte, vicini di luna.
Dal Romanzo Inesistente “Incontri Distanziati Del Quarto tipo”, Intramezzo
per me le donne erano sempre state così,
quando credevo di averle capite in realtà non avevo capito niente
quando credevo invece di essere fuori strada
accadeva che ci innamoravamo…
anche se io continuavo comunque a non capire…
mia profondissima terra
mia profondissima terra
pesi sui miei anni
come un sepolcro
di cielo
e le tue voci di
cinghie tirate
rapiscono e commuovono
io come un viaggiatore
tu come il tempo
una terra sempre nuova.
Dal Romanzo Inesistente “Incontri Distanziati Del Quarto tipo” Cap VIIII “Torna”
Dal Romanzo Inesistente “Incontri Distanziati Del Quarto tipo”
Cap VIIII
“TORNA”
*************
“!torna da me!”,
le dissi
rivolgendomi
alla piazza
da sopra al mio balcone
con un filo di voce,
torna!
ripetevo
fissando il margine
all’altro lato della piazza,
l’insagna del vecchio ristorante cinese
era il massimo dell’esotismo
che si concedeva il mio sguardo,
mentre i miei pensieri
erano ancora perduti
nella forseta si mangrovie
che si nascondeva
tra suoi capelli,
e le mie parole in trappola,
erano rimaste là
impantanate in quel fango argilloso
che sono i baci d’Estate.
Ero acceso in modalità provvisoria
e mi pareva di poter dire
soltanto
“torna”!
Il mio screen saver.
La piazza accolse la sera
come tutti gli altri giorni,
chè le pietre
non si sconvolgono per tanto poco,
ma una luce sinistra
si era distesa sui marmi
come una nostalgia,
un velo fresco e rossastro,
un plaid tiepido
come una sedia appena abbandonata
avrebbe fatto da tappeto,
al pic nic della serata,
anche se onestamente
avrei preferito la nuda pietra
così da lavorarla come un macellaio
per poi ingozzarmi della sua assenza.
Dal Romanzo Inesistente “Incontri Distanziati Del Quarto tipo” Cap VII “il suo naso”
Dal Romanzo Inesistente di Bibappa:
“Incontri Distanziati Del Quarto tipo”
Cap VII
“La massima espressione della natura.”
Certe volte il desiderio prendeva il sopravvento,
allora serravo la mascella per qualche secondo e
mi mordevo il labbro. Usavo parole forti
e queste scalciavano e mordevano come selvaggi
pronti alla guerra.
Per conquistarla adoperavo alla lettera la mia tattica prediletta
che poi era esattamente quella di non avere alcuna tattica.
Improvvisavo, alla mia maniera.Ero un disastro…
Così,dopo qualche poco, lei si allontanava…
Non mi considerava per qualche tempo ed io
rimandavo i patemi all’incontro successivo.
Forse non ero ancora pronto, e a volte pensavo
che non lo sarei mai stato.
Se fosse stata qualsiasi altra donna,
le avrei mostrato la mia destrezza nel corteggiamento,
avrei messo in mostra le mie sicurezze,
l’avrei fatta ridere delle mie trovate idiote,
sarei stato sempre brillante e piacevole,ma
con lei non ce la facevo,dopo un poco mi perdevo,
andavo in loop,mi smarrivo sulle sue labbra
manco fossero le ultime onde buone della stagione
e la mia lingua una tavola da surf arenata sulla spiaggia.
La deisderavo più di ogni altra cosa.
Quando le cose avevano un certo spessore,
preferivo mostrare subito la mia pochezza.
Avevo fede nel naturale crescendo rossiniano
che la mia vita speravo custodisse segretamente.
Ero conscio che in questo modo avrei comunque
avuto scarsissime possibilità di successo.
Era come gettare una rondine allevata in cattività
dal balcone di casa e sperare, dita incrociate,
che la natura facesse il suo corso.
Ciò, da una parte mi sollevava,
poichè avevo trascorso anni a costruire la mia singolarità
avevo ormai raggiunto un discreto equilibrio che si reggeva
a meraviglia tra amori lunghi una notte,
e notti intere lunghe un bancone.
Lei avrebbe mandato tutto in malora,
le mie piccole certezze da single
sarebbero andate in frantumi al primo bacio.
Non c’erano cazzi,La temevo.
Mi sentivo un animale in gabbia.
E come non mi accadeva ormai da molto tempo,
non avevo neanche intenzione di portarmela a letto,
o meglio,…non subito.
Certo le sue gambe me le sognavo la notte,
e le sue mani parevano unità di misura dello spazio,
e che dire del suo seno e del suo culo,
Bach non sarebbe stato capace di comporre niente
di neanche lontanamente paragonabile.
Anche se, quello che davvero mi faceva impazzire,
era il suo naso,piccolo,fiero e leggermente schiacciato,
il pezzo mancante della Sfinge,una scultura minuta di sabbia dorata,
racchiudeva dentro se,e di questo ne ero certo, il mistero imperscrutabile di Fibonacci.
Era la massima espressione della natura.
