le parole non fanno la mia vita, ma
è la mia vita a perdersi in parole,
arrivo quasi ogni giorno
a barattare tutto per un suo sorriso,
uno spicchio di vita,
una manciata di sole,
le parole sono una presa di sale.
non siamo niente
fino a quando
qualcuno giura
di averci sentito arrivare.
Sopravvivere alla solitudine
significa moltiplicazione,
parlarsi, accudirsi,
farsi un cenno con la mano
e rispondersi.
Non è follia parlarsi a voce alta,
mi alleno nell’arte del tempo,
arrivare a conquistare il letto
è una forma di addestramento,
il giorno avanza senza sussulti
ed io mi alleno, soldatino di carne,
per quando il sorriso riporterà guerra.,
il mio cuore è zavorrato al petto
dal peso dei mille giorni di silenzio,
aspetto fiducioso qualsiasi cambio di vento.
tasche bucate dei giorni
un filo di voce mi sfugge,
quanto rumore
si ammucchia negli anni…
silenzi di lava che
gonfiano il petto,poi
basta un sorriso
dall’altra parte del mondo
per mandare in frantumi
una farfalla di fuoco,
in un canto di vulcano
anni di eleganti rinunce.
un’illusione d’asfalto,oggi
è la mia vita.
il calore mi strozza il respiro
sale ad agosto un inferno da basso,
corro senza domandarmi un perdove,
il respiro si accorda all’orizzonte
i monti si piegano al mio sguardo
sento il cuore, in salita,
picchiare contro ogni muretto,
il pomeriggio d’agosto
giorni di sentimenti chiusi
mi sveglio e mi spengo
senza desiderio.
i culi sono pezzi di carne
le tette cose per figli
bocche senza sapore e
lingue buone solo per parlare,
oggi sono una porta chiusa,
un tuono che esplode lontano
mi dice che la tempesta è passata
nella deriva, lo scorbuto
mi ha intaccato il cuore,
giorni senza una meta,
l’orizzonte ha cantato
un’ alba di rum…
di noi pochi pezzi di carta,
poi qualche stella è caduta.
Desiderare che siano i desideri a cadere,
stelle senza nomi.
Guardo il cielo
E non penso,
La notte non ha abissi
Ed io non tremo,
C’erano cose in fiamme che
un tempo, cadevano anche dai miei occhi…
giorni di galere e di birra
il mio mio vascello
batte bandiera pirata
giorni di antiche danze
è arso l’albero maestro
a cui ero legato
giorni di sguardi randagi
siamo tornati
a parlare di leggi
giorni di tempeste feroci
una baia straniera
ci ha offerto riparo
giorni assetati di occhi
la mia bocca
ha saccheggiato villaggi
giorni di glorie perdute
il sentimento sul cassero
ha mollato gli ormeggi
giorni assolati senza una notte
lo scorbuto
ci ha intaccato il cuore
giorni senza una meta
l’orizzonte ha cantato
un oceano di rum
giorni dimenticano giorni
la deriva ha inghiottito
il mio cappello
Giorni perduti nei giorni
parole hanno perso parole
giorni perduti dei giorni
di noi
pochi pezzi di carta
c’è un silenzio in fondo al mare
e noi siamo tutti sulla spiaggia
a parlare le nostre voci,
con le nostre carni,atti
ad esorcizzare paure.
Tutti ci prendiamo
ad ogni tuffo
un anticipo di morte.
questa, la verità, che da sempre
cantano gli abissi.
spesso al mattino l’orizzonte è limpido
dietro la valle altri monti più alti,mentre
nel mezzo un antico armistizio si rinnova ogni giorno
questa è una terra di solchi dimenticati
dal buongiorno lento
a mezzogiorno il sole entra nel cervello
come la mano dentro un sacco di grano
a mezzanotte,invece, il vento è un sentimento di montagna.
Questo sud è la mia terra
gente che sorride nel buongiorno,
le mani antiche che hanno lavorato,adesso
faticano ad aprirsi alla carezza.
Qui,tra le persone sveglie,
il pudore odora di dignità
altre volte invece è un tanfo acre
all’ombra della cattedrale,
anche gli eccessi si consumano nell’ombra
è capitato che giovani donne
camminassero con le gambe al sole
sotto lo sguardo severo
di giovani figli di preti.
E pure questa non è una terra che amo,
Io non sono che tutta questa terra,
questa antica lotta,ma
non ho sentimenti verso me stesso
che non siano distruttivi,
Guardo nel giorno dall’affaccio di casa
il distendersi della valle
come fosse uno specchio,
ma con meno ombre e nessun rumore.
C’è sempre meno gente sulle strade!
Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo
L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.
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