mi offro in pasto ai demoni lucidamente
e c’è una strana perversione, poco divertente,
nel vederli andare via senza salutare
con un pezzo di costato ancora caldo dentro al piatto.
Sopravvalutare le forze alleate è un errore imperdonabile
quando la posta in gioco è servita sopra un piatto di verità.
Ma meglio soccombere alla luce del sole
che spendere una vita a sgusciare nell’ombra
rovistando tra le miserie dei giorni
senza un’idea, un viso, un tramonto
che ci elevino al pari degli dei
o che ci sotterrino nel buco del culo del diavolo.
Una bestia con le scarpe.
se mai ho detto fatto o scritto
qualcosa di intlligente
è ormai un ricordo lontano
quello che sono adesso
non è che puro istinto
nessun intelletto
nessuna mediazione
azione_reazione
una bestia con le scarpe
muoio di sete e di vita
mi ubriaco di presente
affogo la nostalgia nel passato
e so già che in futuro
avrò un gra mal di testa.
stagioni
l’orizzonte è più lungo
di una manciata di lettere, adesso,
e l’azzurro due dita meno amaro .
quello che sembrava un presagio,
la grande pietra,
si muove dentro di me
con uno stridere di corde e carrucole,
il marchingegno, sferraglia e sbuffa
zoppica si inceppa e cade.
Impara il giro della morte
esplode con fragore infantile,
sopravvive.
il grande inverno sta perdendo colpi
sotto il richiamo di una nuova stagione,
il desiderio si è fatto frutto
nonostante l’inverno del suo dire.
cadono,adesso, tra l’erba selvatica,
dai rami, le prime mele succose,
nell’indifferenza generale.
Per me è dolce anche l’abbandono
purchè qualcosa sia vera in questo tempo.
Un nuovo vento, dicono…
prenderà corpo, entro Primavera.
Alcuni lo chiamano…
alcuni o chiamano mare
altri lo chiamano jazz
taluni la chiamano notte
altri ancora dicono abisso,
vertigine,mostro,anima,poesia...
ma solo i più fortunati,
quelli che hanno,
o che hanno avuto e perduto,
lo chiamano amore…
e li riconosci subito,
in fondo ai loro occhi
anche quando il racconto si fa amaro
e la rabbia monta come lava
sotto la pelle tesa dai ricordi.
Partenza
mi ha gonfiato il petto
di fiori,dai tuoi occhi
un odore di violette
è caduto sulle rose,
i miei passi parevano rompersi
mentre mi allontanavo
dalle tue mani
ed un vuoto spettrale
di parole non dette
fin sopra la montagna.
ho camminato per fuggire
al silenzio del tuo seno
mentre il tuo odore
lasciava una coda di desiderio
sul fondo della valle,
verso il mare.
Ho perso un palmo di allegria
da quando i tuoi occhi
non mi cercano nella ressa d’Agosto.
Adesso parlo, a volte rido,
ma la mia bocca
è una miniera di fango.
Duemila poesie.
ho materiale per altre 2000 poesie,
ma tutte direbbero la stessa cosa
e tutte sarebbero inutili,
il sentimento uccide la poesia.
restano solo parole buone
per abbellire le corti,
sete pregiate che d’inverno
non riparano dal freddo.
i sentimenti spostano la poesia
nelle carni, parlarne è
una perdita di tempo.
non ho dato al mio deserto un nome.
non ho dato al mio deserto un nome
perchè qui, ogni volto è lo stesso volto.
conosco però bene il tuo viso
che ha lo stesso nome
del posto in cui accadono le cose,
ogni cosa mi accade sulla tua pelle.
a modo tuo sei anche tu un deserto,
ma zeppo di cose vive
tanto pieno da sembrare morto.
è sempre nell’eccesso che mi perdo…
troppa sabbia, oppure troppo fuoco,
di certo…, solo questa solitudine,
un velo senza tristezza nè gioia
che prende fuoco tra le tue mani
e che ammanta la notte nell’ombra
quando sei lontana ed il mio nome
non ti sveglia in mezzo ai sogni
mentre stai dormendo.
Resta.
la partenza
mi ha gonfiato il petto
di fiori,dai tuoi occhi
un odore di violette
è caduto sulle rose,
si è alzato un lamento
di motore che parte
ed il nostro aratro
si è perduto nel campo,
la terra ci chiama da lontano
figli sperduti
quando ti ho dato le spalle
ho visto la tua mano
aprirsi e dopo chiudersi
i miei passi parevano rompersi
ho camminato per fuggire
al silenzio del tuo seno
e adesso la mia bocca
è una miniera di fango
complicità
esistono complicità così profonde
che non hanno bisogno di parole,
presenze così naturali
da fare a meno anche degli sguardi,
vedersi, è come sdraiarsi e guadare il cielo,
così comunichiamo a colpi di esistenze,
questa è l’unica fede che concepisco.
dentro lei
dentro di lei accadono cose meravigliose
devono esserci fiumi e laghi
e mari che si scontrano,
lingue sconosciute
e suoni mai ascoltati,
nascono cose che non ho mai visto,
e tutte hanno nomi mai sentiti,
Vertigini e abissi incommensurabili
si oppongono a praterie sconfinate
e campi fioriti e vento.
Io mi siedo, ragazzo di strada,
imprtinente sul recinto del suo sguardo
senza bigietto d’ingresso, e rubo!
come quando ero bambino e
alla sera rincasavo,
poggiavo il mento al davanzale
fantasticando sul bordo della notte.
quali meraviglie proibite
avrebbe portato alla luce, il buio,
scavando nelle strade?
Così adesso ogni parola risuona
come una domanda,
e tutte hanno la stessa risposta.
maledetti
Maledetti cuori sinceri che assolano le tenebre,
se a volte il passo è leggero e le giornate
sono sacre come la vita quando diventa poesia,
altre volte il giorno pesa sulle spalle come una palla di fuoco
il cielo è un cubo d’azzurro,una preghiera senza aria
e l’uomo ne è prigioniero come una nota triste
condannata a rimbalzarci dentro per l’eternità.
Non c’è umanità nella tua bocca
il sole ci schiaccia nell’ombra
sui letti un frusciare di tende
l’alito caldo del giorno
si insinua col ritmo del vento,
la tenda è un mare di seta,
il fresco lenzuolo di lino
è un’oasi di bianco
sul legno oscuro degli anni,
sul mio collo è la vita
tra le tue labbra, la lingua,
un silenzio di pietra mi pesa
Pomeriggio, io muoio nell’attesa
di un antico riposo,poi
nella tua bocca rinasco senza desiderio
perduto e perfetto come ogni concezione.
Non c’è umanità nella tua bocca
ma una vertigine senza confini.
La bellezza è un sentimento
che ha poco a che fare con gli occhi.
