cause di forza maggiore.

sempre più spesso scrivo parole vuote,

senza significato di sorta.

l’unica cosa che conta è la ricerca,

il destinatario, il contatto…

quel filo inspiegabile di sentimenti

che ci lega gli uni agli altri,

ha bisogno soltanto di presenze,

e sempre meno di parole.

ogni cosa sembra dire: “eccomi!”

Ho imparato a leggere i gesti

per cause di forza maggiore.

mi é finita la cera per capelli :/

primo giorno senza cera :
Cera_vamo tanto amati.
Il ciuffo in balia dei venti ancora non si è arreso,
la sfumatura bassa alla base dei capelli
minaccia strambe ordinanze sindacali…
c’è crisi ovunque. 
non si spreca manco una briciola di forfora.
le prime stempiature fanno “capolino” sotto i colpi cruenti degli ultimi raggi del sole settembrino.. 
poldres rubati alla brutalità del vento, zone ari

de di cuoio capelluto, piegate alla brutale assenza di cera,
sembrano sfaldarsi sotto i colpi cella mano
che non trova alcun impedimento appiccicoso…
che solitudine, se penso…
la mano che solca la chioma e ne esce intatta, come se niente fosse accaduto.

Poi più niente.

per lei ho svestito
la corazza dell’orgoglio,
le sono andato incontro
in maniche di camicia,
ed un paio di bottoni
sono subito saltati,
ero il mio stile, l’unico,
ero l’uomo più bello del mondo
quando l’ho chiamata per nome,
ma lei aveva occhi donna,
non c’era morte nel suo sguardo,
e aveva poco tempo per parlarmi.
Così capii che la storia si ripete
e tutte le donne che avevo sempre ignorato
si erano reincarnate nei suoi occhi,
ecco perchè, pensai, il suo sguardo era così intenso.
Mi parve anche una punizione giusta.
Non potei che sorriderle come 
di fronte ad uno specchio,
in fondo la vita è sempre giusta
quando pareggia i conti col passato.
Qualcosa di molto simile al vetro
cominciò a stridere fino a frantumarsi
dentro al mio stomaco.
Non dissi niente.
Mi tradì solo lo sguardo,
sentivo il mio corpo pompare dopamina,
come fosse una iniezione di cemento 
in un vecchio muro cadente.
Le gambe si fecero molli
la pupilla si fece grande e nera,
e lo sguardo cominciò a cercare
l’insegna del bar più vicina…
Il resto della storia 
furono masturbazioni congetturali
giroscopiche, trottole ineziali,
piccole anestesie di cose mortali,
inutili.
Poi più niente.

Niente da perdere al netto dei desideri

Tenere a bada il demone dell’autodistruzione sentimentale è cosa ardua, non tutti comprendono quali immani sacrifici ci sono necessari per non mandare tutto a puttane in un solo giro di orologio. Quando due di questi individui si incontrano, loro malgrado, inizia una guerra di posizione, di silenzi, dove l’aria è zeppa di cose taciute e la parola assume significati nuovi, snaturata dal suo ruolo primario, si fa braccio, carezza, muro… Esistono codici in natura, che solo i folli perderebbero così tanto tempo a decifrarli, e c’è bisogno di una infinita capacità di astrazione e di una profonda, radicata, autostima, per non soccombere sotto i colpi dei silenzi. Per qualcuno, però, questa, è l’unica strada verso la bellezza.Seguire l’istinto, l’intuizione, è sempre un azzardo sentimentale, ammesso che qualcuno abbia cose da perdere.

diversi spargimenti di versi

la strada è una buona compagna
quando i pensieri si ammassano
nelle pieghe della mano,
camminare è sempre una buona azione.
evitare spargimenti di versi,
evitare spargimenti di vino,
evitare spargimenti di labbra.
ci sono posti da qualche parte
dove riconoscono i miei passi,
e questo mi dà sollievo,

e un tempo abbastanza vicino
dove la tua parola si fa rotonda
nell’incavo d’ Adamo, che si apre
come una culla, alla base del mio collo.
là il suono si gonfia e si scalda,
riempie lo spazio come una luce,la parola.
l’antico vuoto di labbra, che giace
come un relitto, uno scafo affondato,
nella la risacca dei giorni di pace
che hanno sancito una tregua,
tra il mio ed i vostri cuori di donna.

capirete l’eccezionalità dell’evento

non sarò mai quello che scrivo
scrivo sempre quello che ero ,
la vita è sempre un passo avanti
ogni volta che si ferma il tempo.
non cercarmi tra le parole scritte
me ne sarò andato da un pezzo.
quando mi leggo non posso che mentire
o recitare i vecchi sentimenti con quelli di adesso.
Scorrere non è una parola adatta alla vita,
non c’è linearità nell’esistenza,

non c’è crescita, solo oscillazioni .
mi muovo in tutte le dimensioni che non conosco
e mi ritrovo sempre , io, sempre diverso.
Amare è una faccenda ostica, ad esempio,
dovrei innamorarmi ogni giorno della stessa persona,
e non dico sia una cosa infattibile, ma
capirete l’eccezionalità dell’evento.

Ci fa più belli la morte…

E’ carne marcita al sole

l’esistenza senza attese,

un barbecue di sentimenti e muffe

dove il desiderio è viziato di salse stupefacenti

e le cose tutte sovrastano il pensiero. 

Decadenza e marciume è la vita

delle cose fatte senza aspettare.

Gli dei sanno quanto ho puzzato di morte.

Solo la prima giovinezza può reggere

il colpo mortale del tempo.

Ma ci fa più belli la morte 

quando ci sfiora, leggera,

prematuramente.

benedette distanze.

Benedette distanze di donna

che interrogano i miei giorni 

senza posa.

Un filo di vento e di voce

un ponte di lenza e di aria,

per camminarci sopra, piedi scalzi,

ed inciampare allegramente

sino alla rosa fresca e carnosa

che dipana, nel silenzio,

i miei desideri,

sulle sue labbra

fitte di rovi.

più profonda, più allegra, più bella.

forse una nuvola? 

Un soffio di vento? 

Metà arcobaleno o 

un pezzo d’asfalto? 

Un ricordo lontano 

che bussa alla porta? 

Un caffè arrivato amaro e freddo? 

Una goccia di miele sulle labbra

che fa il filo al tuo seno… 

ecco! fino al cuore sepolto dai vestiti…

ti vedo nuda e sei la mia pelle…

ma più profonda 

più allegra 

più bella.

pesci

Così diversi agli occhi del secolo,
identici nell’intimità del silenzio.
Ci accompagniamo, mia distanza,
a portata di mente,
per queste strade, che poco o niente
hanno a che fare coi piedi,
senza mai incrociare uno sguardo.
ritrovarsi , poi, in mezzo alla notte,
quasi per caso,occhi negli occhi,
come due pesci d’altura
sopraffatti e tremuli

di fronte alla luna.

certe volte la giornata è triste.

certe volte la giornata è triste
“ed il mio cuore, più triste della giornata”
non vede che asfalto avanti ai miei occhi,
chilometri di asfalto scrostato e cemento
e non sembra esserci una fine, a questa strada,
camminare ed arrivare in nessun posto
la sensazione che il viaggio sia compiuto e perduto
e pure ancora da iniziare,
essere il posto che si allunga allo sguardo
e si disperde dietro la cur

va oscura 
in fondo alla prossima discesa,
sul fondo di valli senza vento,
in una penombra di grigio desolata,
dove i pensieri hanno la stessa forma di sempre,
ed essere acuti non basta a sbrogliare la matassa.
Così il giorno mi divora come un orso affamato,
di me non resta che un sasso cupo e sanguigno,
che si annuncia alla vita con un tonfo di incudine nella terra,
ma dentro, nel rosso del mondo, rischiara un’alba equatoriale
e ci sono uccelli e piante e nomi pieni di sorrisi
ed una musica sempre uguale canta cose sempre diverse
come quando pronuncio il tuo nome e ed il tuo viso vivo,
risuona sempre nuovo.
Un triste ottimismo mi riempie in petto, col sorriso,
come dopo una scazzottata tra amici
quando appresso al cazzotto sordo che stordiva,
ci medicavamo insieme quegli occhi viola pieni di vita,
allegri, per aver rubato spicchi di mortalità 
alla giostra su cui andavamo a zonzo ,furbi 
senza aver mai fatto il biglietto.
Certe volte la giornata è triste 
e il mio cuore più triste della giornata,
ma abbiamo visto giorni peggiori, vecchio mio,
quando nemmeno la poesia fuggiva ai buchi neri che portavo in viso.
E non avevamo un cielo a cui affidare i nostri patimenti.

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