Regalo

Raramente regalo i miei libri.

Quando ne regalo uno 

non lo ricompro.
così mi resta un buco, nella libreria,
un’assenza, una mancanza,
in mezzo alle parole,
ed ogni qual volta ricercherò 
quel libro e non lo ritroverò,
mi tornerà in mente 
una persona, un sorriso, ed un perché.
Un libro che si rispetti
porta sempre con sé
almeno un sentimento.

cose da fare.

andare in un posto

dove c’è molta gente

trovare una nicchia

e parlarsi, magari

sorseggiando vodka martini,

restare lucidi,

a portata di profumo

la tua borsetta rossa

si intona a meraviglia

col mio portachiavi di Parigi,

guadagnare tempo,

solo un’altra bevuta,

tenersi stretti

all’ombra del lampione,

appigliarsi,mantenersi,

“sto facendo l’amore con te

da quando ti ho vista scendere dal treno”.

dissi anni fa ad una ragazza.

era tutto vero.

Adesso però non so più 

cosa sto facendo,

ma non potrei fare

niente di diverso.

andiamo a scoprire 

l’ombra che si piega

dietro ogni angolo di luce,

vieni.andiamo.

Un mondo di Genii

la gente vede il genio da tutte le parti
io leggo guardo ascolto tocco
e non ne ho mai incontrato uno,
forse perchè bisogna essere dei genii
per riconoscere altri genii
allora ecco che a mia insaputa
viviamo in un mondo di genii,
però io non faccio testo
mi meraviglio ancora nel guardare un muratore
con l’occhio chiuso da un filo di luce
che lascia cadere a piombo la lenza
e solo io abbocco come un pesce fesso.

La cosa nuova.

non ne so niente di poesia
ma amo la musica 
e la vita ogni giorno,
mi suona qualcosa.
lo so, non ho una bella voce,

ma provo comunque a mettere
sulla croce due parole.
la mia poesia è nello spartire,
nel gesto, quasi mai nella forma.
Ho così l’illusione, quando mi leggete,
di tante piccole cose, che sommate,
ne fanno una assai più grande,
una cosa che parte da me
ma che poi non mi somiglia.
La cosa nuova, la poesia, ha vita propria.
Io non ho poesia, ho fiuto.
c’è più poesia nel mio istinto
che in tutte le mie parole.

Gioia e miseria

giorni in cui la parola mi sfugge
la tua bocca mi sfugge
le tue mani un ricordo
l’alba mi sfugge al mattino
e mi affaccio sul cielo 
quando ormai è notte.
esco ed incontro per strada
gioia e miseria
questo è tutto quello che c’è
tra un inizio ed una fine.
Tutto, qua sotto, è gioia e miseria…
il resto mi sfugge…

Istinto

spesso ho frapposto dei libri tra me e il mondo
una barriera di parole invalicabile
dove ogni altra parola si è accuratamente perduta,
c’è almeno un momento della vita in cui 
tutti pensiamo di essere unici, incompresi e incomprensibili
e ci nascondiamo vigliaccamente dalle nostre fragilità
come pecore in tane di lupi.

Poi ho cominciato ad esplorare il silenzio
che si frappone tra parola e parola

e non ho trovato niente che non avessi avuto già.
I miei occhi che poi erano i vostri occhi
hanno cominciato a vedere le stesse cose di sempre
ma da angolazioni diverse.
Aver paura di aver paura prima di ogni azione,
è una frase su cui ho speso molto del mio tempo.

Arriva poi il momento in cui non si ha il tempo di pensare
e il non pensare è l’unica libertà che ho accarezzato,
quando il fare in accordo con il mondo è l’unica possibilità,
quando il sentiero si è ristretto e la velocità ha sfiorato il limite
l’azione si è fatta luce, i passi hanno parlato la lingua delle cose giuste
e l’ebbrezza di una libertà meno utopica spesso soffocata dalle ansie
ha superato in velocità ogni pensiero.
Così il corpo ha lasciato le cose degli umani per qualche tempo,
é l’istinto la forma di vita più vicina al vostro dio
che mi sia mai passata tra le mani.

Amarone.

l’amarone mi ha fatto le ginocchia leggere

ed i sentimenti si affacciano sulla piazza

come vessilli in tempi di  guerra.

l’acqua ha cominciato a lavare le strade,

ci sono auto che non mi conoscono

che passano sotto al mio balcone

e fanno un rumore di barche

quando l’acqua è bassa.

Scivolano sull’asfalto

come le tue labbra sulla mia pelle,

passano e lasciano un ricordo sconosciuto

come un seme nel profondo del mio petto.

Ho pronunciato le mie parole 

fradice di sentimento 

ed ho lasciato che si perdessero

nell’incedere della pioggia.

c’era il tuo nome

all’inizio di ogni frase,

di ogni pensiero

che mi è caduto dalle labbra.

natura

ma non vi intristiscono gli uccelli in gabbia?
i pesci rossi nelle ampolle…
tartarughe che si arrampicano sui vetri…
serpenti nelle teche…
abbiamo già fatto del mondo una prigione
perchè riprodurre le nostre angosce in scala
e deporle come dei trofei alla natura
sopra gli stipi delle cucine?

Crisi

Capita che la poesia mi abbandoni

e che le parole si infilino

una dietro l’altra senza grandi sussulti.

Allora scrivo pessima prosa,

come è nelle mie corde.

Ma la mente si svuota

i  muscoli si rilassano e

tiro, così, un sospiro

fino al giorno dopo.

E’ così che vado avanti,

rattoppando i buchi che

inevitabilmente lascia la vita…

Bisogna far girare il sentimento

come per i soldi,

diminuire il carico fiscale,

spezzettare, frazionare, spartire, piccole cose,

essere alla portata di tutti 

alleggerire, essere digeribile

e muoversi, spendersi e se necessario

svendersi per non soccombere…

Altrimenti tutto ristagnerebbe

e la crisi comincerebbe a divorarci

dal profondo.

In forma smagliante ( dal romanzo inesistente ” lui lei e lei “)

In quei giorni ero particolarmente sensibile al suo umore.
Quando non mi considerava per più di un giorno intero
cominciavo a smattare, mi innervosivo, andavo a correre,
mordevo le labbra fino a sanguinare…
Avevo accantonato la poesia per sentire meglio,
ma quello che sentivo era cemento.
Una lastra di cemento avanti ai miei occhi.
grigio, uniforme, infinito.
Sentivo il mio corpo rimpicciolirsi,
urtare contro il muro e rimbalzare come contro un materasso di piombo.
Mi sembrava di essere in un sogno, ma non stavo dormendo.
Era il sentimento a farmi piombare in questo stato catatonico,
tra il sogno e la veglia.
Poi, all’improvviso, una sua telefonata, un messaggio, una canzone…
Tutto ritornava a scorrere, il cielo era di nuovo dove sarebbe sempre stato,
il muro sempre là, ma io ero di nuovo capace di evitarlo,non era poi difficile, bastava fare un passo di fianco per ritrovare l’orizzonte.
Quei giorni ero particolarmente sensibile al suo umore, è vero…
Ma il mio cuore era puro, ed io pativo la vita con una disperata allegria,
nella maniera migliore…
Il mio sentimento era in forma smagliante.

due montagne.

Capii che in verità eravamo due montagne,

radicate a terra da mille fallimenti.

Ciascuno col suo peso immondo.

Ci guardavamo da lontano come miraggi 

in mezzo a noi il deserto ribolliva di parole asciutte

l’aria ci fece da specchio per diverso tempo

fino a che non cambiò il vento.

l’Autunno.

La sua rugiada ha sconvolto le mie labbra assetate, e

come un colpo di fucile, un pensiero di solitudine

mi ha schiarato la mente.

la mia montagna smise di gettare l’occhio oltre il deserto

e cominciò a nutrirsi di nuovo dalle sue nuvole di piombo

a cui aveva imparato a legare i piccoli turbini di aria

che si formavano ogni qual volta il desidero la spingeva

verso il più caldo deserto.

La stagione avrebbe preso corpo lentamente,

Sapevo bene a cosa andavo incontro, non era certo il primo autunno che affrontavo…

Però l’orizzonte pareva diverso, nonostante la caducità della stagione.

Dall’altra parte della valle arrivavano profumi di pini selvatici e terra bagnata.

La nebbia ci aveva tagliati per metà gli sguardi.

l’autunno cominciava a minacciare gli alberi

con il suo occhio d’ascia lucente

e le mie braccia che furono tese per diverso tempo

cominciarono a rinsecchirsi,

a ritirarsi in accordo con la stagione incombente.

La vita ha i suoi cicli che raramente assecondano la logica.

Salii sulla cima della mia montagna, tra le nuvole,

certo che qualcosa sarebbe accaduta.

Non accadde niente per diversi giorni.

Mi accampai, feci dei miei pensieri una tenda, accesi un fuoco con i ricordi,

e mi scaldai al suono della mia voce.

Mi sentii vivo come non mai.

cominciai a sentire il mio corpo in maniera differente.

Cominciavo a somigliare alle pietre, all’erba, agli alberi.

Soffrivo lo schiaffeggio del vento sulla cima, ma resistevo,

come un pino loricato, costruii la mia corazza di sangue.

Smisi di aspettare il sole all’improvviso, le nuvole non si diradavano da giorni,

a valle nel deserto accadevano ormai cose che non mi appartenevano.

Dall’altra montagna un sordido silenzio di infrangeva contro la barriera di nuvole,

squarciato solo dai tuoni, che con il passare dei giorni, mi parevano note  sempre più allegre,

accenti colorati in una natura in fermento.

Cominciava a crescere dopo tutti quei giorni, un sentimento senza precedenti,

privo di qualsiasi forma umana.

Senza aspettative, niente a che fare con la parola, con gli sguardi.

Era un sentimento egoista, cresceva, prendeva forma , mutava, scalciava…

Il desiderio di lei si stava trasformando in un mostro carnivoro, ma con discrezione certosina.

I cambiamenti hanno bisogno dei loro tempi.

Mi sentii piccolo, sempre più piccolo , sulla cima della mia montagna, fino a scomparire.

Talvolta mi pareva di osservarmi dal di fuori come fossi un sasso qualsiasi.
quasi stessi sognando.. 

stavo  tornando alle origini.

Dopo qualche tempo dimenticai la sua montagna.

Non so come successe, ma dimenticai tutto.

Non ricordavo il perchè ero salito, ormai da mesi, sopra la cima dei mei sentimenti,

ma non mi parve una cosa stupida nemmeno per un istante.

Non ero più io. avevo abdicato a favore di quello che non ero mai riuscito ad essere.

Quando decisi di scendere dalla montagna, il freddo era ormai un ricordo lontano.

La primavera aveva spazzato via le nuvole, nel deserto cominciavano a germogliare le prime parole,

la sua montagna che non mi aveva dato notizie per due stagioni intere cominciava a ricoprirsi di fiori,

era  di un verde sgragiante.

Non dissi niente, mi incamminai verso la pianura, oltrepassai il deserto senza fiatare,

arrivai in pochi giorni alle pendici della sua montagna.

Mi accampai là per diverso tempo, temporeggiavo.

Il mio fuoco colorava di rosso la notte e la mia ombra si allungava fin sopra la cima.

Decisi di scalarla di notte, senza una ragione precisa.

Impiegai tre giorni per raggiungere la cima.

Arrivai che era quasi buio, il terzo giorno, sul punto più alto.

C’era un fuoco acceso in lontananza, odorava di fiori.

Mi avvicinai e vidi lei che fissava il vuoto sopra il deserto,

in direzione della mia montagna.

Mi sentì arrivare, non si mosse, non disse niente.

Ci sono attese che esauriscono ogni discorso.

Mi misi a sedere di fianco a lei.

Per diverse ore non incrociammo lo sguardo, non era necessario.

Guardammo per molto tempo il deserto, aprirsi sotto di noi, 

e tutte quelle parole, ci sembrarono uno spreco.

La mia montagna era fiorita di nuovo…

ed io sentivo fiori spuntarmi dalla bocca e l’erba che mi solleticava il collo. 

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