Come un faro

non guardarmi con quella pena negli occhi
e togli dalla voce quella compassione
io non chiedevo che bruciare e
adesso che ardo la mia solitudine
come un gas di scarto del più oscuro degli idrocarburi,
questa fiamma sporca pare un faro
piantato su di un’ isola.
Ed il tuo cuore fifone è una chiatta ben ancorata al fondale,
qualche scossone, ma niente di serio.
Qui è tutto un boato e un silenzio.
ci divide un mare che mi pare un lago
e la tua voce mi arriva intatta, mentre mi farfuglia il pennacchio.
il desiderio a picco sugli scogli fissa l’orizzonte,
non conosce speranza, aspetta, fa quello che può,
non escludendo affatto l’impossibile.
e mi ritrovo e mi riperdo e mi rivedo nel riflesso del fuoco
che sul pelo fermo dell’acqua, inscena sempre uno spettacolo,
addolcirebbe ogni cosa, anche la mia stessa esecuzione.

l’arte non è di questo mondo

Non vi dannate voi che avete aspirazioni terrene.
l’arte non è di questo mondo,
e pazienza se la morte vi darà la gloria.
le cose vanno come devono.
Piccoli sono gli uomini che vivono per la gloria.
Minuscoli quelli che la pretendono.
La bellezza è come la democrazia, non si esporta,
si esercita.
Uomo, tu sei figlio del tuo tempo,
e se non ti sta bene, datti pure al vaffanculo,
ma probabilmente sarai solo
anche ad ascoltare i tuoi lamenti.

Da quando ti conosco

Da quando ti conosco ho dato peso al tempo
Sento fisicamente il suo scorrere 
come un vento rugoso sopra il mio viso,
è come credere ai fantasmi.
Da quando ti conosco sono un po’ più fesso
Ho cominciato a ballare anche da sobrio
sopra i tavoli del mondo
Da quando ti conosco ho cominciato a perderti
una parola per volta
e la mia retorica a tratti stechiometrica
approssimata alla quarta cifra decimale
si è fatta rude e grossolana
e le sfumature, nette.
Sapere quello che si vuole intimamente
rende completamente idioti.
Anche se, io, modestamente, già partivo avvantaggiato.

distrazioni

uno di questi giorni

lo so, esploderò

come una mela 

in stop motion,

e di tutte le frattaglie

del mio corpo a brandelli

ne sono certo, 

ritroverete intatto il cuore.

Sorpreso vi dirà col suo innocente parlare

” Oops! Scusate, ho fatto troppo forte.”

Scremature

Come pezzi di carne appesi in vecchi mercati

ho messo le mie debolezze in vetrina,

convinto che siano più affascinanti

di qualsiasi grande vittoria.

Tutti sono capaci di vincere, avendo fortuna,

ma perdere con stile è un dono di pochi.

Pochi sanno vedere quanta bellezza è nascosta nelle sconfitte

ed io a quei pochi volevo parlare.

lettera mai spedita.

certe volte perso di vista l’orizzonte, avanti allo specchio

ho visto un uomo, misero, con i suoi acciacchi del tempo.

certe volte è come lanciarsi nel vuoto per strapparti un sorriso

per creare nell’aria satura di doveri, una figura anarchica, una risposta.

mi lancio nel vuoto pieno di dubbi, Un’ opera d’arte.

come il gatto si lancia dal tetto contando le vite che gli sono rimaste.

certe volte ho paura di non avere abbastanza sentimento

e che la notte ti scopra i piedi e che ti venga un malanno dell’anima.

Ho imparato ad accogliere la paura con il sorriso

e la goccia di terrore che mi scende in mezzo alle scapole

prima di pronunciare il tuo nome, è un brivido a cui non so rinunciare.

Un orgasmo, un patibolo, una liberazione.

Dentro di me c’è un antico coraggio, conosce il terrore, 

ma non teme la morte quando il cuore è sincero.

certe volte le nostre voci sembrano dire sempre, eccoci!

che vuol dire tutto e non vuol dire niente.

Il resto è incertezza e paura…

ma soprattutto coraggio!

prenditi una sedia

mi sono ritrovato a scrivere

con le mani gelate dal freddo

e dal troppo tempo seduto

ho una gamba addormentata

che dopo mi farà male

che dopo mi farà ridere

quando proverò ad alzarmi 

ammesso che ne abbia voglia

sarò un poco instabile

cercherò di non cadere

ma sono ancora in forze

sono ancora giovane

così le tue parole

mi hanno tramortito il cuore

tu sei il mio vezzo giovane

il mio gioco a perdere

prenditi anche la mia vita

è là sul comodino 

in mezzo agli altri libri

dicono  che è tua

anche se non ho più vent’anni

incasso ancora bene

e reggo ancora l’alcool

portami qualcosa di forte

e prenditi una sedia

ho da dirti alcune cose

prendi appunti 

e allontana i bambini.

poesie inutili

scrivo poesie
che non leggerà nessuno
né all’ ombra di alcun albero
né in afose giornate d’estate
scrivo poesie inutili
dove la bellezza fa il verso
alla bellezza
e la solitudine
ci gira in tondo
e sembra cantare vecchie filastrocche
dove casca il mondo
e casca la notte, e poi
andiamo tutti giù per terra.
cadono e accadono
le cose e le parole
mele troppo mature,
o frutti acerbi troppo pesanti.
il mio sentimento pare
un inno al frigo deserto,
smuove il segno della bottiglia
di vino dimenticata e poco altro,
solca solo il mio petto
dove semina e innesta
piante dai colori meravigliosi
che non fioriranno mai
in questo giardino d’ inverno.

sono l’assegno scoperto

urlo le mie pene al silenzio

ogni notte, ogni giorno

a cercare il verso a questo gorgo,

esplodo nella notte un castigo

faccia al muro, disegno un paradiso abusivo,

dietro la lavagna dei peccati.

consumo le mie passioni ferocemente

e come bestia ferita mi trascino nei viali,

il sorriso gentile e le buone maniere

nascondono a stento questo fuoco,

questa lava è perduta nel cuore della steppa del suo silenzio

muoio ogni notte sull’altopiano straniero del suo sorriso.

non c’è niente da fare mi ripete una voce!

Non posso che morire, adesso, e ardere e brillare

e lasciare questa traccia sull’asfalto manco fosse il cielo.

Sono la sconfitta negata,

l’albero che hai tentato vanamente di abbattere

è morto invece per mancanza di acqua,

il filo d’erba che ha resistito al camion,

la sera che ha legato i polsi al sole

e ha tinto di rosso  la notte.

Sono la stella caduta che non si vuole spegnere.

Sono l’assegno scoperto che ti ha fatto bella per qualche ora
prima che venissero a rinchiudermi.

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