è ben marcata, in ogni mia azione,
l’involontarietà della nascita.
Sono qui per caso. Sia chiaro,
sembra dire ogni parola.
Poesia del trentaquattresimo compleanno :D
la freschezza è ormai smarrita
i sogni son pan di stelle dati in pasto ai topi
le tope son desideri
lascio il 33, anno medicamentoso
come il muflone rifiuta l’erba secca
al calare delle tenebre e della vescica
anni pari e dispari mi attendono
Ahhh perduta giovinezza della spumosa birra
Ahhh i frizzi e i lazzi hanno voci di sirene
Ahhh anche la volante ha voce di sirena
resisterò al richiamo ? chi mi legherà all’ albero? Maestro?
aahh tauromachia dell’anima invernale
ti volto le spalle come al cappotto di lana!
in mutande entro in questa nuova primavera.
dio
una grotta
uno scrigno
un filo d’erba
e un cigno
la roccia
prima di franare
la terra
prima di tremare
l’uccello
prima di volare
quanto dio
nell’attimo di un uomo
quanto uomo nell’attimo
di dio
chiamiamo dio le cose
che non necessitano
alcun nome
un colpo d’occhio
e tutte le cose
abbaiano, come cani rabbiosi
destati dal sonno eterno.
Sulla tristezza
la gente fa di tutto per nascondere la tristezza.
Parlano di pudore, quasi fosse una cattiva azione.
La vita a volte è triste, e questo è tutto.
Siate tristi, dunque, quando è necessario.
Non vergognatevi, godetevi il silenzio delle parole perdute.
Domani, o forse tra qualche tempo, sarete meno tristi.
Chiamate le cose con il loro nome, non esistono brutti nomi.
Invitate i demoni affamati a cena e chiedetegli i perché,
e se non dovessero rispondere, potreste sempre ingozzarli
sino a farli scoppiare. Tutti hanno un limite, anche loro.
La buona parola
passo giorni a cercare La buona parola.
L’ho cercata anche nel sacro dei bordelli,
là, dove il setaccio è fine, e pure
non vi ho trovato che stanze vuote,
sporche, di un passato ancora caldo.
Tra le lenzuola sporche e impolverate
mi sorprende, ogni volta,
il sonno infernale dei corpi morti,
ed io cado, fino al mattino, come un sasso,
dentro uno stagno di rovi e di miele,
senza una cazzo di parola, non una che mi sia amica.
Fino al mattino.
Tutto in pugno
Accadono cose
Oppure non accadono,
il risultato è lo stesso.
Ho sognato giardini
Che poi sono divenuti mostri
E incontrato mostri
Che mi hanno accolto
Come il più bello dei giardini
Che importa il destino, il futuro,
Se qui ho tutto in un pugno?
Ed io conto comunque
Come un due di briscola
In una tempesta di segni?
Sono legato alla terra
Perchè sono legato agli uomini
Essere terrone è la consapevolezza
Di essere uomo tra gli uomini
Mi innamoro dell’ uomo e della terra
E delle donne, che sono anche una terra.
Ho amato molte città e poche donne
E da tutte sono partito
E a tutte, ogni giorno, ritorno
Con tenerezza e amore
Come un fiore che nasce
Ogni volta per vincere
La resistenza del tempo
E l’assenza che ci minaccia
Dal basso, come una gravità
Pregna Di sentimenti
Aprile
Aprile che conosci
Il nome dei fiori di casa
Che hai dato un suono
Alla mia carne
Hai visto nascere Il primo amore
E poi lo hai visto morire
Ho preso in affitto
Un tuo giorno
E ne ho fatto Una vita
Piena di cocci, Di ombre
e di tremende primavere
Ricordami ch’ era dolce
Il ruscello
E che l’ cielo era azzurro
Ché adesso parto
E ho coltivato dentro
Una bruma dagli artigli spuntati
Un mostro oscuro di mestizia
Una pesante nostalgia degli occhi
Che ha bisogno di sole
Per completare il suo giro.
Una ruota del carro
Lasciava solchi profondi
E bianchi, un tempo, scavava
Nell’ arena delle strade.
Adesso la gomma è veloce
L’ Olio è bruciato
La strada più scura
scavata da solchi più oscuri,
E Semina piombo Sul petto.
Nascerá qualcosa di bello
Anche nell’ombra di Aprile.
Alea iacta est
Alea iacta est
Cristo o non cristo
Alea iacta est
Notte o non notte
Alea iacta est
Baci o non baci
Alea iacta est
Cuore o non cuore
Alea iacta est
Cristo muore
E Questo é tutto
Alea iacta est
Un povero cristo
Ha la morte nel cuore
questo è il resto
aleia iacta est
La caduta delle sirene
Ho visto uomini maneggiare maldestramente i grandi sentimenti
E poi li ho visti sparire dignitosamente
Tra le gallerie di vecchie linee metropolitane
Per lasciare che siano le rotaie, urlare,
ad ogni nuova fermata,
La caduta delle sirene
Strategie
Non ho che la poesia
Per contrastare l’ indifferenza dei giorni
Quando il mio nome si è perso
In una delle qualsiasi strade
Che ho percorso
Sono stato tutti i nomi
Il moribondo ed il Re che ha abdicato
Ho messo un tacco dodici
All’ ignoto senza forme
Che cresce senza darmi tregua nell’anonimato dei silenzi
E ne ho fatto la mia puttana
Dagli occhi belli
Di cui mi sono perdutamente
Innamorato.
Io sono la mia terra
io sono la mia terra.
la valle accogliente
dove scorre il fiume,
la montagna fresca
che si fa collina,
il campo abbandonato
che ha ingoiato l’aratro.
io sono la mia terra,
mi guardo e sento nostalgia
