mi accorgo che
il mercato è penetrato
nel fondo dei sentimenti
quando vedo gente rincorrere
la solitudine nei
nomi di persone note
facendo così morire
di solitudine la felicità
che da sempre si nasconde
tra i nomi comuni delle cose
e delle persone ignote.
Poesia per la festa della donna.
sei meglio di Equitalia, donna
ché manco bussi alla mia porta
ti prendi tutto e non mi hai mai scritto
manco uno straccio di raccomandata
Spre-logio della solitudine
non temo la solitudine
quindi non la combatto,
se spesso ci manteniamo
come vecchi compagni
che si tradiscono tutti i giorni
è perché, forse, un tempo,
ci fu un’intesa d’amore,
ma mai che una volta, da sobrio,
mi sia venuto in mente
per farmi figo
di scriverle un elogio.
Mancava
mancava,
non un motivo apparente.
Erano tutti motivi nascosti,
profondi, radicati là in fondo
dove la coscienza timbra il cartellino,
tra l’ultimo, pacifico, sonno
e la prima tempesta dell’alba.
l’antica legge
sapessi come taglia il tuo fare
quando io sono aperto come un fiore mortale
e mostro l’anima rossa ed il fianco
alle tue parole distratte.
Ma da uomo ho accettato tacitamente
l’antica legge che lega gli uomini,
c’è una felicità latente nei dolori dell’anima
la certezza di non essere soli.
ho bisogno di scrivere
certe volte ho bisogno di scrivere
e tutte le altre cose mi sono precluse
da una angoscia terribile.
la stessa che mi porta a lei
in piena notte per gridarle cose
che non trovano più posto
tra i dignitosi silenzi
della mia solitudine
foto – gruppo 01 – olivetti “66
il sorriso tetro
i colori azzurrati
tapparelle serrate
una camera oscura,
un mostro di tenerezza
era la vita
un mostro di plastica
il futuro.
Giorno
le ombre della notte
parlano una lingua fitta di parole,
devono riempire ogni buco.
Al giorno, le vocali.
mattino
ho speso una nottata
a pensare che era bella
l’ho scritto con parole
di oscuro tormento,
le uniche che avessi.
Poi è arrivato il giorno,
la sua nuova canzone,
l’ antica primavera.
il sole
ha bruciato la penna
il muro
era un prato fiorito
il mezzogiorno
ne ha cantato il profilo
il tormento
s’ è fatto mattino
anche il caffè
i miei patimenti un giorno
saranno i patimenti di altri
ed io non ne avrò in cambio alcuna gioia
niente restituiscono i sentimenti
tutto si prendono( anche il caffè…)
la felicità di avere cose da dare
è quello che resta,
un arsenale inesploso
a guerra finita,
un monumento,
l’ ottava meraviglia del mondo
che ognuno di noi
ha conservato
nello scantinato polveroso
dei ricordi…
tra i vuoti a perdere
di tutte le bottiglie di vino
questo cuore dimmerda
è un colosso
e la mia volontà è niente
ad ogni suo comando.
.net/fobia
la rete comincia a fare paura.
quando se ne andrà la luce, temo,
che oltre a perdere i ricordi,
non avrò più accesso manco ai pensieri.
Non sarai mai un poeta!
se aspetti di diventare un poeta
non sarai mai un poeta
se credi di essere un poeta
non sarai mai un poeta
rassegnati, non sarai mai un poeta!
e forse farai qualcosa di buono,
forse.
