mantenere la posizione

“aspetta, la notte è vicina!”

pare dire il sole che tramonta,

“aspetta, il giorno è finito!”

pare dire la notte che incalza,

ed io resto solo in mezzo a due fuochi

con un bicchiere di birra

senza una strada da prendere,

mantengo la posizione

come una runa, una pietra miliare,

Un punto triplo, 

e sono il giorno caduto

e la notte che nasce 

e la terra che dissipa

il calore del giorno,

senza avere risposte,

esisto, illumino, consumo, crepo

sembro cadere, ritorno alla vita.

Malinconia

L’inferno che per mia natura porto nel petto
Ruggisce come un proiettile pronto a colpire
La strada che non basta mai sotto i piedi affamati
Le mani nate per raccogliere stelle
Riposano nervosame sopra il volante
Un dito porta il tempo del cuore
E una musica riempie la valle         
La pioggia è una malinconia appena caduta
Le gocce sul vetro sono
note perdute
Un ingenuo e un ottuso,
Sempre si credono salvi
dietro uno stupido vetro …

nonostante tutto.

la Primavera più fredda di sempre
si è ritirata come un ghiacciaio indesiderato,
scoprendo la terra tenera di un antico pascolo
Poi l’ Estate si è scagliata con tutto il peso
dei pomeriggi sudati, e le sue notti scellerate
hanno solo ritardato la caduta dei pensieri aborriti.
Quindi sono cadute anche le stelle
ed ho sentito gente parlare ancora di desideri.
Io non ho visto, non ho voluto, non ho chiesto.
Adesso l’Autunno canta la sua strada di velluto,
ma un freddo polare sta affilando i bordi alle parole.
Sono andato a letto il più tardi possibile
e mi sono svegliato, il prima possibile,
Solo per raccontarmi la favola della bellezza
a cui continuo a credere, nonostante tutto.

vita che quasi mai basta alla vita

è inutile scrivere del silenzio
come dell’amore
come dei più profondi sentimenti
mentre si è in silenzio
mentre si fa l’amore
mentre si è preda dei più profondi sentimenti
la vita che quasi mai basta alla vita
lascia voragini incolmabili
e le parole bastano quanto una voce amica
che dal fondo del pozzo della mente
ci implora di non impazzire, 
non impazzire, non del tutto.

Vita

vita che mi trafiggi senza pudori
ed inchiodi i sentimenti
alle assi del giorno
fai lo scalpo alle albe spensierate
aneli un tramonto glorioso
ed entri come un toro che carica
nel mio petto senza sangue
vita che mi sotterri di tenerezza
che mi hai fatto ingenuo col silenzio
che mi hai tolto il fuoco dagli occhi
e la luce dalle mani
e mi hai donato in cambio la pazienza dei morti
l’eternità delle cose profonde mi chiama senza voce
dalla memoria che non ho perduto
senza allegria ho perduto il mattino ed
in una pozza di solitudine ho ritrovato la notte
che mi aspettava nervosa come un’amante scontenta
fa che da questa lacrima
che scuote le ossa ed il sole truce d’Agosto
sia nuova vita mortale
fa che il mio corpo teso sia un arco
da cui saettano le meraviglie
che non ho saputo cogliere
e che ho perduto in una smorfia di dolore
nel mentre che la strada mi faceva uomo.

L’uomo che brucia

guarda l’uomo che brucia
ha il cherosene negli occhi
gioca col tavolo e il bicchiere,
il suo universo è caduto
guarda com’è bello
l’uomo che brucia,
e le cose che passano
e non passano mai,
guarda i suoi gomiti
come fendono l’aria ,
e il suo silenzio 
che ha l’odore del legno,
senti, senti che musica,
quando accenna a cantare
senti che opera, che vastità,
che cosa è più vasto di un uomo che brucia?
guarda il deserto, il saluto, il cenno del capo,
l’infinito ha ingannato la morte,
e il temporale nel petto
e il tempo ignorato,
guarda, guarda che bella,
questa stella innocente, che si lascia guardare,
cade dolce e selvaggia nell’abisso del giorno,
canta e non chiede, prende e regala,
mondo che regala mondo, vita alla vita,
sale la canzone dei mantici dal centro del mondo,
quasi un dio, un santo senza nome, Vulcano,
la verità è che un cuore che brucia
illumina il cielo, anche da solo, anche uno solo.

maiunaggioia

una breve solitudine è necessaria
riordinare i pensieri è necessario
sperso per i viali della sera
il cielo arrossa e la strada pare petrolio
in mezzo al ribollire di lamiere e motori,
sul mare si è alzata una brezza leggera
solletica la pelle arrossata dal sole
gioca col ciuffo scuote le teste
ed io non ho bisogno di niente,
il sale secca le ciglia e le orecchie
la tardona che ammicca
il ghiaccio rinfresca il bicchiere
la bella ragazza che mi viene incontro
sorride e mi porta il conto
maiunaggioia, ho pensato,
ed io tuo seno così distante 
e le tue gambe sincere 
e la tua bocca di pesca
e le tue mani sottili
il tuo naso 
il cuore il culo
il tuo sguardo
quell’altro sguardo
e l’altro ancora
e quella volta che…
che cazzo me ne sto a fare da solo
se ti penso ogni stramaledetto minuto?
Ho preso il telefono, ho fatto il suo numero,
nessuna risposta.
Meglio così, dice una voce,
non sai che ti perdi ne risponde un’altra,
vaffanculo incalza un’altra ancora,
richiamerà, sì richiamerà, speriamo
prima che l’andropausa abbia compiuto il misfatto
borbottano gli angeli da dietro una nuvola…
Il resto della serata è un bicchiere sudato
un classico ritorno di bolina, qualche ululato,
la casa vuota che gode nell’eco 
del chiavistello che scivola,
io che godo nel profanare la casa 
e questo è l’apice dell’eros
e poco altro da dichiarare
qualche zanzara
tracce di sonno.

i sentimenti meno comodi

Certe volte i sentimenti sembreranno ingrassare solitudini,
ed è esattamente quello che accade.
Bisogna imparare a convivere con i sentimenti meno comodi,
e resistere, ed essere un poco tristi quando la vita lo richiede.
Bisogna sfruttare le correnti che ci propina la vita, purché si salga, purché sia vero, e farsi trasportare come i grandi rapaci, ci vuole pazienza, ci vuole coraggio, e portino pazienza i paganti, se 
qualche volta sembreremo impazzire, per poi picchiare come se non ci fosse un domani, stridendo come falchi metallizzati sulle autostrade.
Quando la distanza si farà esatta, capiremo il disegno, senza aver bisogno di guardare.
Poi il salto si prenderà tutto quanto, l’egoismo detterà legge, ed urlerà di andare verso il sole, assecondatelo, ma non presentatevi, anche voi, con delle ali di cera. 
Nell’attesa non cazzeggiate troppo, avete tempo, imparate il bricolage;
fate della solitudine, una laurea, ed esercitate il silenzio, dopo aver parlato troppo.

Notturno

una coppia attraversa la strada
ognuno con una 66 di birra sudata
si scrutano, flirtano,
sorridono, si baciano, proseguono.
dall’altra parte della rotonda
un cirrotico si regge la pancia,
incerto accelera il passo nell’attraversare la strada,
gli mancano le scintille dai piedi,
come una stella cadente mi attraversa lo sguardo.
gli autobus notturni e i taxi
fanno la spola all’ inferno
e gli amanti si scambiano carezze
e nell’ombra si scambiano dosi.
nei pressi della stazione tutto è concesso,
tutto è precario, in bilico, assoluto, rovinoso,
estatico d’estate, ma estatico anche d’inverno.
Io che vivo sopra questo quadro disgraziato
sopravvivo a tutti questi amori rubati
a queste disgrazie annunciate a queste ferite perpetue, 
alle risse, agli scippi, agli abbracci,
ai ritorni, alle partenze, ai comizi.
E resta sul fondo delle mie parole, un deposito di cose straziate,
dove i miei sentimenti ristagnano, invecchiano, ma non migliorano.
Incagliato nella secca delle sirene perdute,
mi sono inventato una vita, dove i silenzi hanno parole d’amore,
e le strade portano in posti dove mi hanno cercato,
Ma resto qui, inchiodato ai miei sogni, senza buone parole.
Ho preso in prestito, con destrezza, tutti gli abbracci dei treni,
e ne ho fatto una collana di perle, con cui ogni notte, prego,
come fosse un rosario, la preghiera delle cose taciute.

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