Pozzanghere

pozzanghere merde di cane e odore di marcio
foglie cadute troppo presto e fango
pioggia ininterrotta e castagne e piccole alluvioni
pericoli di piena piedi bagnati e pantaloni zuppi
adesso che le cose cominciano a cadere
adesso che le cose fanno il suono della morte
adesso che il letargo sembra tramortire il cuore
vorrei che mi sorprendessi con un’Estate terrifica
con un’Estate aridissima, vorrei un Sahara rovente nel petto
dove i gesti risuonano a lungo come gong rituali,
come le rose che fioriscono lontanto ad Atacama
e non questa torbiera intrisa di sabbie mobili fetide putride e oscure
dove ogni passo è molle e dove persino l’eco risucchia la terra.

Articolo 2. Ritenta, sarai più fortunato.

tutte le poesie sono dichiarazioni d’amore
tutte le poesie nascono nel terrore, e
poche sono quelle che sopravvivono all’alba.
le mie non sono poesie, sono distanze,
incontri, scontri, incidenti e frettolose ritirate,
le mie non sono poesie, sono attacchi, braccia aperte,
ritirate strategiche, monoliti, non sono altari, ma ne hanno la forma,
sono morti e sono feriti, venti, armistizi, costituzioni labili e improvvisate…
Articolo 1. Coraggio. 
Articolo 2. Ritenta, sarai più fortunato.
Articolo 3. Sii vario ed eventuale.

mi piacciono le persone che guardano l’arte con sospetto,
non chi dice di essere permeato dal divino.
mi piacciono le persone che si avvicinano all’arte come all’amore.
come me, con rispetto, irriverenza e mistero,
quelli che : “sì è bello, ma non ci ho capito un cazzo!”

indigena

ho scritto una poesia sulla puzzetta

Non lo saprà nessuno
ch’eravamo
nudi nel letto
mentre il mondo 
fuori la finestra
si copriva di stracci.
non lo saprà nessuno
che io nel letto
ho fatto del mio cul trombetta,
anche tu lo scopri solo adesso,
e non ricorderai il giorno esatto
perché non te l’avrò mai detto.
Ci sono cose che nascono già morte,
piccoli segreti meschini
che restano sepolti solo per dispetto.
Puoi prenderti il culo
il mio cuore e la mia vita,
ma non sarò mai tuo fino alla fine.
Difendiamo la nostra solitudine
a spada tratta, poiché solo lei
ci terrà in vita, lucidi, 
per tutto il tempo necessario.

Niente da dire

niente da dire, voglia di raccontare.
Ho il terrore dei pensieri banali,
come quando ero piccolo,
quando mi ammalavo, e pensavo:
“resterò così per sempre,
non guarirò mai più.”
Come quando non mi riesce
di scrivere una parola dietro l’altra
che abbia un senso quasi compiuto,
e rinuncio, e penso che forse
non scriverò mai più.
E tutto sommato
qualcuno si gioverà
anche del mio silenzio.
Allora per dispetto
scrivo due cazzate,
e le metto pure in versi,
solo per dire:
Eccomi, con tutto il mio fetore.
Tappati il naso mondo,
mi scappa la stronzata!

Specchio

Il foglio è uno specchio senza bordi
Mi guardo e vedo la strada
Qualche montagna innevata all’orizzonte
Il fumo del comignolo e l’odore di castagne.
Chissà se assomiglio alle cose che ho fatto
O a quelle che ho evitato di fare…
A volte mi fisso come fossi un estraneo
Altre volte sono reale come un cazzotto
che colpisce al centro della fronte,
Ma ogni volta dimentico,
Ogni volta sono cosa nuova,
E mi sorprendo sempre,
di me e del mondo.
Qualcosa che scava, mi resta negli occhi,
Un tarlo tra sentimenti
che ho cresciuto negli anni,
che prima o poi mi chiederà il conto
ed un ammazza-caffè.
Ne sono certo. L’amore

L’ Anatolia dentro.

altopiano mongolo
che ti inclini nel mio petto
ogni volta che pronuncio il suo nome
altopiano mongolo
che non calpesto
ti allunghi
tra me e me
tra te e me
e tutto il vento
e i visi arrossati dal freddo
e le greggi
e le genti che vagano
tra i canti dell’ignoto
dell’umanissima prateria
mi appartengono per esclusione
altopiano dolce che sei
cadenza del mio passo
lascia che mi sperda per il mondo
senza una scarpa, una manica, un occhio,
fa che la mia voce non ritorni dimezzata
fa che si allontani da me la nenia
la nenia dimessa di quando ho deciso di partire
seguendo la mia ennesima ostinata intuizione.

siamo il canto l’albero e la sirena

la mia barca di carta
è una rompighiaccio lanciata
su un’ autostrada di sangue.

(siamo il canto l’albero e la sirena)

siamo anime in pena 
che si legano ai corpi
per attraversare la notte

(siamo il canto l’albero e la sirena.)

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