Scrivo una poesia da una stanza ammobiliata.
scrivo una poesia sotto lo sguardo severo
di un armadio aperto
voi leggete da una stanza ammobiliata, da uno studio,
dal salotto, cucina, o da chissà quale cesso
sotto chissà quale atroce sguardo minaccioso
e vi aspettate un certo tipo di parole,
come, mare, sole, vento fresco,erba, ghiaccio,
orizzonte, alba, tramonto, fica, sangue,
musica, viale, gente, e deliri vari,
perché qui non sta succedendo un cazzo
oppure è come se non stesse accadendo un cazzo
per qualche diabolico meccanismo teatrale
secondo il quale:
per far sì che le cose accadano davvero
si debba necessariamente osservare
un rigido imbarazzante assordante silenzio,
Ma stiamo più o meno eroicamente andando tutti a fondo,
non abbiate paura, la maggior parte di voi se ne accorgerà
soltanto all’ultimo momento.
Nel frattempo abbiamo il tempo per far finta che non stia accadendo niente
stappate una buona bottiglia di vino e continuate pure a leggere,
domani ci sarà il sole, circa venticinque gradi centigradi,
ed il corpo dei più fortunati di voi
obbedirà ancora ai comandi della vostra mente.
Cin Cin!
Il Föhn-favonio-dei pomeriggi zombie d’Estate alla domenica
Sta tornando l’Estate
vedo la smania
cadere dai tetti
invadere i viali
accorciare vestiti
colorare le borse
suderà ancora la birra
sotto la miseria degli ombrelloni
l’esperienza suggerisce
che aumenterà il traffico
fuori porta
la domenica
e aumenterà il desiderio
di restarmene a casa
piedi nudi
nella corrente
del Favonio
senza corrente.
Niente ha senso- Niente è perduto
niente ha senso
per più di due minuti
l’ho creduto
e l’ho scritto
e i baci più lunghi
sfioriscono
nell’ombra
che si allunga più oscura
delle foto
di instagram al tramonto,
e le mani si sciolgono
come vernice
colata negli stagni,
niente ha senso
per più di due minuti
sembra urlare
la moto che si perde
sul fondo del viale,
una poesia resta aggrappata alla vita,
con una poesia resto aggrappato a domani,
ma non sono io
non è la mia
niente è più mio
sembra cantare un gabbiano
dal tetto,
niente è perduto
vorrei urlarti a un telefono.
quando perdo la voce
quando perdo la voce
con la mente piegata
sulla strada di casa
dentro i vicoli spenti
d’un Agosto lontano
come un fantasma
sferraglia sul cuore
a tarda notte, un’ombra,
mi cicorda il pensiero
quando perdo la voce
il silenzio
diventa persona
e si siede di fianco
e non ho niente da dire
e gli arredi ci fissano
e ci chiedono amore
e non ho niente da dire,
solo un cane che abbaia
ad un mondo di occhi
°°°°bozza-appunti inutili—
quando perdo la voce
con la mente chinata
torno a casa
tra i vicoli assolati
che non ho mai camminato
e l’ombra d’un Agosto lontano
come un fantasma
mi sferraglia sul cuore
mi cicorda il pensiero
quando perdo la voce
quello che si nasconde
a tarda notte
quando il silenzio
diventa persona
e non ho altro da dire
quando perdo la voce
non vivoda uomo civile
la vita mi distrae
coi suoi piaceri
e coi fiori
e mi sento una puttana
che non scopa più nessuno
e mi verrebbe da uscire
e da urlare alla vita
di scoparmi
ma non ho più voce
…il mondo è fatto
d’orecchi.
uno qualsiasi
Ho coltivato un vuoto
passeggiando per le strade
come uno qualsiasi
ho nutrito un mostro
che non sa parlare
né fare domande
ma pretende risposte
come uno qualsiasi,
ed io non so dire,
e passeggio per le strade
come uno qualsiasi,
e rincorro l’allegria
dei cambi di stagione
e le gonne al vento
sono una bandiera
per cui non vale la pena
di morire,
sembra ribadire il tempo.
Sul treno c’è un uomo con la camicia viola
Sul treno
In mezzo alle lamiere
Si aggira un uomo
Con la camicia viola
Vorrei chiedergli
Quanto é lontana
La sua terra
Ma conosciamo entrambi
La risposta
Così ci sorridiamo
E la sua mano callosa
Fa’ sbuffare il borsone
Pieno d’aria e lavoro
Ci scambiamo gesti di accoglienza
Mentre il treno ci porta
Sul fondo del continente,
Ognuno ha la sua Africa
Sembrano dire i nostri occhi…
Sul treno c’è un uomo con la camicia viola
Partenze
Partono senza colore
I cuori nelle lamiere
Col peso dell’oro
Affondano dentro i sedili
Lontano dal nido
Cantano canzoni
Gonfie di vita e di terra
E restano orme profonde
Nelle le sedute
E le culle ammassate
Nella penombra degli scantinati
Paiono barricate
A difesa dal tempo.
Una voce sottile
Rompe il silenzio
Un ragazzo é cresciuto
Un’altra culla si stringe
Ci sono sempre
una pioggia che cade
Ed un sole che splende
e una ragazza si aggiusta i capelli
E un fesso che scrive nell’ombra
dal vetro di un treno o Da un’autostrada
Accetto proposte indecenti
Certe poesie, la maggior parte,
Sembrano scritte apposta
Per essere chiamate poesie,
E sono inutili e brutte
proprio Come le poesie
Scritte dai poeti
Che pensano a sé stessi
Come a dei poeti.
Io, un poco mi piaccio, invece,
Perché Riesco a fare schifo
Mantenendo comunque
un certo stile.
E non baratto la mia miseria
Per tutto l’oro del mondo.
Anche se a pensarci…
Per cifre molto alte…
Fatevi avanti, non siate timidi,
Accetto proposte,
purché siano oscene.
paion tutti normali.
la stradina sul fiume
fa’ il verso alle serpi
è comparso il pianeta
di fianco alla luna
quattro gabbiani
tornano al mare
ieri hanno ucciso un ragazzo
poi hanno continuato a giocare
lungo il corso
paion tutti normali.
Avvicinatevi, abbiate paura!pensieri opere e omissioni
Tutte le cose destano meraviglia
a debita distanza, ma
vi invito allo spavento
a vedere quanta desolazione
alberga in ogni animo umano
avvicinatevi!
Vi invito ad entrare e
a partecipare alla mia
che è la vostra mensa.
vi invito a perdere ogni morale-
vi invito a bere a piccoli sorsi.
Meravigliatevi adesso se ne siete capaci!
se avete capito il senso del non avere senso
e gioite per non aver conseguito niente, oggi,
se non l’abbandono della pietra
che resta al freddo del giorno
e non domanda niente al sole.
Esisto, e questo è tutto.
Conto i giorni da tempo,
come un criceto faccio girare la ruota,
e penso, e desidero, e vago, e
smetterò quando non avrò più desideri.
Sino ad allora mi godo la dannazione
della mia, misera, meravigliosa, umanità.
Sapeste con quanto piacere scendo in strada,
senza vergogna, ad infrangere le leggi dei Santi…
Oggi, ad esempio, ho camminato lungo il corso,
sul fianco sinistro, senza un pensiero preciso,
nessuno mi ha salutato e non ho salutato nessuno,
come un fuorilegge al riparo dell’ombra
ho nascosto lo sguardo con una certa fierezza,
in un pugno, la spesa, l’altra mano, nascosta
nella tasca del jeans, quella del cuore.
#
Crescono dentro di me
febbri e bisogni
scrivo perché sono mortale
scrivo perché sono sbagliato.
crescono dento di me
nostalgie e miserie
è nella strada che trovo conforto
è la parola il mio pane spezzato
crescono dentro di me
sterpaglie bruciate
del sole io sono lo specchio –
ricordo quella volta che le dissi:
“ogni volta che vedi in me
qualcosa di bello,
è la tua bellezza che vedi,
che è anche la mia,
che è quella di tutti,
ma se è bellezza che vedi
continua a guardare
e raccontalo in giro
e poi fatti guardare”
cresce dentro di me
il desiderio delle cose perdute
che domina il resto
e se pure trovassi bellezza
guardando allo specchio,
sarebbe passata.
Io sfiorisco continuamente nel sole
e per sempre.
Vivere, è l’opera d’arte,
Capire sarebbe morire.
