Dato che domani compio gli anni

Dato che domani compio gli anni, penso che
L’ultimo compleanno che ho festeggiato
è stato quello dei dodici anni
al netto di una festa a sorpresa a sedici
quando la mia ragazza chiamò gli amici del mare
non curandosi del fatto che fossero mezzi tossici
e alcolizzati
( i 18 solo in famiglia, non contano)
Ricordo nitidamente la loro Uno diesel blu
provenienza Bitonto
che sbandava per le vie del  paese
carica di hashish e vino bianco,
sulle scale che percorro ancora oggi abitualmente
per andare allo studio di mio padre
dove un tempo c’era il vecchio circolo “Mexico 86”
(di cui mi resta il bancone, un biliardino e ampi locali vuoti),
devo essermi distratto di un gran bene
dato che sono passati circa venti anni
ed io ancora vedo sbandare una uno blu
carica di meraviglie
sotto il sole di Aprile
per le vie del paese
sempre  inconsapevole.

Poesia di campagna universale.

Sento una commozione
negli occhi e nel petto,
è la mia terra che canta,
è la vita che incalza,
rivedo in ogni terra una terra,
ché ogni terra è la mia terra.
Ogni sguardo vede
con con i soliti occhi,
i tuoi occhi, e sono i miei occhi,
e una terra commossa
porto dentro 
dove ogni figlio
è figlio di una terra che canta,
la stessa che uccide,
e mi innamora
e mi richiama a sé
con un tuono di morte.
Lo stesso tuono che
vomitò la parola che fu verbo,
una qualsiasi
come “merda” o “polvere”
o “polvere di merda”!
Io mi beffo della morte
ché sono nato mezzo morto,
quindi mi scherzo da solo,
e talvolta mi sento lontano
come se fossi davvero 
lo sconosciuto che rincasava
dai campi
quando il sole cadeva
dai monti
e la scarpa celeste batteva
il tramonto
con lo scarpone ferrato 
che consumava la pietra
e la scintilla che feriva 
le madri,
faceva gioire i figli

seminati 
nei campi.

Distacco

Non ho abbastanza spazio
Tra me e te 
Per poterti scrivere.
La mia mano ha bisogno di prati assolati,
E tu ti stringi come come una vite.
E ti inerpichi sul pergolato cocente.
Io non ho fede nella poesia.
Io non ho fedi.
Ti guardo come guardo la vite
Cingere il legno,
E sono un vento leggero
Che muove le foglie ,
Come in un sogno
Passo e mi vedo passare,
Come un tempo

che non é mai esistito.

la mia poesia

Credo che la mia poesia
non dica altro che
siamo tutti uguali.
Che siamo tutti la stessa materia.
Tutti la stessa sostanza.

Ogni posto è ogni posto.

che si dovrebbe amare sé stessi
come l’ amore amato da giovani /e viceversa.
Lo so, ho la nostalgia 
di chi ha ancora molte cose da perdere.

Posseggo qualcosa di bello!
mi ha cantato il sole al mattino,

poi è piovuto e con la pioggia
la certezza 
delle cose che passano
e non si ripetono.

per strada un’insolita gioia.

quello che resta

quello che resta della notte
si è conficcato nel mattino
con un odore di donna

il pullman che scalda il motore
alle cinque del mattino
fa tremare i vetri del sonno

vi penso tutti dietro ai vetri
nell’ombra senza sconti della notte
a tifare col terrore negli occhi
la partenza del un nuovo giorno senza meta.

Parte con un sospiro il giorno
e la prima cosa che mi viene in mente
è una questione di soldi
che rubano il sonno alla notte
che ruba materia al giorno
che ruba materia ai sogni
che rubano tempo al giorno

che ruba i sogni alla gente
che ruba soldi ai vivi
che rubano amore alla morte
che ruba due monete di rame
che lascia un vuoto alla terra.

Dalla collana ineditabile ” I Microracconti” – Piede di tenebra –

Hai avuto troppe donne!
mi disse con un filo di voce
mentre serrava lo sportello dell’auto
in mezzo ai beep dell’antifurto.
Camminammo fino alla riva del fiume
e io non avevo niente da dire
al netto del sorrisetto indisponente
che mi si stampa sul viso
quando avrei troppe cose da dire
e non abbastanza tempo per farlo bene-
Ci sedemmo sulla riva
lanciammo nel silenzio qualche sassolino,
e presto finirono, tra un pluf e l’altro, i ciottoli più piatti
a portata di braccia.
E’ così, le dissi, potremmo lanciare sassi per ore
e non cavare niente di niente dal niente.
Non capì, e nemmeno io capii a pieno le mie parole.
Non ho avuto molte donne, le dissi,
“è che sono stato solo per troppo tempo”-
Lei cominciò a sciorinare una lista di nomi
che erano stati ed erano  a me più o meno vicini…
Sorrisi a gran voce, e anche lei sorrise,
mentre continuava nel suo giochino mnemonico…
Ci sdraiammo, avevo visto morire già diversi amici lungo il fiume, pensai…
Non dissi niente, non un filo di voce,
il sole stava per nascondersi dietro la collina,
l’ombra mi aveva già coperto i piedi,
Pensai al vecchio Kurtz, e ai fiumi dell’ Africa nera,
e a quanto poco somigliavano a questo rigagnolo.
Cominciava a salire un vento fresco,
sentivo la carezza del suo profumo
e la sua mano calda, stringere la mia.
Pensai che la felicità è una cosa solitaria.
Una cosa da uomini duri.
Pensai che stavo pensando troppo
e che avevo sottovalutato troppo a lungo
gli argini dei fiumi, i sassi,
i profumi francesi, i tramonti primaverili,
e le donne che avevo baciato.
Mi sentii tutte le mani che avevo stretto,
i capelli che avevo annusato,
i pantaloni che avevo sfilato
i chilometri che avevo corso
i calci che avevo preso sui campi di calcio
le cadute sui pattini prima e sui rollerblade poi,
sentii la mi a solitudine aprirsi come una torta ancora calda
sentii la mia accoglienza e la sua
e nessuno chiese il permesso
e ci sedemmo, l’uno di fronte all’altro,
da sdraiati, come in un sogno.
Mentre nel fiume scivolava immutato il mistero intellegibile della vita,
a me, le cose, cominciavano a divenire più chiare,
nonostante le tenebre, l’ignoto, e la solita ombra che cominciava ad avvolgerci.

Sabato mattina

c’è gente che cammina
stamattina ad affollare 
la piazza addobbata
per la gran fondo di Pisa.
Qualche ciclista blasonato
spende due buone parole
e tutt’ intorno gente che cammina
senza un lavoro e con molti figli
e piano piano l’area transennata 
riservata allo spinning
mi fa’ girare le palle
e qualche lattina di birra
è fatta rotolare dal vento
delle nove del mattino
e dai gradini della statua
cadono lattine vuote ,
paiono cadere dal cielo,
ecco la manna caduta!
e sta per cominciare a piovere
intorno gente che cammina
muratori occasionali.
operai senza occasioni.
e lattine che rotolano
e che cadono dal cielo.
l’impianto suona Stevie Wonder
una bimba appesa alla mano del padre
accenna un balletto, mentre
rotola un’altra lattina di birra 
tra la gente che cammina
e anch’io sono qui che cammino
e non ho il coraggio di fermarmi
né di augurare un buongiorno
e vedo rotolare lattine.
Ai bordi 
la gente sta ferma,
Uomini che non sanno nuotare 
fissano l’acqua di una piscina comunale,
mentre comincia a piovere
cadono lattine dal cielo e poi rotolano
sino ai confini del giorno
si poi ammucchiano nei canali di scolo.
Piove sulla gente che cammina e
una bimba apre un ombrellino giallo,
il padre alza il bavero, si stringono,
e si stringono spalle disordinatamente
tra la gente seduta sui bordi.

suonano una musica universale le lattine che rotolano…

La parola agli sponsor, al comune, agli atleti, ma
se parlassero gli altri, io non avrei niente da dire.

lontano dagli affetti

lontano dagli affetti
nasce una poesia
che parla di case
e di piccoli piedi
e grandi piedi
e di una strada
e di un cammino
e di alcune interruzioni

lontano dagli affetti
nasce una poesia
che non parla di tramonti
ma di case
e di cementi
e di vecchie storie radicate
nell’ ammasso della Vergine

lontano dagli affetti
nasce la poesia
al di là dell’urna
della gioia
e delle eredità d’assenza

lontano dagli affetti
è una convenzione cartesiana
per piantare rune miliari
briciole di pietra
nell’illusione mistica
della distanza tra le cose.

Lontano dagli affetti
è una provocazione.

Oggi che Kerouac compirebbe gli anni

Oggi che Kerouac
compirbbe gli anni
ricordo che
avevo 15 anni quando
al Bazar di Ernesto
comprai due libri di poesie
in versione ultra tascabile.
San francisco Blues di Kerouac
ed un testo di Moni Ovadia-
non capii né l’uno né l’altro-
mi piacevano da matti tutti e due-
così scoprii d’avere un anima Blues
e un umorismo ebraico
Così capii che anche gli ebrei suonavano blues
e che gli americani avevano un umorismo ebraico
e che il negozio di Ernesto era il centro del mondo

e la piazza del mio paese non invidiava Time Square

Ed io mi sentivo Kerouac e mi ubriacavo 
Di Birra e Di Blues e facevo stupide battute
che ogni tanto ancora fanno ridere
e scrivevo cose che poi non rileggevo.
Di tutto questo niente è perduto.

Si è abbattuto l’ennesimo uragano.

Adesso che mi guardi 
come fossi una pietra,
come Il San Michele,
e il sole che fa’ gli occhi belli
picchia come una mazza sui disobbedienti,
adesso che mi tocchi come fossi una lapide
ed usi la riverenza delle cose fuori dal tempo,
nella paura d’avermi perduto
ho piantato radici profonde,
io ero già qui prima che tu arrivassi!
adesso sono un sasso che brilla
a picco sotto al sole,
e due gemme di sale verdi
si stringono nella luce,
e brillano anche loro
nella frusta del vento,
e i gabbiani picchiano sul fiume
mentre un vecchio piccione tuba nell’ombra
manco fosse un’armonica perduta
nell’afa della giovane Louisiana.

Si è abbattuto l’ennesimo uragano.

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑

premiobrassens.com

Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

Incerto&Malpighi

Porte Interne Italiane

Biblioteca Montelupo Fiorentino

Blog della Biblioteca di Montelupo Fiorentino - Sfogliami! Sono tutto da leggere...