Scrivo, come non ti dicevo, solo di quello che non so-
Inutile annuire con le ali per ragionare sulla cima di quello che dici di vedere-
Qui non so che le feste hanno un’ombra. Sempre la solita
Che scompare dietro il vicolo che non hai ancora camminato
Questa estate. Che poi cosa significa?
Hai a stella appesa al collo e vai …e pensi forse di portare il cielo sulle ciglia
Forse è così, ma io è chiaro che non l’ho mai saputo.
La gente mi chiama Hombre, perché non amo stare al sole e tu
Dici che la gente è tutta uguale nei paesi – ché se fai qualcosa
Come facciamo noi :Per il gusto di vedere – il sospetto dici prende il sopravvento
E parlano di Golpe e di secondi fini, ma io questo non lo so
Né lo posso immaginare essendo di sicuro di quell’altra dimensione
Dove le cose nascono già morte e vivono il tempo di un sorriso
Che potrebbe essere una vita, ma io questo, come non ti ho detto, non l’ho mai saputo.
Non è che non importa quello che pensano o non pensano. Le cose dal mio canto mi interessano, sempre
Qua dice il cervello che non sa però di essere-
è il contrario dell’ottuso me ne frego- ma basta provare a capire
E tutto si fa tenero- li vedi come cristi ma senza una morale. IO come ti dicevo non lo so
Se una morale o un’etica che dice sempre io
Io non so cosa pensare – io dico che non so – che non provo a capire con la logica
Ma con la frusta di questa assenza di vento – che sposta gli equilibri come prospettive
E da questa dimensione da cui non sto scrivendo tutto è molto semplice da vedere e
“Per essere felice bisogna non sapere” – ricordo questa frase di Fernando. Ma perché essere felice?
Che significa sapere? Davvero tu credi che? Quanto ingenuo il pensiero
se lo sei non esisti
E se esisti non ci sei
e puoi essere Né felice né questa cosa che tu forse donna dici uomo o viceversa.
Non so se posso respirare o è il respiro che mi dà queste parole. Ma che importa farsi capire
Se posso toccare la tua lingua con le ciglia senza che né io né tu sappiamo di saperlo?
