una vecchia poesia
cominciava così:
sul tavolo un’arancia
e tre sorrisi.
poi la sedia contro il vetro
la lima sulle unghie e
il giorno divenuto insopportabile
chiamami. diceva la strada.
chiamami. la vita di fronte
chiamami. il risveglio felice.
ed io chiamavo come un pulcino di abisso
allegro e con la voce di benzina
e quelli occhi verdi
e quello sguardo acceso
chi è il più fortunato mi chiedo
mentre cammino e scrivo
evitando l’acqua marcia dei banchi del pesce.
chi è? Chi ha avuto tutto e non…
chi non ha avuto e invece…
:taci e inforca questa strada
dritta come una spada
semplice come il sorriso
non troverai quello che già credi di sapere
inutile pensare. Fa’ gentile il gesto
e muoviti nel mondo come una figura:
solo il gesto scuote l’infinito
come una lamella. E di queste righe
dimentica il ricordo – e suona quando puoi
come corda di capelli –
:come il tappo di alluminio
quando cade a terra
nel mezzo della festa.

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