tu sei una ringhiera rossiccia
ma io volevo andare a passeggiare
lungo la balaustra del lungomare
come un dialetto bruciato dalle guerre
sul bordo teso e pescoso
in riva al semaforo degli anni.
tu mi inviti come un canto, certo
come un calippo in un giorno d’arsura
ma io ho imparato a mordermi le labbra
pelliciose e raspe, segnate da cose che
potevano accadere in una percentuale.
tu mi inviti alla distanza. prossima, come un rimando
dici il mio nome come un vento sfavorevole talvolta
altre – come la parola sole all’inizio dell’autunno.
e adesso che le parole si allungano di qualche minuto
ogni giorno. capisci. quella sera ti parlavo di ebbrezza
seduto sui granelli. e ti dicevo tutto e ti pareva niente.

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