La sera in cui Giada irrompe in una nuvola di sterlizie –
è sera. è fresco. sopra i tetti graffia un vapore di niente.
a sinistra si scorge il rooftop dell’ospedale.
oltre. in lontananza. decollano e atterrano aerei.
Giada non è del tutto un nome di fantasia. con tutto ciò che ne consegue.
i piccioni e i rondoni si mescolano nell’azzurro
e fanno un verso di armistizio. tubellano. frappano verticali.
come una dimenticanza naturale. nel vicolo
scivola un ragazzo. impatta contro uno scooter parcheggiato e
bestemmia ancora prima di toccare terra.
Giada risponde qualcosa al telefono dall’altra dimensione.
qualcosa che soltanto lui ascolta. qualcosa di crudo come la selce dopo un temporale.
la sera è scesa come un tritacarne. E io non sono certamente qui scrivere
o a desiderare. ma. il dente batte dove il fianco duole. e
ho voglia di hamburgher.di frasche accese. e di sterlizie.

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