Quel giorno la strada
Sbrulicava di birlucchi.
Questo ce lo siamo immaginato.
Sotto Natale, dicevo
ogni cosa è affumicata
Così nei paesi di montagna
Dove ritorni a contare i fuochi
Sempre più radi come i capelli
Dei pochi abitanti rimasti
A fare la guardia al presepe
Tornando a casa si scomignolano i pensieri.
Diamo fiato a questi borghi!
Diamo ristoranti e guide e beveraggi
Agli avventori!
Qui che mancoibarri.
Ci vendiamo i Panorami mordifiato
Già pregusti la paghetta.
(Pensare che si l’unica via è come arruolarsi nella polizia – rima obbligatoria).
ogni tanto uno straniero.
Rigagnoli nel deserto. Certo.
Meglio di niente. Certo. Forse
Questa terra di cervelli plasmati all’accoglienza.
Meglio che andare, forse.
Paroliamo di sviluppi approssimati
Certo non è cosa sempliciotta
La questione ormai si è fatta grave.
Difficoltà per fare anche due parole.
Chiamare amico che vive oltre di.stretto.
Ma tipo Gibilterra, Suez, Corinto. Canal Glande. Galleria. Fusorario spesso incompatibile. Silenzi da vigilia di comunicazione.
Qui abitava quel mio amico che poi è andato in.
Qui mi baciai con lampredonia(nome di piacere) Che adesso vive in Aspergikistan.
Che anche Là ha avuto più opportunità. Terrapiattalariulilà.
Si ritorna ai tempi delle grandi migrassioni:
Di mio nonno in Argentina. Di suo padre in Pennsylvania. Degli zii in AustrElia, e degli altri in Venezuelia. Canadelia, Svizzerielia, Germenia, evviadiscorrenia.
Ritorneremo poi a cantare La Cucaracha. A sputacchiare due Rancheras. A sminare le montagne.
Faremo nostro il Fado, l’ayurvedia, il Tenessee, la burrobirra e la Carelia.
Spezzeremo le reni agli orsacchiotti e gonfieremo ancora il petto di sterlizie?
Addomesticheremo orsi, volpi ed elefanti, e mangeremo Tolma, Zighinì (magari), grilli caramellati e fegatini fuagranti di tulipani.
… Oh, che visto così non sarebbe manco tanto male ma:
Emanuel Carnevali scriveva che gli esplose una bomba dentro cuore. E adesso siamo solo frammenti.

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