Tornando a casa

Torni a casa ché hai dimenticato la luna
Mentre traposrtavi parole imprestate
Sopra un cargo battente bandiera libertaria
Ed Essa inghiotte i cazzo dei problemi
E fa capolino con tre note in croce
È l’annunciazione di una due tre rese contemporaneamente
Le pietre che sempre ti parlano stasera zittivano
Le parietarie che allergizzano i sogni stasera fremevano lungo le mura di Allappo senza manco starnuti
Sei solo diceva il poeta
Non lo sa nessuno, taci e fingi. Diceva.
Dal quarto piano dell’ufficio di Lisbona.
Un Sud vale l’altro. Dici. Inforcando salite
E occhiali un po’ troppo vecchi per regalare ai pensieri lucidità necessaria. E la birra. Presente in tracce nel sangue non trascurabili fa mescoloni coi verbi. Pisci un po’ con la schiuma dei giorni. Difetti un sorriso. Lasci la mano. Passi. Come passano i venti sopra il collo scoperto e poi niente. Il ricordo di un calanco sull’altro come una torta di polvere a sfoglie di niente Che ritrovi per strada come fosse un’amica che poi si riporta via il vento (Scherza le ciglia del mattino).
Com’è giusto che sia. Per sempre fino a domani. Sai amare ancora senza domandare? Sei pieno di tenerezze inesplose Eterne come una carezza alla sera sui monti mai visti. Storto come la strada che ha curvato una volta e lo ha fatto per sempre. Sgaiattola un timpano per strada. È un ricordo d’orchestra che si perde tra i vicoli insieme al tuo amore. Felice. Ridacchia il polpaccio in salita. È un nuovo giorno per tornare alla festae danzare.

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