Dissertazione Diversamente filosofica sull’esistenza delle pulci.


Ho sempre sentito molto vicini gli ostentatori.

Mi hanno sempre fatto tenerezza

come mi faccio tenerezza da solo in talune circostanze

non che io sia un ostentatore, che cosa dovrei ostentare poi? Mi chiedo.

tutte le loro insicurezze d’amore, la loro paura di diventare poveri

di non avere più nulla se non considerazione e il denaro,

la terra la vedo tremare sotto ogni loro parola di grandezza

vedo baratri aprirsi dentro ogni sorrisone a 32dentibianchissimi.

Vedo la puzza della loro paura impregnare colletti inamidatissimi e bianchi.

La sento arrivare ancora prima del loro profumo MontBlanc, Cartier…ecc. Ecc.
Oggi un tizio vestito di tutto punto mi parlava della sua magnifica azienda
della sua tradizione storica, della lavorazione artigianale delle buccce al fine di ottenere

un liquore come si faceva una volta, della sua villa a Cuba, che però visita una decina di giorni all’anno e della casa a Cortina che non occupa da un pezzo.
Forse è per questo penso che la chiamino Cortina D’anpezzo, gli suggerisco,
così ride lui e rido anche io.
Ha capito che ho capito, ha capito anche il mio disgusto per le sue origini fasciste,
– Vedi questa è la fascia della marcia su Roma, era di mio nonno.
«Che culo! » – Perdona la mia schiettezza. 
– non preoccuparti, ho capito che sei comunista.

« Non sono comunista, comunque lasciamo perdere…»
L’umanità ci unisce al di sopra di ogni differenza, di ogni credo, ho visto la sua solitudine,

ed ho avuto paura, la sua paura, forse non proprio è uguale alla mia, ma è originata dalla stessa matrice.
Gli uomini sono tutti gli uomini. Per quanto le nostre culture tendano ad isolarci.
Sento la stessa paura, legarci stretti gli uni agli altri, la nostra insignificante esistenza

incombere come un condor, sulle nostre coscienze_carcasse putrescenti.
Questo è essere uomini. Accettare la gogna divina, testa alta o bassa non fa differenza.
Qui non si vince e non si perde niente. Abbiamo tutto. Siamo tutto. 
C’è la scintilla divinamente atea nella condivisione, nella spartizione, nella compassione.

Sento di appartenere al mondo e agli uomini e niente mi appartiene perché appartengo al niente.

La paura è il promemoria quotidiano con tanto di allarme, che suona di tanto in tanto più feroce,

per ricordarci la nostra luccicante inadeguatezza. C’ è una bellezza accecante nei vinti.

Nelle persone cadute sotto i colpi della grande massa. Nessuno mai da queste parti vince davvero.
Ma come spiegarlo ai “vincenti”? Forse capiranno un giorno di aver sbagliato tutto e penseranno di aver fallito, e forse saranno per la prima volta sulla direzione giusta, ma senza comprendere che tutto è oscuro. 

Io uso la bellezza come metro campione. Mi barcameno tra le braccia, bocche, mani, culi, tavoli, aeroporti, mari, fiumi, laghi, monti, penso e ripenso , ma ancora non ho trovato niente di meglio.

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