dalla famosissima collana i microracconti ineditabili :
.E la chiamano Estate.
Era così che irrompeva il sole al mattino
Come un calcio nel culo direttamente nel letto.
Mentre il mondo fuori faceva colazione,
anche la sbornia più pesante
Sotto ai portici, era ormai solo leggero mal di testa.
Così il sole ci richiamava all’ ordine da dietro le tende
Con l’antico senso di colpa, col peso del peccato originale,
col vapore leggero delle fontane, al mattino.
Con la patina umidiccia sulla fronte.
Il letto pareva una figa zuppa di miele
Ed io non mi muovevo per paura di sprofondare
Nella sabbia immobile del giorno.
Giù, nella tenebra dei clacson e delle madonnemajale
Non sarei sopravvissuto più di tre minuti. Se mi fossi alzato di scatto
Avrei toccato le ovaie del mondo con la pianta dei piedi e ci sarei morto. Era chiaro!
Dormi ancora un po’
“É quasi Estate.”
Significava tutta quella musica di merda alla radio.
Dormirò fino a Novembre.
Farfugliai con le labbra impastate.
E ricaddi, rigirandomi come una bacchetta di formaggio pecorino fresco, in una pozza di miele caldo.
Sotto al balcone l’ennesima bestemmia
Avevano investito una donna
niente di grave
niente di grave
solo fino a Novembre
poi mi sveglio, lo giuro.
