come acchiughe

voi parlate
e fate vento
ed io mi piego
come un pino
piegato dal maestrale
le vostre bocche sono marce
e il paesaggio si piega, nel fetore,
e con me, la collina
e la pietra si scava
e senza nuvole
il cielo pare inutile
e le vostre bocche puzzano di stampa
e noi che qui ci pieghiamo
nelle fabbriche che uccidono
negli orti zeppi di parassiti
nelle cantine a cielo aperto
e sui banconi dimenticati dai cieli
ci troviamo nei pensieri a tarda notte
e lungo le panchine
dei viali senza glicine
sogniamo tramonti tropicali
noi qui che ci pieghiamo
siamo uno spettacolo maestoso
come acciughe stanche di lottare
con le parole,
facciamo il pallone
che gente molto ricca
calcia con estremo rigore.

Fino a quando si discuterà tra Giusti e Non, non ci sarà salvezza.
Fino a quando si crederanno puri, discuteranno dalla parte del torto
di cose che gli sembreranno giuste.
Fino a quando non impareranno dai libri, e non impareranno l’umanità dalla terra, dalle officine, dalla strada, dalle donne, dagli animali, continueranno a ripetere litanie al vento, con la rabbia dei vinti e non potranno fare altro che distruggere.

indigena

gli uomini di solito si lanciano nelle cose in cui riescono meglio
per trarne gratificazioni e sicurezze
e per crescere sopra delle solide basi.
Io mi sono sempre buttato tra le fiamme
per vedere come resistevo, come cadevo
come sopportavo, se sopravvivevo, e come crescevo.
Fin dove potevo arrivare?
Ero più interessato a capire come si soffre,
forse perché ho avuto una infanzia felice
e sono sempre stato di indole allegra,
ma ero molto giovane e presuntuoso
e non capivo che non c’era bisogno di incentivi,
che l’inferno è un affare di tutti.

indigena

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