non sapere, non chiedere, non sperare, la strada è un richiamo che porta lontano.

Dove svanisce la grazia dei ragazzi?

la ragazza impertinente

dei giochi con l’acqua

degli schizzi

delle carezze moleste

degli sgambetti per strada

dei pizzicotti rubati

dove finisce la paura?

Cosa diventa il timore?

E’ la solitudine a regalare risposte?

Ho difeso la mia immaturità con rabbia e tenerezza 

con le parole di qualche poeta

ho provato a spiegare, senza capire,

e la barba che imbianca

e i capelli diradano e

ho difeso la mia innocenza

nell’uragano, nella morte,

ho rivendicato con forza

il diritto a giocare seriamente,

ho rischiato di confondermi con la folla

poi ho riso di me a bocca piena

perché ero la folla, uno dei tanti, e i tanti,

allora è stato facile, amare tutti,

nessuno escluso, assassini di popoli

mangiatori di morte con gli occhi degli angeli,

e sono diventato crudele lo stesso

come qualsiasi altro innamorato,

e la vita mi è  complice, ogni giorno,

ed ogni giorno stupito ringrazio 

la meraviglia sottratta alla morte,

e la gioia crudele dei misteri

che alberga nel petto

cova un universo di sangue,

nel fondo, nelle arterie profonde

dove non arriva più luce,

non sapere, non chiedere, non sperare,

la strada è un richiamo

che porta lontano.

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L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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