nell’inutilità delle cose-

nell’inutilità delle cose
primeggiavano i miei scritti
fino a quando non ho letto
gli scritti di un tizio
che ha molto seguito
ed ha la barba lunga
e anche i suoi scritti 
sono lunghi più dei miei
e lui si fa chiamare poeta
e ha pubblicato molti libri
e qualcuno li ha anche comprati
e dice di scrivere poesie
tristi e a volte allegre
ed usa uno stile come questo
ma anche diverso
e a volte dice che si sente triste e solo
e allora la gente dice
– OHHH povero poeta triste e solo
che scrive poesie tristi
con la sensibilità triste
delle persone tristi –
oh che anima sottile
che deve avere 
per scrivere poesie tristi
con quella barba spessa!
e la cosa mi rincuora
e mi sento meno solo
in questo mondo
di digitatori solitari
a scrivere cazzate 
per occupare la mente
che se potesse davvero pensare
probabilmente mi uscirebbe dalle orecchie
dalla vergogna.
Perché a me è rimasto un briciolo
di onestà in fondo al barile dell’anima
a furia di graffiarlo con le unghie
della mia mediocrità-
Ma certi cavalcano l’onda del consenso
e scrivono minchiate tristi
e dicono che sono poesie
e alcuni ci credono 
e forse anche loro ci credono
e forse comincio a crederci anche io
se non smetto di scrivere 
minchiate come questa.

Bollette moccoli e calendari

Oggi che il sole è bello 
e il cielo pare carta velina azzurra
gonfiata dal vento
seppure le destre minacciano come avvoltoi
il cadavere della Giovine Europa 
Oggi che le gonne si gonfiano di luce
ed i capelli puliti luccicano come sardine
nel mare d’Agosto
Ho provato a scrivere una poesia con le bollette
Acqua, Luce, Telefono, Gas, 
Acqua, Luce, Telefono, Gas, 
Acqua, Luce, Telefono, Gas, 
ripeto come un manthra
cercando la bellezza nel portafoglio 
nella carta di credito
nel conto in banca
ma vi ho trovato solo moccoli
di quelli fatti bene
poi un paio di culi all’orizzonte e
la primavera esplode i suoi colori al vento
ed un foglio numerato al posto della Bibbia
dove Pietro e Paolo la fanno da padroni
ma nessuna traccia Di P.P. Pasolini 
si annovera alla P.

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