Scrivo una poesia da una stanza ammobiliata.
scrivo una poesia sotto lo sguardo severo
di un armadio aperto
voi leggete da una stanza ammobiliata, da uno studio,
dal salotto, cucina, o da chissà quale cesso
sotto chissà quale atroce sguardo minaccioso
e vi aspettate un certo tipo di parole,
come, mare, sole, vento fresco,erba, ghiaccio,
orizzonte, alba, tramonto, fica, sangue,
musica, viale, gente, e deliri vari,
perché qui non sta succedendo un cazzo
oppure è come se non stesse accadendo un cazzo
per qualche diabolico meccanismo teatrale
secondo il quale:
per far sì che le cose accadano davvero
si debba necessariamente osservare
un rigido imbarazzante assordante silenzio,
Ma stiamo più o meno eroicamente andando tutti a fondo,
non abbiate paura, la maggior parte di voi se ne accorgerà
soltanto all’ultimo momento.
Nel frattempo abbiamo il tempo per far finta che non stia accadendo niente
stappate una buona bottiglia di vino e continuate pure a leggere,
domani ci sarà il sole, circa venticinque gradi centigradi,
ed il corpo dei più fortunati di voi
obbedirà ancora ai comandi della vostra mente.
Cin Cin!
