non sono un genio non sono un fesso sono una terra di mezzo

non sono un genio
non sono un fesso
sono una terra di mezzo
non farà di me un poeta
lo scrivere dei testi
non farà di me un attore
fingere di ascoltarti
con un certo interesse
solo per pompare sangue fresco
nel vostro ego che si deforma
come una zecca
sulla collottola
di un cucciolo di Corso.
non farà di me un uomo migliore
sentire la gente
che striscia nelle strade
dopo aver perso la grazia e la speranza
non farà di me un buono
lo spartire l’unico pasto della domenica
non farà di me niente di niente
poiché sono meglio di te
e sono peggio di te
ma mai sarò come te
perché ho capito
che la mia mediocrità
è viva e vegeta e sempre in agguato
anche se non ho il livore dei morti
né la bramosia della fama
né esigo da alcuno, alcuna forma di amore
nemmeno se me ne sto qui come un buddha
a sparare buddanate da una sedia senza spalliera
dopo aver parlato con una certa raffinata eleganza
di come nella morte si intravede sempre il sorriso dell’ignoto
e la magia incommensurabile di una nascita perpetua.
Non sarò un genio, né un fesso,
e sarò forse una piccola terra di mezzo
un tavolino d’appoggio dei giorni
ignorato dai giorni
dove la luce si posa in certe ore
e compie sul muro di fronte
deliziosi giochi di luce
per pochi minuti soltando
che tanto piacciono
solo ai gatti e ai bambini.

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