Uscito dal palazzo
c’era il sole ad aspettarmi con tutta
l’arroganza delle mettine che bruciano e
mi è subito venuto in mente Carnevali
con la sua poesia a smentire ogni pessimismo.
soliti discorsi banali sul fatto che forse
dovrei dare qualche occasione in più
a gente che non è in cerca d’occasioni,
soliti soliloqui sui conti che non tornano.
una amica mi ha chiesto cosa fare nel
bel mezzo della notte. Fatti una tisana,
ché il resto va per conto suo,
sono sempre poco divertenti i tradimenti.
E buonanotte! Un paio di baci.
Solite banalità e rompimenti di coglioni
che borbotto tra me e me ogni mattina.
Essere o non Essere? Essere coerenti e bruciare come il sole,
ma nell’ombra, come un cazzo di santo sottocosto?
Oppure alzare il bavero della giacca e il dito medio?
la seconda che ho detto!
bene! mi sono affaccendato nelle mie cose,
che sono mie, e pure sembra che non lo siano.
Fatto qualche commissione, spedito un paio di E mail.
Fatto cose, visto gente, parlato di corrosione dei materiali metallici,
vino, camera di commercio, musica e poesia.
In corso orridi mercatini di Natale mi farebbero girale a largo,
ma la strada è stretta, il tempo è poco, e ho poca voglia di cambiare qualcosa.
“La chiesa è vicina, il bar è lontano, la strada è ghiacciata. Camminerò con attenzione.” *
*antico proverbio russo.
