c’è una tenerezza tragicomica nella mia ostinazione.
quanto resisterà il femore prima di cedere?
e la mano e il piede e l’occhio sempre contro un muro…
quanto sono grande, mi chiedo, per potermi consumare
in così lungo tempo e ritornare sempre nuovo ad ogni accenno di vento?
ha forse un limite la verità al di là della mia mente?
Se la mia sorte è quella che pare prospettarsi all’orizzonte,
allora non ho fretta. Mi colga pure l’uragano di Rimbaud!
Io non tremo, Io temo, soltanto, che la mia umanità prenda il sopravvento.
