Ora che non posso più scriverti
che la vanità mi ha rigato i vetri
adesso che come allora
vorrei raccontarti il mondo,
e che il sole di Novembre
se ne sta alto a confermare ogni regola,
le parole mi si inceppano in gola
tra le dita, come una resina, un peso,
e cerco di fare spazio in mezzo alla polvere
di tutte le cose stipate, e di fare belle,
queste parole inutili, che come un antico arazzo
di cui mi sono sbarazzato per bisogno di soldi,
occupano un rettangolo più bianco sul muro,
il negativo del fumo della mia vita che brucia.
