altopiano mongolo
che ti inclini nel mio petto
ogni volta che pronuncio il suo nome
altopiano mongolo
che non calpesto
ti allunghi
tra me e me
tra te e me
e tutto il vento
e i visi arrossati dal freddo
e le greggi
e le genti che vagano
tra i canti dell’ignoto
dell’umanissima prateria
mi appartengono per esclusione
altopiano dolce che sei
cadenza del mio passo
lascia che mi sperda per il mondo
senza una scarpa, una manica, un occhio,
fa che la mia voce non ritorni dimezzata
fa che si allontani da me la nenia
la nenia dimessa di quando ho deciso di partire
seguendo la mia ennesima ostinata intuizione.
