un’altra inutile omelia

il sole ancora fresco 
scava maldestro dentro 
la mia anima, e trova
solo pessima poesia
così le giornate traboccano 
di cose e parole talmente inutili
da sfiorare il divino,
ho messo comunque alcune panche
lungo la grande navata, 
sia mai qualcuno avesse voglia
di ascoltare un’altra inutile omelia
tanto per farci compagnia

lostinsemaphoro

certe volte, durante il giorno,

mi appari come fossi reale,

col tuo sguardo basso,

di quando non mi guardi e

neanche a quello so resistere,

e il tuo pensiero 

mi accappona la pelle

come l’ultima eclissi della mia vita

e sorrido al semaforo di turno

manco ci fossero i tuoi occhi

a farmi partire con un occhiolino…

poi qualcuno suona il clacson

e parto, verso quel posto 

che mi conosce già perduto

E mi lamento, mi lamento sempre

certe volte come per istinto
scrivo qualcosa,
poi qualcosa accade.
certe altre volte per il caso
accade qualcosa,
poi qualcosa scrivo.
e tutte le cose
ogni santa volta
sono la stessa cosa.
c’è sempre un amore
con un velo di morte
a raccontare storie,
e poi c’è una distanza,
sempre una distanza
che non riesco a misurare,
tra me e me, che
s’apre come un bisbiglio.
E mi lamento, mi lamento sempre
dell’amore trovato
dell’amore perduto
e mi lamento, mi lamento sempre
di come m’ero trovato
e poi di nuovo perduto
e mi lamento, mi lamento sempre…
Di me non resta che 
pesantezza e livore
la pesantezza del seno
ed il livore del tempo.

il mondo mi ha fatto avido la vita mi ha reso povero.

vorrei che

le mie parole 

fossero per te 

il richiamo allegro

della campana santa

di quand’ ero ragazzino 

così ho incontrato 

la tua religione 

e accorro misterioso

ad ogni palpito di sangue

fiorito sul tuo seno

il mondo mi ha fatto avido

la vita mi ha reso povero.

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