cose da dire

torna il silenzio,

esauriti i tempi dei sorrisi

e dei soliloqui a mezza bocca,

si accende lunga, quanto basta,

una notte.

uno stretto tunnel senza luci.

Delle nostre voci,

soltanto le piccole eco, 

dei nostri nomi,  un loop

sopra piatti da DJ dimenticati accesi,

cadute ormai le ultime luci della festa.

Piccole cose…

Voci dei vinili non amplificati.

Due fruscii, poco più che polveri,

rumori sottili nella luce del giorno,

perduti nel brusio del traffico.

Solo di notte emergono chiare le parole.

La stessa notte che ci separa

come un abisso di cose da dire.

Parole a vuoto

giorni di stanze chiuse 

e parole a vuoto e penombre

e raggi di sole al mattino

visti dal letto,

buoni solo a scaldare

tegole e gatti.

Io me ne sto rinchiuso

dentro una botte d’Inverno.

sobrio e terreno,

sogno e dimentico,

dimentico e sogno. 

c’è troppa morte

in ogni inizio.

C’è troppa luce

in ogni inizio.

Io me ne sto rinchiuso

in questa voce

a covare sentimento.

Vedo il mio cadavere

andarle incontro

pieno di grazia

tutto tremante.

Le sorride.

Mi sorride.

Quanti sorrisi

gesù,

nella nostra mente!

Quanti sgambetti

cristo,

in tutta questa  fretta!

Spock, curvatura massima!!!

infilo il tuo nome

nei discorsi più disparati.

mi illudo, talvolta,

nell’immensa solitudine

che dipana la notte,

caduta già la sera senza voci,

che ci sia tu a pensarmi

appoggiata alle mie labbra,

all’altro capo del filo, là,

alla fine della lunga curva

che fa il tempo,

ogni volta che ti chiamo

malsopportiamoci

un giorno forse

ci troveremo seduti

fianco a fianco

ed io no dirò niente

e tu non dirai niente,

forse i nostri silenzi

non faranno più domande,

ma fino a quel giorno

malsopportami, però sopportami,

come io malsopporto la tua assenza.

Comprendimi come un malato,

come un disabile, uno zoppo,

come un toro ferito a morte

che sogna di buttare giù l’arena

e carica i pilastri tutti i giorni,

che sempre soccombe

sotto il suo ansimare,

che nell’ l’ultimo rivolo di vita

sfoggia lo stesso sguardo dell’inizio,

che forse la bestia muore

ma non si è arresa mai.

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