stagioni

l’orizzonte è più lungo 
di una manciata di lettere, adesso,
e l’azzurro due dita meno amaro .
quello che sembrava un presagio,
la grande pietra,
si muove dentro di me
con uno stridere di corde e carrucole,
il marchingegno, sferraglia e sbuffa
zoppica si inceppa e cade.
Impara il giro della morte

finge educazione marziale
esplode con fragore infantile,
sopravvive.
il grande inverno sta perdendo colpi
sotto il richiamo di una nuova stagione,
il desiderio si è fatto frutto
nonostante l’inverno del suo dire.
cadono,adesso, tra l’erba selvatica,
dai rami, le prime mele succose,
nell’indifferenza generale.
Per me è dolce anche l’abbandono
purchè qualcosa sia vera in questo tempo.
Un nuovo vento, dicono…
prenderà corpo, entro Primavera.

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