Capii che in verità eravamo due montagne,
radicate a terra da mille fallimenti.
Ciascuno col suo peso immondo.
Ci guardavamo da lontano come miraggi
in mezzo a noi il deserto ribolliva di parole asciutte
l’aria ci fece da specchio per diverso tempo
fino a che non cambiò il vento.
l’Autunno.
La sua rugiada ha sconvolto le mie labbra assetate, e
come un colpo di fucile, un pensiero di solitudine
mi ha schiarato la mente.
la mia montagna smise di gettare l’occhio oltre il deserto
e cominciò a nutrirsi di nuovo dalle sue nuvole di piombo
a cui aveva imparato a legare i piccoli turbini di aria
che si formavano ogni qual volta il desidero la spingeva
verso il più caldo deserto.
La stagione avrebbe preso corpo lentamente,
Sapevo bene a cosa andavo incontro, non era certo il primo autunno che affrontavo…
Però l’orizzonte pareva diverso, nonostante la caducità della stagione.
Dall’altra parte della valle arrivavano profumi di pini selvatici e terra bagnata.
La nebbia ci aveva tagliati per metà gli sguardi.
l’autunno cominciava a minacciare gli alberi
con il suo occhio d’ascia lucente
e le mie braccia che furono tese per diverso tempo
cominciarono a rinsecchirsi,
a ritirarsi in accordo con la stagione incombente.
La vita ha i suoi cicli che raramente assecondano la logica.
Salii sulla cima della mia montagna, tra le nuvole,
certo che qualcosa sarebbe accaduta.
Non accadde niente per diversi giorni.
Mi accampai, feci dei miei pensieri una tenda, accesi un fuoco con i ricordi,
e mi scaldai al suono della mia voce.
Mi sentii vivo come non mai.
cominciai a sentire il mio corpo in maniera differente.
Cominciavo a somigliare alle pietre, all’erba, agli alberi.
Soffrivo lo schiaffeggio del vento sulla cima, ma resistevo,
come un pino loricato, costruii la mia corazza di sangue.
Smisi di aspettare il sole all’improvviso, le nuvole non si diradavano da giorni,
a valle nel deserto accadevano ormai cose che non mi appartenevano.
Dall’altra montagna un sordido silenzio di infrangeva contro la barriera di nuvole,
squarciato solo dai tuoni, che con il passare dei giorni, mi parevano note sempre più allegre,
accenti colorati in una natura in fermento.
Cominciava a crescere dopo tutti quei giorni, un sentimento senza precedenti,
privo di qualsiasi forma umana.
Senza aspettative, niente a che fare con la parola, con gli sguardi.
Era un sentimento egoista, cresceva, prendeva forma , mutava, scalciava…
Il desiderio di lei si stava trasformando in un mostro carnivoro, ma con discrezione certosina.
I cambiamenti hanno bisogno dei loro tempi.
Mi sentii piccolo, sempre più piccolo , sulla cima della mia montagna, fino a scomparire.
Talvolta mi pareva di osservarmi dal di fuori come fossi un sasso qualsiasi.
quasi stessi sognando..
stavo tornando alle origini.
Dopo qualche tempo dimenticai la sua montagna.
Non so come successe, ma dimenticai tutto.
Non ricordavo il perchè ero salito, ormai da mesi, sopra la cima dei mei sentimenti,
ma non mi parve una cosa stupida nemmeno per un istante.
Non ero più io. avevo abdicato a favore di quello che non ero mai riuscito ad essere.
Quando decisi di scendere dalla montagna, il freddo era ormai un ricordo lontano.
La primavera aveva spazzato via le nuvole, nel deserto cominciavano a germogliare le prime parole,
la sua montagna che non mi aveva dato notizie per due stagioni intere cominciava a ricoprirsi di fiori,
era di un verde sgragiante.
Non dissi niente, mi incamminai verso la pianura, oltrepassai il deserto senza fiatare,
arrivai in pochi giorni alle pendici della sua montagna.
Mi accampai là per diverso tempo, temporeggiavo.
Il mio fuoco colorava di rosso la notte e la mia ombra si allungava fin sopra la cima.
Decisi di scalarla di notte, senza una ragione precisa.
Impiegai tre giorni per raggiungere la cima.
Arrivai che era quasi buio, il terzo giorno, sul punto più alto.
C’era un fuoco acceso in lontananza, odorava di fiori.
Mi avvicinai e vidi lei che fissava il vuoto sopra il deserto,
in direzione della mia montagna.
Mi sentì arrivare, non si mosse, non disse niente.
Ci sono attese che esauriscono ogni discorso.
Mi misi a sedere di fianco a lei.
Per diverse ore non incrociammo lo sguardo, non era necessario.
Guardammo per molto tempo il deserto, aprirsi sotto di noi,
e tutte quelle parole, ci sembrarono uno spreco.
La mia montagna era fiorita di nuovo…
ed io sentivo fiori spuntarmi dalla bocca e l’erba che mi solleticava il collo.