Dal Romanzo Inesistente di Bibappa:
“Incontri Distanziati Del Quarto tipo”
Cap VII
“La massima espressione della natura.”
Certe volte il desiderio prendeva il sopravvento,
allora serravo la mascella per qualche secondo e
mi mordevo il labbro. Usavo parole forti
e queste scalciavano e mordevano come selvaggi
pronti alla guerra.
Per conquistarla adoperavo alla lettera la mia tattica prediletta
che poi era esattamente quella di non avere alcuna tattica.
Improvvisavo, alla mia maniera.Ero un disastro…
Così,dopo qualche poco, lei si allontanava…
Non mi considerava per qualche tempo ed io
rimandavo i patemi all’incontro successivo.
Forse non ero ancora pronto, e a volte pensavo
che non lo sarei mai stato.
Se fosse stata qualsiasi altra donna,
le avrei mostrato la mia destrezza nel corteggiamento,
avrei messo in mostra le mie sicurezze,
l’avrei fatta ridere delle mie trovate idiote,
sarei stato sempre brillante e piacevole,ma
con lei non ce la facevo,dopo un poco mi perdevo,
andavo in loop,mi smarrivo sulle sue labbra
manco fossero le ultime onde buone della stagione
e la mia lingua una tavola da surf arenata sulla spiaggia.
La deisderavo più di ogni altra cosa.
Quando le cose avevano un certo spessore,
preferivo mostrare subito la mia pochezza.
Avevo fede nel naturale crescendo rossiniano
che la mia vita speravo custodisse segretamente.
Ero conscio che in questo modo avrei comunque
avuto scarsissime possibilità di successo.
Era come gettare una rondine allevata in cattività
dal balcone di casa e sperare, dita incrociate,
che la natura facesse il suo corso.
Ciò, da una parte mi sollevava,
poichè avevo trascorso anni a costruire la mia singolarità
avevo ormai raggiunto un discreto equilibrio che si reggeva
a meraviglia tra amori lunghi una notte,
e notti intere lunghe un bancone.
Lei avrebbe mandato tutto in malora,
le mie piccole certezze da single
sarebbero andate in frantumi al primo bacio.
Non c’erano cazzi,La temevo.
Mi sentivo un animale in gabbia.
E come non mi accadeva ormai da molto tempo,
non avevo neanche intenzione di portarmela a letto,
o meglio,…non subito.
Certo le sue gambe me le sognavo la notte,
e le sue mani parevano unità di misura dello spazio,
e che dire del suo seno e del suo culo,
Bach non sarebbe stato capace di comporre niente
di neanche lontanamente paragonabile.
Anche se, quello che davvero mi faceva impazzire,
era il suo naso,piccolo,fiero e leggermente schiacciato,
il pezzo mancante della Sfinge,una scultura minuta di sabbia dorata,
racchiudeva dentro se,e di questo ne ero certo, il mistero imperscrutabile di Fibonacci.
Era la massima espressione della natura.