Dal Romanzo Inesistente “Incontri Distanziati Del Quarto tipo” Cap VIIII “Torna”

Dal Romanzo Inesistente “Incontri Distanziati Del Quarto tipo”

Cap VIIII

“TORNA”

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“!torna da me!”,

le dissi

rivolgendomi

alla piazza

da sopra al mio balcone

con un filo di voce,

torna!

ripetevo

fissando il margine 

all’altro lato della piazza,

l’insagna del vecchio ristorante cinese

era il massimo dell’esotismo

che si concedeva il mio sguardo,

mentre i miei pensieri

erano ancora perduti

nella forseta si mangrovie

che si nascondeva 

tra suoi capelli,

e le mie parole in trappola,

erano rimaste là 

impantanate in quel fango argilloso

che sono i baci d’Estate.

Ero acceso in modalità provvisoria

e mi pareva di poter dire

soltanto

“torna”!

Il mio screen saver.

La piazza accolse la sera

come tutti gli altri giorni,

chè le pietre 

non si sconvolgono per tanto poco,

ma una luce sinistra

si era distesa sui marmi

come una nostalgia,

un velo fresco  e rossastro,

un plaid tiepido 

come una sedia appena abbandonata

avrebbe fatto da tappeto,

al pic nic della serata,

anche se onestamente

avrei preferito la nuda pietra

così da lavorarla come un macellaio

per poi ingozzarmi  della sua assenza.

Dal Romanzo Inesistente “Incontri Distanziati Del Quarto tipo” Cap VII “il suo naso”

Dal Romanzo Inesistente di Bibappa:

“Incontri Distanziati Del Quarto tipo”

Cap VII

“La massima espressione della natura.”

Certe volte il desiderio prendeva il sopravvento,

allora serravo la mascella per qualche secondo e

mi mordevo il labbro. Usavo parole forti

e queste scalciavano e mordevano come selvaggi

pronti alla guerra.

Per conquistarla adoperavo alla lettera la mia tattica prediletta

che poi era esattamente quella di non avere alcuna tattica.

Improvvisavo, alla mia maniera.Ero un disastro…

Così,dopo qualche poco, lei si allontanava…

Non mi considerava per qualche tempo ed io 

rimandavo i  patemi all’incontro successivo.

Forse non ero ancora pronto, e a volte pensavo

che non lo sarei mai stato.

Se fosse stata qualsiasi altra donna,

le avrei mostrato la mia destrezza nel corteggiamento,

avrei messo in mostra le mie sicurezze,

l’avrei fatta ridere delle mie trovate idiote,

sarei stato sempre brillante e piacevole,ma

con lei non ce la facevo,dopo un poco mi perdevo,

andavo in loop,mi smarrivo sulle sue labbra

manco fossero le ultime onde buone della stagione

e la mia lingua una tavola da surf arenata sulla spiaggia.

La deisderavo più di ogni altra cosa.

Quando le cose avevano un certo spessore,

preferivo mostrare subito la mia pochezza.

Avevo fede nel naturale crescendo rossiniano 

che la mia vita speravo custodisse segretamente.

Ero conscio che in questo modo avrei comunque

avuto scarsissime possibilità di successo.

Era come gettare una rondine allevata in cattività

dal balcone di casa e sperare, dita incrociate,

che la natura facesse il suo corso.

Ciò, da una parte mi sollevava,

poichè avevo trascorso anni a costruire la mia singolarità

avevo ormai raggiunto un discreto equilibrio che si reggeva

a meraviglia  tra amori lunghi una notte,

e notti intere lunghe un bancone.

Lei avrebbe mandato tutto in malora,

le mie piccole certezze da single

sarebbero andate in frantumi al primo bacio. 

Non c’erano cazzi,La temevo.

Mi sentivo un animale in gabbia.

E come non mi accadeva ormai da molto tempo,

non avevo neanche intenzione di portarmela a letto,

o meglio,…non subito.

Certo le sue gambe me le sognavo la notte,

e le sue mani parevano unità di misura dello spazio,

e che dire del suo seno e del suo culo,

Bach non sarebbe stato capace di comporre niente 

di neanche lontanamente paragonabile.

Anche se, quello che davvero mi faceva impazzire,

era il suo naso,piccolo,fiero  e leggermente schiacciato,

il pezzo mancante della Sfinge,una scultura minuta di sabbia dorata,

racchiudeva dentro se,e di questo ne ero certo, il mistero imperscrutabile di Fibonacci.

Era la massima espressione della natura.

Perdonami

Perdona,se puoi, giovane vita

la mia inquieta spontaneità,

ma ci sono momenti in cui vorrei tutto

e tu sei così lotana…

e la mia anima urla un cuore  selvaggio,

e la mia voce canta canzoni di guerra

il mio desiderio è un mulino a vento

ed io sempre sconfitto.

Risveglio.

il sole pesa sulla tapparella forata
la gonfia come una vela 
ed entrano in camera
spaghetti di luce calda
fumanti di pulviscolo
si mischiano come sguardi al mio sangue
che scorre pigro al mattino, nelle vene,
come un serpente rosso e mansueto
al risveglio dall’ultimo letargo.
Asciugo la prima goccia di sudore 
un vagito mi esce dalle profondità del mare
metto in moto le ossa ed il corpo si muove
per un istante mi vedo morto e disteso
poi ritorno in me,sereno,ed è
come rientrare in un’auto parcheggiata di notte 
con l’intimo timore che l’avessero rubata.

La paura fa novanta , ma l’amore cento perchè è truccato

Dall’ultimo Romanzo inesistente Di Bibappa:

“La paura fa novanta , ma l’amore cento perchè è truccato “ :

Mon mi piaceva farmi fotografare da sconosciuti,
mi sentivo come un indigeno dell’Amazzonia centrale,
solo più pallido e vestito,
temevo anch’io che le foto mi rubassero l’anima.
Esistono paure che non superiamo mai
e che ci accomunano agli altri esseri umani
più di qualsiasi collante sociologico.
E’ la paura a tenerci tutti quanti insieme
come la radiazione di fondo dell’universo
ci permea senza distinzioni di sorta,
e ci lega gli uni agli altri
come in una panacea di terrore…

Sottolineatori.

sono anni che non sottolineo più alcuna parola

i libri sono  altari senza dio

si reggono su equilibri a volte incomprensibili,

ma nessuno dovrebbe aspettarsi

di lasciare un segno sopra il foglio 

e quindi ritrovare intatte le parole.

Cerchieresti mai, col pennello,

di un quadro, i particolari 

che più ti hanno colpito?

Voglio guardarti.

voglio guardarti come l’ uomo solo 
che si innamora, naturalmente,
della leonessa affamata 
nell’incendio della savana,
voglio vedere le tue gambe nude
danzare feline i passi dell’amore
al mattino,indovinare i tuoi pensieri,
mentre abbandoni l’oblio della notte
per concederti al miracolo dell’alba,
quando il tuo viso indossa la voce
come un vestito da sera
pieno di brillanti lucenti
sopra un fondo ancora oscuro.

Eccessi.

se fossi davvero sincero

nello scrivere le mie poesie

scriverei di una nostalgia terrificante

fatta di mille veli di solitudini

sottili e morbidi al tatto

ma pesanti come un macigno

in assenza di vento.

Altre volte scriverei

di felicità senza nomi

fatte di mattine e di albe

e di camminate a notte fonda

umane,e quindi senza amore

profonde come il sentimento più nascosto

fresche come una pesca

alla fine di una corsa.

La mia poesia esiste solo negli eccessi

anche quando scrivo della normalità

si tratta comunque  di un eccesso di normalità.

La mia rivoluzione a colpi di Grazie.

Un tempo tenevo i sentimenti chiusi
in una stanza di pietra,seppure
il mio cuore fosse lo stesso di adesso,
la paura inchiodava i miei abbracci
ad invisibili tavoloni di legno
come agli assi della croce di Cristo.
Una donna su tutte si è immolata per la mia libertà
il suo culo era sincero e la sua bocca sempre dolce
e mi insegnò a camminare per i prati 
senza temere la maestosità dei fiori.
Adesso, quelle poche volte che ci sentiamo
non riesco a trattenere la mia riconoscenza,
poichè ero muto e adesso so parlare.

NOstalgie

ovunque mi giri, stanotte,

vedo soltanto solitudini,

un senegalese ubriaco

vomita sotto al mio balcone,

una coppia incrocia le vite

sulla panca di marmo 

al centro della piazza,

ai tavoli del bar 

la gente parla e 

fa un rumore di bicchieri,

nessun gatto

ad attorcigliare la coda

ai piedi delle sedie,

le loro risate odorano

di pelle fresca di concia

e tabacco ancora umido,

mentre l’eco ha steso un tappeto

di lino ai miei pensieri,

e loro cantano supini

braccia conserte a mezzanotte,

puntuali,la nostalgia del giorno.

Ad esempio il vecchio Buk,Piero Ciampi e compagnia bella..

C’è gente con talmente tanto pudore
che quando si accorge di aver sentito intimamente la poesia,
ha poi bisogno di ricoprirla di schifezze per riportarla 
in una dimensione più umana,
sdrammatizzare in qualsiasi maniera possibile,
quasi come se si vergognassero
di aver visto così naturalmente la vita,
come se avessero spiato l’anima dallo spioncino della serratura
l’attimo prima che crollasse il palazzo intero.

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