Oggi camminavo lungo il corso,
alle 8 di mattina gli occhi
incispati dal freddo
pungono come spilli
sulle punte delle dita,
la recessione ristagna
negli addobbi natalizi, e
siamo tutti più vecchi,
a Natale.
Ho provato a rincuorarmi
alzando gli occhi al sole,
ma ho incrociato le mie ali
con quelle dei piccioni,
i topi del cielo.
“Potrebbe piovere” avrebbe detto Igor.
sorriso…
Me la cavo sempre così,col sorriso.
La strada era fredda, ed
il caffè non sempre basta a tenere
gli occhi aperti.
Alcuni si preoccupano per gli esami,
io ero afflitto dalla recessione
che ristagna
in ogni pallina colorata.
Un passo nel viale
tra colori tagliati male dal freddo,
il sorriso della barista bella,
fresco come le arance ammuchiate
nella fruttiera del banco,
gli occhi dei Dejo,e le sue monetine,
i suoi cani educati,
i colli di pelliccia issati come scudi,
i guanti,i vigilanti soldatini avanti alle banche
con le mani ancora calde di latte,
i ponti che mai si sporcano di fiume,
il loro balzo antico e aristocratico,
tutte le nostre vite, in coda ad un semaforo,
altre luci per addobbare le attese.
I colori che adoperiamo per addolcire la vita,
sono rigonfi dei sogni che abbiamo messo in disparte,
guardare le luci intermittenti,
è strizzare l’occhio ai desideri perduti,
mi guardo intorno e vacillo
sotto il peso delle rassegnazioni,
poi penso ad Igor,
e sorrido, ancora.
