quasi Natale.

ho il petto gonfio

dei giorni d’autunno,

seduto al bar della stazione

il mio sguardo cammina le foglie

spettinate dal vento

sopra le cime degli alberi,

il tuo nome l’ho scritto sulla carta

e riposa al caldo della tasca,

da qui il mondo è più bello,

la gente compra i primi regali,

e sorride, occhi lucidi

raggirata dai pensieri.

Le stazioni sono il fondo del mondo,

qui siamo arrivati,

e da qui ripartiremo, un giorno.

Passiamo da una vita avanti a queste mura,

alcuni ci restano,con dolore,

inchiodati con la lingua 

alle sedie delle sale di attesa

dai sorsi della sete,

e non siamo poi così diversi.

Da qui tutto è più bello.

Bambini abbracciano padri,

i giornalai non conoscono il tuo nome,

la fontana nella piazza 

suona sempre la stessa musica,

e pure qualcuno si ferma ancora ad ascoltare.

Da questo vetro che gronda condensa

come i vecchi treni che inettavano speranze,

la vita sembra più bella

ed il tuo nome in tasca,

scalda più del mio giaccone.

Quest’anno ti comprerò un regalo

le mie parole si accenderanno come luci

e gli occhi lucidi saranno specchi

e brillerai per un istante

e si perderà nell’ombra la tua voce

nella vertigine di un abbraccio.

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L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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