Dalla raccolta inesistente : Cronache di libertà. : La caduta

I giorni ci cadevano addosso come balle di cotone,ne sentivi il peso e non ti sfregiavano il viso nell’immediato.Poi, buongiorno dopo buongiorno, cominciammo a sanguinare.Chi dal naso,chi dalle ginocchia,i più sfortunati sanguinavano dall’interno,dal fegato,dallo stomaco… e quando se ne accorgevano era, normai, troppo tardi.Quella palla di gioie bianca e azzurra che ci pareva il mondo dei sei anni,sembrava aver conservato intatti tutti i colori,ma col tempo cominciarno a mutare gli odori,e con essi i pensieri.Nelle periferiedei nostri sentimenti,come delle città,cominciò a farsi largo l’odore acre delle fogne.I tubi nel sottosuolo davano rifugio ai topi di malaffare esiliati dalle campagne e sottoterra cominciò a fermentare il rancore e quindi la rabbia,come un’epidemia si diffuse in superficie.Silenziosa,mischiata all’olezzo dei desideri marciti,si insinuò nei nostri corpi come un parassita,come nelle più classiche delle possessioni demoniache.Gli occhi si colorarono di giallo nicotina ed i nasi si riempirono di polveri.Fu così che cominciammo a non guardarci indietro.Sentivamo il rumore sordo degli amici al tappeto,senza l’avvertimento del gong.I più fortunati gettarono la spugna, o qualcuno la gettò per loro.Io non ero tra i fortunati.Continuai a camminare fingendo la vita per chissà quanto tempo,ho tentato di correggere la vita con ogni mezzo a mia disposizoione.All’inizio le cose andarono bene,sembrava il mondo , un posto meno oscuro.Poi, col tempo, i giorni cominciarono a pigiare sui miei pochi desideri rimasti in vita fino a farne pastella per cani.Quando mi accorsi,in un istante di lucidità,cosa mi era accaduto,decisi di uscire dall’ingranaggio.Raccolsi i pochi spiccioli che avevo nelle tasche e salii all’ultimo piano della torre più alta della città.Lasciai cadere dapprima le monete,sarebbero state il mio gong.Che annunciassero la mia caduta,pensai,il re aveva abdigato.Sentivo il boato trionfale del pubblico in delirio che faceva capannello sotto la pila di cemento.Pochi istanti dopo,salltai verso l’alto, in avanti,nel vuoto.Sapevo che molti suicidi si consumano prima di toccare il suolo,il cuore non regge la caduta, e si finisce al suolo già privi di sensi.Per me non fu così.Il cuore pareva mi schizzasse via dal petto,ma resse eccome.Fino all’ultimo istante,sentii la folla ed il loro grugnire di telecamere.Quando toccai terra, non sentii niente,solo un rumore, lo stesso identico rumore dei giorni che batteva sulle nostre vite.Il mostro genera un mostro,pensai…Il mostro mi aveva tolto tutto da prima che io nascessi.Ero nato solo e per la spietata coerenza di questo mondo,ero finito da solo.Tradire le aspettative fu un lusso che non potei permettermi.Dalla mia carne alla mia carne,avevo chiuso un ciclo.Mi frantumai sul cemento come da programma.qualcuno vomitò.
“La libertà è un concetto relativo.”,recitava il foglio di carta bianca che avevo appallottolato nei jeans.

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