Ciel suspett’ ( “cielo minaccioso” poesia in vernacolo lucano)

ciel suspett’

i nuvol s’avascian fin n’front’

e quann se fa scur u quart r’ ora

po ropp’ , quasi semp’ scura e chiov’.

E tu,na vota, m guardav’ 

ra dduret ai vitr’ r’ a fnestra

e cu ‘na voce arripicchiata  m’ riciv’ :

Nunn’assì , nun vir ca è suspett’?

e allora n’faccia  m’ stampav nu sorris,

biond’ e strunz cumm i culur r’ i sei ann’

e po’ scappavo mienz a via cumm ai pirat’

e tu,felice m’ m’alluccav’ e m’ guardav’ 

cumm ao nipot sott’ a l’acqua u ver’ u nonn’.

Romanticume.

Si spengono le luci della notte,

per lasciare spazio ai bagliori

dei bus,che ancora prima del sole,

scaldano i motori e aprono

le porte al vento fresco del mattino,

solitari borbottano e tremano 

la solitudine arancione  dei  loro autisti,

ancora piegati sui caffè oscuri e profondi

delle colazioni al bar .

Un tunisino ruba uno scooter bianco

e si invola senza freni verso il paraurti di una Panda

nera come la notte che è passata,

poi zoppicando si perde tra i negozi dei cinesi ancora chiusi,

scompare inghiottito dalla notte 

come l’ultimo sorso di vino sul fondo del barile.

Due prostitute che si abbracciano,sono

un colpo al cuore delle cinque del mattino.

I tuoi occhi stanchi riposano sul palmo asciutto

dei miei pensieri,e la mia mano si stringe

come un pugno serrato verso terra,

come a stringere fra i denti una parola,

come il morso sul collo che non ha lasciato segno,

la città mi ha steso un brivido avanti agli occhi,

come il tappeto rosso delle grandi occasioni,

mi accompagna fino al sonno antistaminico di Giugno,

e non c’è mai un testimone credibile

quando torni a casa al passo dei Re.

Solo puttane,ladri e la solitudine dei pullmann

che tremano mimetici d’arancio 

atterriti dal sorgere del sole.

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