Falcone e Borsellino.

Ero ubriaco sul pullman

del secondo liceo,

verso Palermo.

Quella che poi sarebbe

diventata la mia fidanzata storica,

mi leggeva frammenti di “Pancreas”,

“trapianto del libro cuore” e sorrideva,

mentre la barriera si colorava di rosso,

a pochi chilometri da Capaci,

avevo già smesso di ridere…

Mi ricordai di quando alle medie,

scoppiai in una risata isterica

durante il minuto di raccoglimento

e non capivo.

Mentre adesso sentivo

un crampo allo stomaco,

a stento trattenevo le lacrime,

Gaia mi leggeva parole che non avevano più peso,

e mi fissava,

tutti gli occhi della platea

sotto al palco delle medie,

mi fissavano.

Niente aveva peso,

fluttuavo sul sedile

inchiodato per lo stomaco

ai loro occhi.

Il guard rail rosso pareva adesso

una infinità di sangue,

ero sbronzo,

mi stavo innamorando,

ed avevo appena compreso 

di essere un coglione.

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L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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