Aprile.

la primavera cresce

dentro la mia bocca

come una spuma di parole,

da abbellire 

come le calligrafie

degli otto anni,

delle righe sottili,

dei quaderni Pigna

della terza elementare;

il verde prato al vento

color banco di scuola,

il legno sottile dei seggiolini

e del loro scricchiolare

sotto ai nostri pochi chili di culo

senza peli.

cammino la strada di adesso

con tremende fitte alle ossa,

male articolo i movimenti ,

e le parole sono quelle

di chi ha giocato troppo

con i piedi,

senza curarsi sempre dei pensieri,

la strada si fa sempre più bianca

se cammini contro il sole, 

e gli occhiali scuri

aiutano fino a un certo punto.

le  calze di nylon

che hai lasciato in fretta,

sopra la spalliera 

della sedia rossa

della mia stanza,

sono l’abbraccio freddo

del tempo che ritorna

ad ogni Aprile,

lasciale là, ti dissi,

andiamo…,

svestirsi al sole

ha sempre il gusto

della riconquista

di una libertà rubata.

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L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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